Istruzioni per l'uso

Un buon modo per farsi un'idea dell'argomento trattato in questo blog è visionare il documentario "La Moneta come Debito". Per chi volesse approfondire ho stilato una breve lista di fonti sugli argomenti signoraggio/sovranità monetaria. La potete trovare nel post "Bibliografia Essenziale". L'elenco è in costante aggiornamento.

I commenti non sono moderati, siete liberi di esprimervi nel modo che ritenete più opportuno. Ognuno è responsabile del suo pensiero, io rispondo solo delle parole scritte di mio pugno.

Benvenuti,
(ersandro@gmail.com)

Prima di esprimere qualunque dubbio o giudizio vi consiglio di leggere i seguenti post. Potreste trovare le risposte alle vostre domande.

F.a.q.-Parte Prima (Le banche commerciali emettono moneta?)
F.a.q.-Parte Seconda (Da dove prende valore la moneta?)
F.a.q.-Parte Terza (Esiste una soluzione?)

lunedì 30 marzo 2009

Outing

E’ da parecchio tempo che mi occupo di signoraggio e moneta-debito. Ho scritto diversi post e girato un paio di video, sono intervenuto in discussioni online ed ho risposto a molte email. Uno studio che era iniziato quasi per caso è diventato parte integrante della mia vita.

Il giorno in cui ho digitato la parola “signoraggio” in un motore di ricerca ho inconsapevolmente mosso il primo passo lungo un cammino che mi ha portato, per la prima volta, a compiere azioni solo per il fatto di trovarle giuste. Non guadagno nulla dal blog, dai video o dal tempo passato cercando di spiegare le basi dell’economia monetaria a chi ne sa meno di me. A volte per svolgere tali attività mi ritrovo (come tanti altri) a pagare di tasca mia.

Devo ammettere, senza falsa modestia, di avere avuto, nella quasi totalità dei casi, riscontri molto positivi. Su youtube i miei video hanno un discreto numero di visualizzazioni e ricevono ottime votazioni, senza contare le decine di commenti che esprimono apprezzamento per il mio lavoro. Il blog non è molto frequentato ma può contare uno zoccolo duro di lettori affezionati ed è stato più volte linkato da “colleghi” blogger che hanno trovato interessante ciò che scrivo.

Ho sempre cercato di produrre materiale che non fosse solo divulgativo, di documentari ed articoli interessanti scritti e diretti da persone molto più in gamba di me se ne possono trovare a bizzeffe. Ciò che tento di fare è di proporre materiale di approfondimento a chi già ha un’infarinatura della questione e, quando possibile, anche di fornirgli strumenti da utilizzare per dare forza alle sue tesi durante gli inevitabili confronti con coloro che sostengono l’infondatezza di certe teorie. In qualche misura sono riuscito nel mio intento ed ho scoperto che il mio lavoro è stato più volte citato all’interno di diverse discussioni.

Quando mi esprimo provo ad essere formalmente ineccepibile, ad argomentare ogni mia affermazione citando fonti accreditate per evitare che il mio messaggio venga frainteso. Pare proprio che, in qualche modo, abbia raggiunto lo scopo. La riprova di quanto affermo sta nel fatto che in molti, non riuscendo ad attaccare il messaggio, hanno ripiegato sull’unica alternativa possibile: attaccare il messaggero. Si tratta di un atteggiamento di fronte al quale mi viene da sorridere e che non fa altro che confermare la veridicità di quanto affermo.

E’ proprio quando il nostro interlocutore comincia a dire che siamo nel torto per motivi che trascendono dall’analisi di quanto affermiamo che riceviamo la conferma della validità del nostro pensiero.

Spesso, quando a parlare di signoraggio bancario è una persona che non si occupa di economia, questa viene invitata a studiare la materia con un tono che, quasi sempre, sfocia nella presunzione. Negli ultimi mesi è capitato che di fronte a tale atteggiamento di derisione siano stati citati i miei video come prova del fatto che ci sono alcuni economisti titolati che parlano di questi argomenti e che la trattazione parziale ed incompleta di certi concetti all’interno degli stessi libri di testo porta gli autori a cadere in contraddizione e a dire mezze verità senza svilupparne le conseguenze. La risposta è stata più o meno sempre la stessa: un economista fuori corso (riferendosi al sottoscritto) è il meglio che siete riusciti a trovare per sostenere le vostre posizioni?

