Istruzioni per l'uso

Un buon modo per farsi un'idea dell'argomento trattato in questo blog è visionare il documentario "La Moneta come Debito". Per chi volesse approfondire ho stilato una breve lista di fonti sugli argomenti signoraggio/sovranità monetaria. La potete trovare nel post "Bibliografia Essenziale". L'elenco è in costante aggiornamento.

I commenti non sono moderati, siete liberi di esprimervi nel modo che ritenete più opportuno. Ognuno è responsabile del suo pensiero, io rispondo solo delle parole scritte di mio pugno.

Benvenuti,
(ersandro@gmail.com)

Prima di esprimere qualunque dubbio o giudizio vi consiglio di leggere i seguenti post. Potreste trovare le risposte alle vostre domande.

F.a.q.-Parte Prima (Le banche commerciali emettono moneta?)
F.a.q.-Parte Seconda (Da dove prende valore la moneta?)
F.a.q.-Parte Terza (Esiste una soluzione?)

sabato 26 aprile 2008

Per chiarirsi le idee

A volte bisogna fermarsi a guardare i fatti, altrimenti la mente rischia di perdersi.
Non c'è lotta al banchiere che tenga, dobbiamo ricordarci che l'obiettivo finale è sempre l'essere umano.

mercoledì 23 aprile 2008

Le monete complementari e quelle sostitutive

Forse qualcuno di voi già conosce questi strumenti, nel caso in cui non ne abbiate mai sentito parlare cercherò di spiegare brevemente di cosa si tratta.

Ormai da diversi anni in Europa, e di recente anche in Italia, la perdita del potere d'acquisto dell'euro ha fatto sì che, all'interno di realtà locali, le persone abbiano iniziato a correre ai ripari. Il metodo per proteggersi dall'inflazione che ha riscosso più successo consiste nella creazione di distretti in cui circoli, insieme all'euro, un altra valuta valida solo per coloro che aderiscono all'iniziativa. In Italia la moneta complementare più famosa e diffusa è, indubbiamente, lo SCEC di Napoli e provincia e per questo motivo lo utilizzerò per i seguenti esempi.

Il meccanismo funziona in questo modo: una volta iscritti all'Associazione Masaniello, si ottiene il diritto a ritirare una quota in SCEC (per adesso 100). Questi "buoni" o "sconti" (come amano chiamarli gli stessi che li hanno ideati) possono essere utilizzati, presso gli esercizi aderenti al circuito, per pagare il 20% degli acquisti con un cambio pari a uno SCEC per un euro.

Facciamo un esempio: io socio cerco, nell'elenco presente su internet, un alimentari che faccia parte dell'Associazione Masaniello, vado a fare la spesa e mi viene presentato uno scontrino da 100€. Invece di pagare tutta la cifra, mi viene data la possibilità di dare all'esercente 20 SCEC, e di pagare, quindi solo 80€. Dato che gli SCEC vengono messi in circolazione gratuitamente vuol dire che ottengo uno sconto netto dl 20%. Anche il negoziante ha un vantaggio poiché, oltre a fidelizzare il cliente, ha la possibilità di rispendere gli SCEC presso un qualunque altro esercizio, o privato, aderente.

Fin qui tutto molto bello, ed anche conveniente. Ma come si configura questo strumento se lo inquadriamo nell'ambito del signoraggio?

A ben vedere, l'unico effetto delle monete complementari è quello di aumentare il potere d'acquisto degli euro. Nell'esempio precedente abbiamo visto che 80€ possono acquistare 100€ di merce. Allo stesso modo, ammesso e non concesso di avere la disponibilità di SCEC, 800€ comprano per 1000, e via dicendo.

Il risultato finale, vista la situazione di difficoltà che sta passando il sistema economico, non è una minore circolazione di euro, ma una maggiore circolazione di merci e servizi. Per tornare all'esempio precedente, i 20€ risparmiati non fanno differenza per il banchiere, dato che alla fine del mese li avrò spesi presso qualche altro esercizio. Io percepirò un miglioramento della mia condizione, dato che avrò accesso ad un maggior quantitativo di beni, ma nell'ottica della guerra all'attuale sistema bancario quest'ultimo non viene minimamente scalfito.

Spesso ho citato il prof. Auriti e l'esperimento del SIMEC. Paragonando gli effetti di una moneta complementare con quelli di una sostitutiva (quale era il SIMEC) si possono notare subito le differenze. L'unico limite all'utilizzo del SIMEC era la fiducia che vi veniva riposta, e quindi il valore che la comunità vi induceva. Per avere i SIMEC bisognava rinunciare alle Lire. Chi utilizzava quella valuta aveva deciso di non fare più affidamento ad una moneta-debito, liberandosi effettivamente dal giogo del sistema bancario creando una nuova moneta-proprietà. Chi utilizza lo SCEC non smette di usare le banconote indebitate, e non vi rinuncia, anzi, aumentandone il potere d'acquisto dimostra di considerarle come portatrici di valore.

