Istruzioni per l'uso

Un buon modo per farsi un'idea dell'argomento trattato in questo blog è visionare il documentario "La Moneta come Debito". Per chi volesse approfondire ho stilato una breve lista di fonti sugli argomenti signoraggio/sovranità monetaria. La potete trovare nel post "Bibliografia Essenziale". L'elenco è in costante aggiornamento.

I commenti non sono moderati, siete liberi di esprimervi nel modo che ritenete più opportuno. Ognuno è responsabile del suo pensiero, io rispondo solo delle parole scritte di mio pugno.

Benvenuti,
(ersandro@gmail.com)

Prima di esprimere qualunque dubbio o giudizio vi consiglio di leggere i seguenti post. Potreste trovare le risposte alle vostre domande.

F.a.q.-Parte Prima (Le banche commerciali emettono moneta?)
F.a.q.-Parte Seconda (Da dove prende valore la moneta?)
F.a.q.-Parte Terza (Esiste una soluzione?)

martedì 27 gennaio 2009

Modelli

Quando osserviamo un fenomeno non lo percepiamo mai in maniera diretta ma sempre tramite un modello di analisi. Sarebbe ingenuo pensare che qualcosa come la colorazione esiste al di fuori della nostra percezione ed infatti sappiamo che si tratta solo dell'interpretazione che il cervello dà di un'onda nel momento in cui viene a contatto con gli occhi.

Esiste un indovinello zen molto sfizioso che suona più o meno così: "se un albero cade nella foresta e non c'è nessuno nei dintorni che lo possa sentire, fa rumore?"

Ad intuito, forti della nostra concezione newtoniana dell'universo che vede un fenomeno come esistente in assoluto al di fuori della sua percezione, verrebbe da rispondere di sì. Allo stesso tempo un Orientale direbbe che l'universo esiste solo nella nostra testa e che un evento avviene esclusivamente se percepito. La sua risposta all'indovinello sarebbe quindi un no. Modelli diversi arrivano, in questo caso, a conclusioni opposte.

Personalmente ritengo entrambe le risposte vere e false allo stesso tempo. Questa ambiguità deriva dal fatto che i soggetti che rispondono sì o no non hanno colto la vera domanda insita nell'indovinello che, a mio parere, è: che cos'è il rumore? In fondo quello che viene chiesto è se questo esiste o meno al di fuori di noi, ma come possiamo pronunciarci se non ne comprendiamo appieno la natura?

Sappiamo che il suono che "sentiamo" è in realtà solo la percezione di un fenomeno, nel caso specifico di una vibrazione che, propagandosi attraverso delle onde, finisce per colpire i nostri timpani. Questi trasformeranno attraverso passaggi complessi la vibrazione in impulsi elettrici che, a loro volta, saranno interpretati nel modo appropriato dalla zona del cervello preposta all'udito. Cosa intendiamo, allora, con la parola "rumore"? La percezione del fenomeno od il fenomeno stesso? Il suono o la vibrazione? Sebbene possa apparire come una questione di poco conto appoggiare una definizione o l'altra cambia completamente la risposta dell'indovinello.

Sembra una battuta ma attraverso un ragionamento di questo tipo è facile comprendere che l'unica risposta buona alla domanda posta inizialmente è: "sì e no". La soluzione cambierà a seconda dell'atteggiamento dell'osservatore. In fondo questo è il cuore delle teorie quantistiche. Esse non fanno altro che ripetere che la natura di un fenomeno cambia a seconda di chi e come lo osserva.

Nella vita, però, abbiamo bisogno di certezze. L'essere umano è per sua natura limitato e non riesce a gestire una risposta assoluta ed omni comprensiva. E' come se vivesse sulla superficie di un diamante potendo stazionare solo su di una faccia alla volta. Nell'arco della sua vita qualche individuo che si è spostato più degli altri intuirà la natura relativa delle singole sfaccettature, ma questo non vuol dire che potrà liberarsi dalla limitazione di trovarsi solo su una di esse in ogni dato momento. La consapevolezza raggiunta sarà comunque sufficiente a fargli capire che prendere una parte per la totalità è una cosa stupida e, a mio modesto parere, è proprio questo che il Buddismo individua come Nirvana. La serenità interiore si raggiunge nel momento in cui ci rendiamo conto che nessuna posizione è sempre vera ed assoluta, ma tutte possono essere valide in determinate circostanze. In fondo i veri illuminati (ed ovviamente non mi riferisco a quelli bavaresi) ripetono costantemente che l'unico vero insegnamento consiste nella comprensione dell'unicità dell'essere.

