Istruzioni per l'uso

Un buon modo per farsi un'idea dell'argomento trattato in questo blog è visionare il documentario "La Moneta come Debito". Per chi volesse approfondire ho stilato una breve lista di fonti sugli argomenti signoraggio/sovranità monetaria. La potete trovare nel post "Bibliografia Essenziale". L'elenco è in costante aggiornamento.

I commenti non sono moderati, siete liberi di esprimervi nel modo che ritenete più opportuno. Ognuno è responsabile del suo pensiero, io rispondo solo delle parole scritte di mio pugno.

Benvenuti,
(ersandro@gmail.com)

Prima di esprimere qualunque dubbio o giudizio vi consiglio di leggere i seguenti post. Potreste trovare le risposte alle vostre domande.

F.a.q.-Parte Prima (Le banche commerciali emettono moneta?)
F.a.q.-Parte Seconda (Da dove prende valore la moneta?)
F.a.q.-Parte Terza (Esiste una soluzione?)

mercoledì 25 febbraio 2009

The Crisis of Credit Visualized

Ok, è tutto in Inglese, ma si tratta lo stesso di un bel video, ben realizzato ed accattivante.

Se avete a disposizione una buona connessione vi consiglio vivamente di cliccare il link e vederlo in HD.

Buona visione.

P.S. = ho sostituito il video con una versione sottotitolata in Italiano. Rinnovo il consiglio di cliccare sul link per migliorarne la leggibilità.


La Crisi Del Credito - con sottotitoli in italiano from Oreste Attanasio on Vimeo.

martedì 24 febbraio 2009

La Funzione della Moneta

Che la moneta sia stata una delle più grandi invenzioni del genere umano è cosa certa. Essa ha permesso lo sviluppo della società in un modo e ad un ritmo che sarebbero stati impensabili nell'era del baratto. Questa forma di scambio, in effetti, presentava numerose limitazioni di varia natura. Faccio un paio di esempi.

Un allevatore vuole scambiare una mucca (bene dall'alto valore) con diverse merci meno preziose (frutta, verdura, utensili, ecc.). L'indivisibilità del capo di bestiame, però, lo costringerà ad effettuare diversi scambi intermedi prima di poter ottenere tutto ciò di cui l'uomo ha bisogno (ex. in un primo scambio baratterà la mucca con diversi quintali di pere, parte delle pere andrà scambiata con zucchine, un'altra parte con del legname, e via dicendo) e non c'è garanzia del fatto di riuscire a portarli tutti a termine con successo.

Un agricoltore specializzato nella coltivazione di mele desidera scambiare i suoi frutti con delle fragole. Queste però maturano in un periodo differente dell'anno ed è per lui impossibile attendere svariati mesi senza che le sue mele marciscano e, quindi, che la sua ricchezza deperisca.

In questi due semplici esempi ho sottolineato limitazioni di natura numeraria (quantificazione e suddivisione) e temporale degli scambi in un regime di baratto. In questa sede vorrei concentrarmi in modo particolare sul secondo aspetto.

Una moneta che svolge bene il suo lavoro deve assolvere la funzione di cristallizzare la ricchezza nel tempo, deve cioè permettere di fermare il valore di ciò che è stato prodotto oggi in un simbolo in modo da dare la possibilità a chi il valore lo ha creato di spenderlo in un secondo momento. Ecco perché l'oro ha, in passato, svolto la funzione di moneta di scambio in modo così efficace. Questo metallo possiede delle caratteristiche fisico-chimiche che gli evitano di subire deterioramenti eccessivi anche prendendo in considerazione periodi di tempo molto lunghi (diversi secoli). Se dovessimo avere la fortuna di ritrovare un antico forziere dei pirati potremmo recuperare un quantitativo di oro pressoché identico a  quello originariamente sepolto. Solo una minima parte si sarebbe ossidata. Tale è la natura di questo metallo tanto amato dalle culture occidentali.

Basterebbe riflettere su questo punto per rendersi conto del fatto che le moderne banconote svolgono malissimo il compito che gli è stato affidato. La carta moneta, infatti, non riesce a fermare il valore nel tempo e deperisce ad un tasso detto di "inflazione". Ciò avviene perché a garanzia della moneta non c'è nulla di reale ma solo una promessa di restituzione impossibile da mantenere (ricordiamoci sempre dell'applicazione degli interessi).