Non so se ridere o piangere all’idea che esistano persone secondo cui la competenza di qualcuno si può misurare tramite il tempo impiegato per completare gli studi. Chissà in quanto tempo si è laureato il medico che li cura così bene ed a cui affidano i loro figli o se, durante gli studi, l’avvocato che ha difeso i loro interessi facendogli vincere la causa è stato ripetutamente bocciato all’esame di diritto privato. E non voglio neanche considerare tutti i personaggi in seguito ritenuti geniali che hanno avuto grandi difficoltà in ambito accademico perché dovrei aprire un altro blog solo per questo argomento. Mi limiterò a citarne uno su tutti citando il caso di Giuseppe Verdi: da ragazzo non riuscì ad entrare nello stesso Conservatorio di Milano che in seguito gli è stato intitolato.

Tali discorsi sono fatti in modo arbitrario e gratuito per due ragioni: primo, ritenere valida l’equazione per cui “rapidità nello studio = competenza” è quantomeno infantile; secondo, mi dispiace deludere i miei detrattori, ma io non sono mai stato fuori corso. Ho conseguito la laurea triennale in “Economia delle Istituzioni e Finanza” nel terzo anno accademico e la specialistica (che dura due anni) in “Mercato del Lavoro, Relazioni Industriali e Sistemi di Welfare” al secondo. Se ho completato gli studi a 26 anni invece che a 24 le ragioni vanno cercate altrove (per i più maliziosi: no, non sono mai stato bocciato a scuola) e non ho intenzione di esporle in questa sede, ma se proprio devo essere attaccato almeno che sia per un motivo valido e non per una supposizione basata sul nulla.

La verità non è nei titoli di chi la proclama, ma nei riscontri pratici che gli danno ragione. Cercare di screditare chi parla per vincere un dibattito è una tecnica vecchia come il mondo ma fortunatamente, se ad ascoltare sono persone intelligenti, non funziona.

Vorrei concludere con quello che di norma è un inizio: presentandomi. Ci ho messo la faccia e ora aggiungo pure il nome. Quando si è convinti delle proprie posizioni non ha senso nascondersi dietro a un nick.
Alessandro Bono, il piacere e tutto mio.

P.S.= Pubblico questo post per non dover tornare più su certi argomenti. Lo dedico a tutti quelli che, da una parte o dall’altra, pensano che denigrare il proprio interlocutore sia un buon mezzo per vedersi attribuita la ragione. Porgere l’altra guancia è un segno di superiorità, non di debolezza.

giovedì 19 marzo 2009

Messaggio Promozionale

Sono fiero di annunciare che il video "Genius Seculi" verrà trasmesso integralmente all'interno del programma "Rebus" di Odeon Tv durante la puntata in onda dalle ore 22.00 del 27 aprile 2009.

Un grazie al conduttore Maurizio Decollanz per la sua disponibilità ed il coraggio che ha dimostrato nel voler affrontare un argomento tanto importante ed allo stesso tempo così poco conosciuto.

Un passo alla volta...

ErSandro.

venerdì 13 marzo 2009

Genius Seculi

Buona visione.











venerdì 6 marzo 2009

La Borsa

Non mi sono mai interessato nel dettaglio dei mercati finanziari. Ho sempre considerato poco etico l'arricchirsi impoverendo gli altri. Quello della borsa, come già detto in passato, non è un mercato produttivo, ma speculativo. Ciò vuol dire che ogni euro che guadagno non deriva dall'effettiva creazione di una ricchezza ma dal fatto che è stato perso da un'altra persona. 

Nelle ultime settimane sto utilizzando un computer su cui è stato installato un programmino che, con un ritardo di 20 minuti, mostra l'andamento dei principali indici di borsa. Da una piccola finestrella ho (in semi-tempo reale) il polso del mercato tramite le variazioni dell' S&P/MIB, del Nasdaq e di tutte quelle altre sigle impronunciabili che tanto spesso sentiamo snocciolare dallo schermo della TV.

Ultimamente le borse chiudono quasi sempre in rosso, e non di poco. Solo ieri Milano ha ricevuto un'altra botta da -5,85%. Dopo diversi giorni della solita pappa ho deciso di andare a vedere su internet qualche dato più approfondito e ciò che ho trovato mi ha lasciato a bocca aperta. Per carità niente che gli esperti del settore già non sappiano, ma comunque dati che la maggior parte delle persone non conosce. Ecco i risultati di pochi minuti di ricerca: nell'ultimo mese la borsa italiana ha perso il 25% del suo valore. La perdita diventa del 51% se prendiamo in considerazione un periodo di 6 mesi, del 59% considerando un anno e del 66% se guardiamo gli andamenti degli ultimi due anni.

Avete capito bene: in 24 mesi piazza affari ha "bruciato" due terzi del suo valore.

Al profano sorge spontanea una domanda : "dove sono finiti questi soldi"? 
Ed è a questo punto che il signoraggista risponde prontamente: "Semplice, non sono mai esistiti".