Tutti i modelli sono potenzialmente buoni, ma le circostanze contingenti ne rendono alcuni più efficaci di altri. In questa sede parlo di modelli socio-economici e viene da chiedersi come si possa riconoscere quello più adatto al nostro particolare momento storico. Ritengo che esista solo un criterio per determinare la validità dei vari modelli possibili: la capacità di formulare previsioni attendibili.

Prendiamo il caso della recente crisi economica. L'inadeguatezza dell'attuale modello appare lampante se consideriamo che non è stato in grado di prevedere la sua fase discendente se non quando era ormai impossibile cambiare rotta. E' il momento di modificare il punto di vista, di sostituire buona parte degli assunti attraverso cui decodifichiamo la realtà. La nuova posizione non sarà mai definitiva dato che nessun modello resta il migliore per sempre. Un'economia in cui il processo di emissione di moneta tiene conto della definizione di signoraggio che trovate in questo blog e che io riprendo dalle tesi auritiane, non potrebbe, per la stessa definizione di modello, essere eterna. Probabilmente arriverebbe un momento in cui nuovi problemi richiederebbero nuove soluzioni, e chissà che non si arrivi un giorno ad eliminare completamente il concetto di denaro. Ciò non toglie che lo considero, allo stato attuale, la soluzione migliore. Esso è, infatti, in grado di dare una spiegazione logica e razionale ai cicli del mercato caratterizzati da sistematiche crisi potendone quindi prevedere l'avvento. Attualmente il modo in cui ci approcciamo all'analisi di tali fenomeni è talmente lacunoso che siamo arrivati ad ammettere la nostra ignoranza sull'argomento definendoli "fenomeni naturali" al riguardo dei quali, di conseguenza, abbiamo un'influenza praticamente nulla.

Abbiamo considerato il sistema attuale come assoluto, ovviamente non dobbiamo commettere lo stesso errore con la soluzione che proponiamo. Per tornare allo spunto iniziale, solo quando saremo consapevoli del fatto che l'unica vera risposta ad ogni domanda secca è "forse" potremo passare dal "sì" al "no" e viceversa senza soluzione di continuità adottando di volta in volta e di caso in caso la posizione che permette di ottenere i risultati migliori.

ErSandro.

mercoledì 21 gennaio 2009

Il Vertice della Piramide

Credo di poter dare per scontato che chi segue questo blog abbia ormai una certa infarinatura sul signoraggio e che, nelle migliori delle ipotesi, qualcuno abbia anche deciso di approfondire l'argomento mettendoci sopra le proprie riflessioni personali. Mi ricordo che, quando ho iniziato a studiare la questione, le sue implicazioni mi sembrarono talmente ampie ed importanti che cominciai subito ad analizzare tutte le conoscenze e gli schemi che avevo dato per scontati fino a quel momento attraverso la lente del nuovo livello di consapevolezza acquisito.

Un mondo politico che non è mai stato convincente, i falsi guru che con le loro mille risposte lasciano altrettanti problemi irrisolti, un mercato che non conosce nessun tipo di equità, una società che promuove i truffatori ed affossa i liberi pensatori. Tutto mi appariva ormai come la semplice escrescenza di una radice marcia rappresentata, appunto, dal sistema del debito. Questo, infatti, crescendo in maniera esponenziale richiede che l'economia reale faccia altrettanto. Sapendo che il PIL è definito come "il valore totale della spesa fatta dalle famiglie per i consumi e dalle imprese per gli investimenti" si capisce subito che non verrà mai scelto il metodo più efficiente e quindi più economico per fare qualcosa, ma, per aumentare il valore della produzione, si preferirà il modo che permette di massimizzare la spesa.