Nonostante ciò continuiamo a credere che il valore (e quindi la ricchezza) risieda nel denaro. E' tipico dell'essere umano confondere la forma con la sostanza e sovrapporre il simbolo all'oggetto. Basta guardare come tanti cristiani continuino a scambiare la croce con Gesù e la chiesa con la religione.

Ciò non vuol dire che i due aspetti non siano collegati, anzi. Il rapporto tra forma e sostanza è stretto ed indivisibile. Un simbolo monetario che deperisce per la sua stessa intrinseca natura non può fare altro che renderci costantemente più poveri dato che, ormai, lo preferiamo ai beni reali. Ed ecco che, come per magia, non importa più quanto fatichiamo e riusciamo a produrre come collettività, a livello globale siamo e saremo sempre poveri. Se facessimo un calcolo del livello di benessere economico pro-capite di cui gode l'umanità potremmo notare in un batter d'occhio che il bilancio è negativo. Se ogni tanto ce ne scordiamo è solo perché siamo nati in quella minoranza sociale che alza la media. Una media che, è bene ricordarlo, è destinata a calare con il passare del tempo e tale processo è già da anni sotto gli occhi di tutti. Si tratta solo di prenderne atto.

Abbiamo bisogno di una moneta la cui emissione sia subordinata alla creazione di un bene reale, e non alla promessa di ripagarla con la moneta stessa. Una moneta-credito, e non debito. Viviamo in un sistema autoreferenziale in cui il metro per misurare il valore del denaro è il denaro stesso.

Pensate a questo: se possedete una banconota l'unica tutela che la legge garantisce è la possibilità di cambiarla con un'altra banconota dello stesso taglio. Non esiste nessun vincolo per cui, nel momento in cui gliela riportate, chi l'ha emessa (una banca) debba corrispondervi un bene reale. Se oggi questa può sembrare un'inutile sottigliezza legale ricordatevi i crack del passato (anche recente). Le formule giuridiche che oggi non hanno alcun peso possono diventare macigni quando il contesto cambia. Le circostanze (mai come oggi) sono mutevoli, basta un minimo di capacità di vedere le cose per quello che sono (chiaroveggenza o visione chiara) per capire dove stiamo andando a parare.

E' il momento di agire, di fare qualcosa, se non altro per non avere rimpianti domani.

Con ottimismo,
ErSandro. 

martedì 17 febbraio 2009

La Buona Fede

Vai in banca ed allo sportello sei accolto da un ragazzo elegante ed educato che ti propone di investire parte dei depositi in un fondo sicuro. Sei in un centro commerciale ed un simpatico commesso ammiccante ti mette al corrente della possibilità di pagare il tuo nuovo televisore ultra piatto con una comoda rateizzazione. Un personaggio noto della TV ti rincuora sorridente facendoti sapere che è possibile avere un finanziamento fino a 30.000€ anche se sei pensionato ed hai avuto qualche "problemino".

Scene normali, eventi a cui ormai siamo abituati e dietro ai quali è difficile vedere la cattiva fede. Come può la cattiveria nascondersi dietro a volti tanto puliti e genuini? Il mondo che si profila agli occhi di chi ha compreso le meccaniche monetarie è popolato di mostri, esseri abominevoli pronti a fagocitare il prossimo per il proprio tornaconto personale. Questo scenario, però, viene quotidianamente smentito dalle nostre esperienze. O forse no...?

Più volte ho citato Orwell. Si tratta senza ombra di dubbio del mio autore preferito, ho perso il conto delle volte che ho riletto "1984" e sono sicuro che lo riprenderò in mano ancora e ancora nel futuro a venire. Sorvolando sull'abilità dello scrittore ogni volta resto colpito dalla profonda comprensione che egli aveva raggiunto dei meccanismi alla base della psicologia umana. Questo è, in effetti, l'elemento che gli ha permesso di ricostruire uno scenario così fantastico ed allo stesso tempo verosimile. L'accuratezza dei risultati di un'analisi è condizionata da quella dei suoi presupposti. Per costruire un'immagine attendibile di una sovrastruttura sociale bisogna conoscere bene il modo in cui ragiona il suo mattone fondamentale: l'individuo.