C'è un altro elemento che mi insospettisce: come mai, sebbene il fatto di avere creato le monete complementari dimostri inconfutabilmente che conoscono bene l'argomento, gli ideatori di queste iniziative si guardano bene dal parlare di signoraggio? Come mai, nonostante le varie interviste che sono state fatte, anche a livello televisivo, ai fondatori dell'Associazione Masaniello, non è mai venuta fuori la questione del debito pubblico? E come mai l'esperimento del SIMEC, seguito anche a livello internazionale, si è concluso con un intervento della Guardia di Finanza ed un processo al prof. Auriti, mentre nessun "potere forte" si preoccupa delle monete complementari? Infine, perché continuano a chiamarli sconti quando sono vere e proprie monete? Forse cercano di non far capire alle persone i veri termini del problema?

Ho parlato con persone che, entusiaste di questi progetti, mi hanno detto che secondo loro questa è solo una strategia per ampliare la base di persone che utilizza tali strumenti per poi dare il colpo di grazia al sistema bancario. Ma allora mi chiedo il motivo per cui le regole imposte dai loro creatori sembrano indirizzate a far rimanere l'utilizzo degli SCEC un fenomeno limitato (pagamento al 20% effettuabile solo tra gli associati). Il SIMEC non aveva limiti di sorta alla sua circolazione.

Lo SCEC, o chi per lui, non è la soluzione al problema. Può essere un buon palliativo, ma non aiuterà ad evitare la crisi.

Non me ne vogliano i sostenitori delle monete complementari, restano comunque uno strumento utile e che può aiutare sensibilmente a sbarcare il lunario, ma se non vengono utilizzate per aumentare la consapevolezza del "popolino" sulle questioni veramente importanti resteranno delle iniziative isolate.

Il nostro sistema economico ha un tumore al cervello, non possiamo sperare di guarirlo con le pillole per il mal di testa.

lunedì 21 aprile 2008

Una vita contro

Sono un pacifista anche se non di quelli che mettono la bandiera alla finestra. Appartengo alla schiera di persone che evita direttamente il contrasto. Non mi piace discutere, figuriamoci litigare.

Gradisco il confronto in quanto tale, non quando la finalità è quella di convincere della validità della mia opinione l'interlocutore, ma quando mi aiuta a conoscere nuovi punti di vista, anche se non ho intenzione di aderirvi. In realtà è molto difficile che qualcuno riesca a farmi cambiare idea solo discutendo. E' molto più probabile che il cambiamento avvenga in seguito, quando ho ben riflettuto su quello che mi è stato detto ed ho avuto modo di interiorizzare il messaggio.

Rispetto le singole individualità e per questo motivo non cercherò mai di imporre il mio pensiero. Nel bene e nel male l'omologazione mi ripugna.

Cerco sempre di capire il mio interlocutore. Come è possibile comprendere un pensiero o un'affermazione se non ci si sforza di comprendere il percorso che ha seguito la mente che li ha elaborati? Ritengo che non sia possibile giudicare un'affermazione se non viene prima contestualizzata.

Facciamo un esempio. E' pensiero comune che colpire qualcuno sia un'azione cattiva. Posso essere d'accordo se il gesto viene compiuto con una finalità dettata dalla volontà di prevaricazione, e quindi lo scopo sia quello di ottenere un beneficio che non si riesce ad avere in altro modo. Ma se una ragazza venisse molestata di fronte a me, che sono un ragazzone grande e grosso e che pratico arti marziali fin da quando ero bambino, sarei cattivo o ingiusto nel momento in cui dovessi intervenire colpendo l'aggressore?

E' chiaro che voglio essere provocatorio, ma l'esempio serve solo a far capire che è impossibile catalogare le azioni ed i pensieri etichettandoli come giusti o sbagliati se li estrapoliamo dal contesto che gli ha dato vita.

E' questo il motivo per cui non giudico mai nessuno, o almeno ci provo. Farlo richiederebbe la capacità di comprendere nel profondo i processi mentali di un altro individuo, e dato che sono convinto che ogni essere umano è unico ed insostituibile, non penso di poterlo fare. Certo, la convivenza civile richiede di punire gli atteggiamenti più estremi per salvaguardare la comunità, ma spesso vedo la gente che troppo facilmente etichetta il prossimo credendo di poterlo giudicare secondo i propri parametri.

E' quello che capita spesso alle persone come me. La società in cui viviamo prevede solo un possibile esito per il confronto tra due persone: la vittoria di uno e la sconfitta dell'altro. Per questo motivo quando parlo con qualcuno di signoraggio o della mia visione della vita, chi ho di fronte pensa subito che la mia sia una critica indiretta nei suoi confronti e che il mio fine sia di convincerlo dell'infondatezza dei suoi valori per fargli abbracciare i miei. E' rarissimo che qualcuno cerchi di capire il mio punto di vista o il perché io dica certe cose. Se lo facesse comprenderebbe che io non desidero convincere nessuno, voglio solo condividere il mio pensiero.