Nel "Discorso tipico dello schiavo" Silvano Agosti dice che il nostro sistema è semplicemente il peggiore. Sicuramente promuove le soluzioni peggiori ai problemi che gli vengono posti. Prendiamone atto, la scala di valori che le istituzioni attuali hanno adottato rende lo spreco desiderabile. Quanto detto è strettamente legato al signoraggio. Il modo in cui la ricchezza viene creata tramite il debito fa si che sprecare sia l'unico modo di posticipare il collasso. Badate bene, non di evitarlo, ma solo di rimandarlo.

In questo senso anche quella che viene comunemente ritenuta essere la "classe dirigente" è composta di schiavi. Certo, si tratta di reclusi posti dentro gabbie dorate che hanno ottenuto qualche privilegio in cambio del loro servizio. Non sono loro che hanno ideato il sistema, si tratta semplicemente di cani da guardia a cui è stato affidato il compito di preservarlo.

Chi studia l'attuale sistema monetario prima o poi comprende che si tratta solo di uno strumento nelle mani di un manipolo di persone. Uomini che non occupano la totalità delle cariche, ma solo quelle "giuste". Persone per cui anche il denaro non ha più importanza dato che possiedono il potere. Fa ridere vedere il modo in cui è stato demonizzato un personaggio al limite del ridicolo come Berlusconi. Allo stesso modo rido per non piangere quando folle adoranti salutano Obama come il messia predestinato a salvare il mondo. La gente è così, ha bisogno di mostri ed eroi e chi tira le leve gliene fornisce in quantità.

Tutto questo non basta ancora. In "1984" Orwell fa dire al suo protagonista che si addentra nei meccanismi del Partito: "Capisco il come, ma non capisco il perché". Perché strutturare un sistema destinato a fallire? A chi conviene portare il mondo e l'umanità sull'orlo del collasso?

Queste domande non hanno risposta fino a quando non si realizza che lo stadio attuale non è quello finale, ma è solo un gradino per arrivare al risultato desiderato. Quanti di voi hanno sentito parlare di New World Order? Può essere un caso se diversi capi di stato (compreso l'amato Napolitano) utilizzano sempre la stessa espressione? O si tratta forse di un codice per indicare un obiettivo prefissato?

Una cosa è certa, chi ha studiato il signoraggio sa che le società segrete esistono perché le ha viste in azione. Per comprenderne gli scopi basta analizzarne i gesti.

Informatevi, ponetevi delle domande, mettete tutto in dubbio, cercate online parole ed espressioni come il già citato "New World Order", Bilderberg e Illuminati. In molti si lasciano prendere la mano ma, restando con i piedi per terra e tenendo per buoni solo i fatti, ecco che il nodo sembra iniziare a sciogliersi e le cose a diventare più chiare.

Solo chi ha visto e sondato tutti gli estremi può comprendere la verità che, come sempre, si trova nel mezzo.

Buono studio,
ErSandro

martedì 13 gennaio 2009

Spirito Critico

Nella vita di ognuno esistono dei punti fermi, convinzioni che ci consentono di analizzare gli eventi dandogli la nostra unica impronta personale. Io, ad esempio, sono sicuro che non esista questione che una mente critica e curiosa non possa analizzare. E' frustrante sentire le persone a cui parlo di signoraggio rispondermi: "Ok, tutto vero e molto interessante, però la gente non lo potrebbe capire". Spesso dietro una frase di questo genere si nasconde la volontà di fare lo struzzo e di posticipare, se non evitare, una completa presa di coscienza del problema.

"Non c'è nulla che riguardi la moneta che non possa essere alla portata di una persona mediamente curiosa, diligente e intelligente. [..] Lo studio della moneta, più di ogni altro settore dell'economia, è quello in cui ci si serve della complessità per travestire la verità o per sfuggirle, non certo per rivelarla". Così parlava John K. Galbraith, premio nobel per l'economia.

Essere d'accordo con quanto affermato comporta la necessità di porsi una domanda fastidiosa e dalla risposta poco piacevole: "Se veramente gli individui hanno la capacità di sondare e comprendere certe questioni, perché non lo fanno? Perché accettano di subire soprusi e prepotenze senza reagire?"