Molti credono che l'elemento più importante di "1984" sia l'idea dell'esistenza di un "Grande Fratello" in seguito distorta da una televisione generalista e ottusa che fa spettacolo di uno dei peggiori incubi che la letteratura abbia mai partorito. Esiste però un secondo elemento, più pervasivo e permeante, assolutamente necessario affinché lo stato totalitario ipotizzato nel romanzo possa reggersi in piedi: il bipensiero.

Nonostante sia un'invenzione letteraria si tratta di un'idea talmente complessa ed affascinante da meritarsi una voce autonoma all'interno di Wikipedia. Dalle parole dello stesso Orwell:

«La mente gli scivolò nel mondo labirintico del bipensiero. Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullavano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tuttavia credendo in entrambe; fare uso della logica contro la logica; rinnegare la morale proprio nell'atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l'unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all'occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Soprattuto saper applicare il procedimento al procedimento stesso. Era questa, la sottigliezza estrema: essere pienamente consapevoli nell'indurre l'inconsapevolezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto. Anche la sola comprensione della parola "bipensiero" ne implicava l'utilizzazione».

Ed ecco che l'orco perde l'aspetto spaventoso. Nel momento in cui mangia il bambino egli crede veramente di essere una fata. Ancora più abominevole, anche noi prendiamo parte al gioco e smettiamo di vedere il mostro.

E' sotto gli occhi di tutti, i media sono pieni di situazioni e personaggi che non esito a definire come "veramente finti". Non c'è neanche più bisogno di una regia occulta, sono gli stessi protagonisti a muoversi come burattini e, dopo essersi dimenticati di averlo fatto, si crogiolano nella convinzione di essere autentici.

Il bipensiero è allo stesso tempo la più grande attenuante e la peggiore aggravante per chi, in un modo o nell'altro, perpetra il sistema. E' vero, non è possibile condannare completamente chi agisce in buona fede, ma non si può sorvolare sul fatto che l'attuazione di questo processo è un'azione conscia e deliberata (almeno nelle prime fasi).

Siamo nelle mani di poche persone orribili e disumane che agiscono senza nessun tipo di coscienza. Nella nostra inconsapevolezza autoimposta diventiamo veri e propri complici di questi loschi individui e, quindi, colpevoli del medesimo reato. Come è possibile sostenere che l'attuale sistema sia soddisfacente quando i suoi prodotti abominevoli sono sotto gli occhi di tutti? E' proprio nel negare l'evidenza che il bipensiero ha terreno fertile per la sua applicazione.

La nostra colpa più grande è di non voler vedere la realtà dei fatti. Prima di combattere il male esterno è necessario sconfiggere quello che ci portiamo dentro. Solo questo processo catartico e purificante è in grado di fornirci la chiara visione necessaria ad agire in modo retto.

"Non odiare il tuo nemico ma ciò che, dentro di te, ti rende simile a lui".

ErSandro.

giovedì 12 febbraio 2009

Comunicazione di Servizio

Diciannovesima Fiera delle Verità

Io ci sarò. Può essere un buon modo per conoscersi, imparare qualcosa, porre domande e fare quattro chiacchiere.

Vi aspetto numerosi.

ErSandro.

venerdì 6 febbraio 2009

La Crisi

Tutti ne parlano. Esperti (?), politici, giornalisti, vallette, anche l'amico che di norma tratta solo di calcio. Pare che sia uno di quegli argomenti su cui ci si sente in dovere di dire la propria. Non importa che la maggior parte di quelli che sproloquiano sulla crisi non sappiano neanche di cosa stiano parlando. E' come con il debito pubblico: a forza di sentirne parlare al tg molti sono sicuri di aver capito di cosa si tratti e all'occorrenza si trasformano in economisti improvvisati pronti a dare la loro "personale" (le virgolette sono d'obbligo dato che spesso si limitano a ripetere a pappagallo ciò che è stato detto dal santone/politico/giornalista/comico di turno) soluzione al problema.

E' tipico dell'essere umano agire da pecora e fare qualcosa solo perché la si è vista fare agli altri. Ed ecco che per magia il lunedì l'Italia si riempie di provetti allenatori di calcio e di meccanici di formula uno pronti a sputare sentenze su questioni di cui, realmente, non capiscono nulla. E che liti nascono da argomenti così futili! Per difendere opinioni campate in aria, in certe occasioni, si arriva quasi alle mani.