Ecco perché, nonostante io non voglia mettermi contro nessuno, spesso le persone si mettono contro di me. Vivendo i miei discorsi come un attacco, coloro con cui parlo cercano di difendersi nell'unico modo che conoscono, cioè attaccandomi a loro volta. Ma cosa potrei ottenere dal diverbio? Nulla, convincere qualcuno dei miei argomenti con la forza è, per me, una sconfitta.

Sono sicuro delle mie opinioni, non ho bisogno degli apprezzamenti degli altri per sentirmi a mio agio, e per questo sono immune agli attacchi. Sorrido pensando che in fondo "la ragione è dei fessi".

E' questo il motivo per cui accetto con il sorriso la mia "vita contro".

domenica 13 aprile 2008

Vot'Antonio

Aggiornamento dell'ultimo minuto.

Ho constato che il modo migliore per attuare l'astensionismo attivo consiste nel fare riferimento alla circolare interna numero 43 per quanto riguarda il rifiuto delle schede, e all'art. 104 della legge elettorale per la verbalizzazione della procedura.

Per farsi verbalizzare il rifiuto bisogna strutturarlo in questi termini:

"non voglio votare per (motivo x), ma allo stesso tempo non voglio che la mia scheda rientri nel premio di maggioranza".

E' richiesta la forma scritta.

In questo modo il rifiuto ha la forma di una lamentela nei riguardi dell'attuale sistema elettorale.

Le schede rifiutate devono essere firmate da tutti gli scrutatori (almeno da me hanno fatto così).

Alla faccia di chi diceva che non era possibile.

sabato 12 aprile 2008

Il momento è catartico

Un noto comico di Zelig iniziava ogni suo pezzo con questa frase. Ma cosa vuol dire catarsi?

Dice il dizionario: dal greco Katarsis, è un termine utilizzato per indicare la cerimonia di purificazione che si ritrova in diverse concezioni religiose ed in rituali magici che prescrivevano di solito il sacrificio di un capro espiatorio.

Gli ambiti in cui questa parola era, ed è tuttora, utilizzata non riguardano solo la sfera religiosa, ma, curiosamente anche quella medica e teatrale. Se, infatti, un medico può utilizzare questo termine per definire il processo di evacuazione che segue un lungo periodo di costipazione, allo stesso tempo leggiamo nei libri di letteratura che i tragediografi dell'antichità ponevano la catarsi dello spettatore come il fine principe della rappresentazione.

Assistendo agli eventi narrati lo spettatore vive una specie di "transfer" nei riguardi dei personaggi e riesce, così, a sfogare le sue emozioni più profonde. Nel caso della tragedia il protagonista interpreta la parte del capro espiatorio, pecca e viene punito al posto di chi assiste alla rappresentazione.

E' lo stesso concetto espresso dai Vangeli quando affermano che Gesù è morto per espiare i nostri peccati.

Il processo catartico richiede una definizione netta dei ruoli. La purificazione del soggetto avviene proprio perché non è lui a vivere direttamente il dramma, ma lo sperimenta attraverso l'attore. Usciti dal teatro si è liberi di riprendere la propria vita più leggeri, svuotati, se non della totalità, almeno di una parte della negatività accumulata.

E' proprio questa separazione che viene meno nel "teatrino" della politica. I mass media fanno di tutto perché il cittadino si senta continuamente non solo partecipe, ma anche responsabile di ciò che succede al Governo. Ed ecco che la catarsi si interrompe. Il politico non si assume le responsabilità dei votanti, in modo da alleggerirli dal peso delle decisioni, ma cerca di coinvolgere gli individui in modo da poter scaricare il biasimo su di loro.

Ormai il ragionamento è questo: se un politico decide a vanvera non gli si può dire nulla. In fondo se è stato eletto è perché la maggioranza dei cittadini lo ha votato.

Non fatevi abbindolare. Non appassionatevi ai conflitti creati a tavolino. E' solo un modo per derubarvi delle delle vostre energie, per attirare l'attenzione su questioni che vi degradano in quanto esseri umani.

L'unico modo per vivere felici è dedicarsi alle attività che ci rendono sereni. La prossima volta che vi trovate di fronte ad un dibattito politico trasmesso in tv, staccate la spina e dedicatevi un po' di tempo. Nessun politico conta per il vostro benessere più di voi stessi.

mercoledì 2 aprile 2008

Laurea!

Signore e Signori,
il giorno 10 di Aprile, presso la facoltà di Economia "Federico Caffè" dell'Università degli Sudi di Roma Tre sita in via Silvio D'Amico, alle ore 9:30, il sottoscritto discuterà la sua tesi all'interno dell'aula 3.

Una volta dottore specialista nessuno potrà dire che parlo di signoraggio senza cognizione di causa.

Ovviamente le porte sono aperte e siete tutti invitati.

martedì 1 aprile 2008

Intervallo

Scusate se in questo periodo non mi sto facendo vivo. La tesi si avvicina e gli impegni si accavallano. Ci si sente presto con un bel post su Auriti e l'esperimento del Simec.

Saluti.