Oggi, lo sappiamo, il denaro è debito ed il debito è denaro e sono state proprio le promesse di pagamento (campate sul nulla) ad alimentare la crescita della borsa. Un immenso castello di carte (o bolla se preferite) la cui base, cioè i beni reali, è diventata talmente esigua rispetto alla costruzione da poter essere considerata irrilevante.

In un sistema basato su di una moneta debito l'unica cosa che dà valore al denaro è la promessa della persona a favore di cui è stato emesso di restituirne un quantitativo maggiore nel futuro. Il mio impegno a pagare 110€ domani si trasforma oggi in un valore di 100€. Forse sarò ripetitivo ma è importante sottolineare che si tratta di una promessa impossibile da mantenere. Il valore del denaro in circolazione, infatti, sarà sempre minore della quantità che ci si è impegnati a restituire.

Ecco quindi la grande incongruenza: in modo miope il creditore iniziale ritiene potenzialmente solvibile un soggetto che, per motivi strutturali, non può garantire la restituzione del debito. 

Perché, allora, il sistema non crolla subito e continua a gonfiarsi se non esistono le basi per sostenerlo?  La causa di questo fenomeno va ricercata nel fatto che il debito creato inizialmente attraverso questo processo viene considerato una "vera" ricchezza in grado di garantire indebitamenti futuri e, quindi, di successive emissioni di denaro. E' un sistema autoreferenziale talmente perverso da lasciare allibiti.

I 100 euro dell'esempio creati in questa maniera saranno utilizzati in altre transazioni, diventeranno la base per l'ottenimento di ulteriori prestiti e via dicendo, tutto sulla base della fiducia (mal riposta) nel fatto che, prima o poi, la  cambiale iniziale verrà saldata. Peccato che questo non succederà mai. Il gioco andrà avanti fino a quando tale fiducia comincerà a scarseggiare. Prima o poi arriverà il momento in cui questa montagna di promesse di pagamento raggiungerà un livello critico giunti al quale il creditore iniziale non sarà più disposto ad esporsi al rischio (certezza) di insolvenza e vorrà, quindi, far valere i propri diritti. Quando ciò avviene vuol dire che sta cadendo la prima tessera del domino che darà il via alla reazione a catena conosciuta come "scoppio delle bolle speculative". Ed ecco quindi che la borsa non "brucia" il 66% in due anni ma più semplicemente si riporta al livello che realmente le corrisponde: zero. Questo è il vero valore dei debiti che non possono, per loro natura, essere restituiti e che sono alla base di tutto.

Ecco perché la borsa ciclicamente crolla ed ogni volta è peggiore della precedente. Con questo ragionamento voglio dire che forse riusciremo ad uscire fuori dall'attuale crisi, ma se non cambieremo il modo in cui il valore viene creato avremo un'altra crisi, ancora peggiore, nel futuro. Ormai viviamo in un mercato fortemente globalizzato in cui le diverse borse sono talmente legate da poter essere considerate come un'unica entità. In questo sistema che richiede il fallimento di qualcuno per poter crescere dove pensiamo di poter andare ora che l'intero pianeta è stato saturato dal debito?

Per evolversi bisogna imparare dagli errori. Quante volte dovremo ripeterli prima di capire?

ErSandro.
 

martedì 3 marzo 2009

Out of Topic

Oggi vi chiedo di permettermi una digressione.

Pochi giorni fa mi ritrovavo tra un gruppo di colleghi in cui, ridendo e scherzando, si commentava la notizia appena uscita dell'accordo Italia/Francia sul nucleare. La frase che mi ha fatto riflettere suonava più o meno così: "Io sono d'accordo, in fondo le centrali le hanno tutti, anche i paesi che confinano con l'Italia, per cui se ci deve essere un'incidente non saremmo comunque al sicuro. Nella situazione attuale ci accolliamo tutti i rischi di questa forma di energia senza averne i vantaggi".

Non so se per voi è lo stesso, ma personalmente ho trovato questo modo di ragionare (che mi pare di capire essere parecchio diffuso) molto superficiale. Pensare che l'unico lato negativo delle centrali sia il possibile rischio di incidenti alla "Chernobyl" è riduttivo. Non bisogna dimenticare, infatti, che il pericolo maggiore proveniente dall'utilizzo di fonti energetiche basate sulla fissione nucleare non deriva dai malfunzionamenti delle centrali ma dalla produzione di materiale di scarto meglio conosciuto come "scorie radioattive". Non prendere in considerazione un elemento di questo tipo sarebbe paragonabile al credere che le automobili causano morti solo negli incidenti stradali dimenticandosi completamente dell'inquinamento ambientale.