Purtroppo l'economia non è il derby e la questione, di conseguenza, diventa decisamente più delicata. Prima di parlare bisognerebbe ponderare attentamente il proprio livello di comprensione del problema.

La domanda che a questo punto sorge spontanea è: cos'è, dunque, la crisi?

In economia, si sa, regolarmente dei settori vanno in crisi. Abbiamo sentito parlare della crisi dell'automobile, della crisi dell'industria siderurgica, della crisi dei trasporti pubblici e chi più ne ha più ne metta. Ogni volta queste espressioni indicano il fatto che in determinati settori del mercato non girano soldi a sufficienza. Questo comporta fallimenti, chiusure ed acquisizioni. Non è niente di scandaloso, in fondo nulla dura per sempre e a causare tali crisi possono contribuire molti fattori. Pensiamo, per esempio, all'inserimento nel sistema di un'innovazione tecnologica che rende obsoleto un prodotto od un servizio regolarmente in vendita. Il nuovo settore drenerà risorse dal vecchio mandandolo, per l'appunto, in crisi.

Possiamo dunque desumere dal ragionamento due semplici equazioni:

1) Segmento del mercato in cui girano soldi = Settore in salute

2) Segmento del mercato in cui non girano più soldi a sufficienza = Settore in crisi

Oggi sentiamo parlare di una crisi diffusa e globale quindi possiamo dire che è l'intero sistema a non avere abbastanza soldi. Ma come è possibile ciò? Come può il sistema essere insufficiente rispetto a se stesso? Chi sta drenando le sue risorse?

Rispondere a queste domande è possibile solo se consideriamo che il denaro viene creato tramite il debito. La quantità di circolante è, infatti, sistematicamente insufficiente a ripagare i debiti presenti nel mercato. Chi di voi si è documentato sulla questione signoraggio già saprà che nel malaugurato caso in cui tutti decidessero di pagare i loro debiti non rimarrebbe più nessuna banconota in circolazione e, nonostante ciò, resterebbero da saldare gli interessi. Si tratta del concetto di "anemia monetaria" di cui spesso parla il prof. Auriti.

Ecco perché il mondo, in realtà, preso nel suo complesso è sempre in crisi. Questa rappresenta, in effetti, lo stato naturale del mercato. In alcuni momenti si fa sentire di più per il semplice motivo che i rubinetti del credito, ciclicamente, vengono chiusi da chi ha il potere di farlo. Possiamo quindi estrapolare una terza equazione:

3) Crisi economica globale = Crisi del credito

La crisi di cui sentiamo parlare in tv e sui giornali non è altro che una parte del processo, nello specifico quella in cui chi detiene i crediti si rifà su coloro che hanno acquisito debiti. Visto che non esiste altro modo di avere denaro se non attraverso l'indebitamento ecco che possiamo vedere la chiusura del cerchio.

Cosa fanno i politici per risolvere il problema? E soprattutto, cosa possono fare? Prima di esprimere giudizi sul loro operato dobbiamo realizzare che hanno le mani legate. Gli unici strumenti su cui possono fare affidamento, infatti, sono quelli che ricorrono ad un ulteriore indebitamento, non importa se privato o pubblico. Anzi, possiamo notare che, in un curioso gioco speculare, chi ha un alto debito pubblico affronta la crisi incentivando l'indebitamento dei privati (vedi l'Italia e le campagne per l'utilizzo delle carte di credito/debito) e chi si trova nella situazione opposta (tipo l'Inghilterra) cerca di superare la congiuntura negativa con le iniezioni di liquidità e l'acquisizione delle banche da parte dello Stato e cioè con l'emissione di nuovi titoli di debito.

Ovviamente non si tratta di vere soluzioni ma solo di un tentativo di spalmare il problema sui soggetti che ne sono meno colpiti per renderlo più sopportabile. Unico risultato? Aumento del debito totale.

Finché non verrà proposta una discussione seria sul tema della sovranità monetaria non si potrà fare niente se non perpetrare il modello della crisi. Nessun politico lo farà mai, avrebbe troppo da perdere dato il suo ruolo di cane da guardia dello "status quo". Per avviare il cambiamento bisogna partire dal basso, ma per farlo è necessario comprendere i meccanismi del sistema.

Prima di parlare studiamo, cerchiamo di capire ed in seguito divulghiamo. La vera rivoluzione parte dalla consapevolezza.

ErSandro.