Sappiamo che le scorie impiegano, a seconda del materiale utilizzato, svariate centinaia (se non migliaia) di anni per smaltire il loro potenziale velenoso. Nell'attesa che ciò accada è necessario trovare un luogo sicuro in cui "stoccarle" (spesso questo vuol dire scavare una buca sotto terra e chiudercele dentro), incrociando le dita nella speranza che non avvengano imprevisti. Una falla nel sistema di contenimento, infatti, potrebbe causare conseguenze disastrose (dall'inquinamento del terreno a quello delle falde acquifere) che renderebbero di fatto invivibili ampie zone di territorio.

Per capire la scala di grandezza del problema immaginiamo che il nucleare fosse già disponibile mille anni fa, ciò vorrebbe dire che ancora oggi avremmo a che fare con le scorie stoccate da Carlo Magno. C'è da chiedersi se siamo in grado di costruire sistemi in grado di garantire la sicurezza per periodi così lunghi di tempo. Qualunque risposta che si allontanasse anche solo minimamente da una certezza assoluta, per me, sarebbe sufficiente a bocciare questo tipo di soluzione. Personalmente ritengo che il gioco non varrebbe la candela. Tale ragionamento si rafforza se considerariamo il materiale radioattivo già esistente e quello che ancora oggi stiamo producendo (in quanto umanità) in giro per il mondo.

Attenzione, il mio non è un discorso contro il nucleare in assoluto. Si parla di recente di centrali di quarta generazione in grado di funzionare riciclando le scorie. Questo tipo di centrale avrebbe come scarto del materiale inerte, non radioattivo in quanto completamente consumato. Si tratta, per adesso, di soluzioni in fase di studio e non ancora realizzabili, ma nel momento in cui diventeranno disponibili non avrò nulla in contrario alla loro messa in opera. 

Quella che ho sentito dai miei colleghi è una modalità di pensiero tipica dell'essere umano che spesso ragiona in un modo che definirei "utilitaristicamente miope". Di fronte alla possibilità di ottenere un vantaggio immediato si perde la capacità di proiettarsi nel futuro e si trovano mille giustificazioni fittizie per un comportamento eticamente poco corretto. Questo effetto è amplificato se il comportamento è già stato adottato da altre persone ed esse ne traggono un momentaneo benficio.

Mi sembra assurdo che invece di lottare per smantellare le centrali esistenti (che, vi ricordo, stanno producendo dei veleni che graveranno sulle spalle nostre, dei nostri figli, dei loro figli e via per decine di generazioni) ci battiamo per poterne realizzarne di nostre. Per rimanere nell'ambito del nucleare questa situazione è paragonabile a quella delle nazioni che rivendicano il diritto di avere la bomba atomica. Esistono "esperti" di politiche internazionali che arrivano a quello che io considero un ragionamento paradossale e cioè che la massima sicurezza si otterrà quando il maggior numero di paesi possibile riuscirà ad avere accesso a questo tipo di armamento.

A volte ci dimentichiamo della fallibilità dell'uomo e del fatto che, come ci dimostra la storia, è facilmente preda di fanatismi e colpi di testa. Non c'è dubbio sul fatto che una città dove nessuno porta una pistola conterà sempre meno morti di una in cui tutti hanno un'arma.

Un piccolo inciso per ricollegarmi alle tematiche più classiche del blog e per dimostrare che questo OT non è completamente campato in aria: il modo di ragionare sopra descritto lo ritroviamo anche nel pensiero finanziario/economico. Quando il cittadino comune vede l'imprenditore/banchiere diventare sempre più ricco grazie ai suoi investimenti in borsa non si chiede come siano stati generati tali introiti e dove porterà quel modo di fare affari, la sua mente sarà offuscata dall'invidia e dalla possibilità di fare soldi facilmente che anche lui vorrà sfruttare. L'intera società costruirà giustificazioni per quel tipo di comportamento dimenticandosi del lato morale al punto che chi non prende parte al gioco verrà considerato poco intelligente. Le conseguenze di tutto ciò le abbiamo oggi sotto gli occhi. 

Forse sono un utopista, mi rendo conto che gli ideali si scontrano con la dura realtà e non vengono mai realizzati in pieno. E' proprio per questo motivo, però, che devono rimanere puri ed incorruttibili. Abbassare il tiro sul piano morale vuol dire avere risultati ancora peggiori in quello pratico. E' l'incontro tra la perfezione dell'idea e l'incompletezza del mondo empirico a darci l'equilibrio in cui vivere.

I Romani lo sapevano già che "In medio stat virtus". Per quanto possibile cerchiamo di non dimenticare le conoscenze che abbiamo già acquisito.

ErSandro.