Il rapporto schiavo-padrone si compone di due elementi che necessitano l'uno della presenza dell'altro. Le sfere del potere non potrebbero sottomettere la massa se questa, più o meno volontariamente, non glielo permettesse. Qualche tempo fa credevo che una persona messa di fronte alla Verità l'avrebbe automaticamente accettata, dato che in quanto tale essa non necessita di spiegazioni. Oggi mi rendo conto che, sebbene quanto detto sia quasi sempre vero, alla comprensione del messaggio non corrisponde una presa di posizione.

"Volere è potere". Verissimo. Purtroppo non sempre potere è volere. La cosa che spesso mi colpisce è rendermi conto che un mondo diverso potrebbe nascere domani, manca solo la volontà di attuarlo.

Ad un certo punto di Matrix Morpheus, durante una simulazione che introduce la figura degli agenti, si rivolge a Neo e, indicando la gente che si muove inconsapevole nella propria realtà fittizia, dice: "Se non sei uno di noi, sei uno di loro". Non ha senso parlare di buona fede, di vittime del sistema, di pecore inconsapevoli. Se è vero che l'unica cosa che conta sono i fatti è necessario ammettere a malincuore che gli schiavi sono miei nemici.

Quanti sono i Cypher, i traditori che pur sapendo come stanno le cose difendono il sistema ed arrivano ad ammettere come vero il paradosso per cui l'ignoranza è un bene? Si tratta di quelle persone per cui: "E' vero, le banche ci dissanguano, il sistema è fallimentare e ci porterà verso un turbine di disperazione! Però domani vado a comprarmi il televisore HD, lo pagherò con la mia carta di credito. Lo sai che se lo pago a rate mi fanno lo sconto? Pensa che figata domenica potrò vedere la partita con una tale definizione che i peli del naso di Totti non avranno segreti per me".

A volte sembra di vedere tutto nero. E' nei momenti più bui, però, che anche le piccole luci brillano intensamente. Penso che cambiare sia possibile, che lo spirito critico dell'essere umano possa rinascere a nuova vita. Il potere costituito sta cercando di cristallizzare la situazione attuale, di ostacolare l'evoluzione dell'uomo rimbambendolo con messaggi frivoli e contraddittori ad ogni piè sospinto. Ritengo che in questo modo stia preparando il terreno per la sua sconfitta. Sarà il buio artificiale da esso creato ad esaltare la scintilla del cambiamento.

Ed è a questo punto che entrano in gioco i "buoni". L'evoluzione, in una direzione o nell'altra, avverrà. La realtà è flusso ed ogni tentativo di arginarla è destinato ad un patetico fallimento. Quando si sarà verificato il cambiamento vorrei potermi guardare indietro ed essere soddisfatto per quello che ho fatto. Poter dire di aver vissuto veramente, di aver seguito la mia natura, contro tutto e contro tutti, mettendo sul banco le inutili illusioni che il sistema mi pone di fronte e che perdono di valore se messe a confronto con la bellezza di un ideale puro, questo è il mio scopo.

Non esiste ignoranza in questo senso, noi già sappiamo chi siamo. Se decidiamo di seguire le falsità del sistema la responsabilità è anche nostra. Rendersene conto è il primo passo per cambiare.

ErSandro

P.S.= vi propongo un video in cui viene mostrato uno dei modi in cui il sistema sta cercando di privare gli individui della loro innata capacità di ragionare in modo logico. E' completamente in Inglese ma penso sia abbastanza comprensibile anche per i non anglofoni. Sebbene la visione possa lasciare indignati ritengo che mostri un chiaro sintomo di decadenza della nostra società e ciò che decade, prima o poi, muore per fare posto alla novità. Voi siete pronti?

mercoledì 7 gennaio 2009

Il vero vantaggio

Per prima cosa date un'occhiata a questo sito.

Si tratta della campagna avviata ormai da alcune settimane da Visa e Pagobancomat per promuovere l'utilizzo di carte di credito (o sarebbe meglio dire di debito) a discapito del buon vecchio contante. Oltre ai classici spot che, dietro l'utilizzo dello slogan "la tua carta, il vero vantaggio è usarla", fanno leva sui soliti richiami sessuali o al prestigio personale, sono presenti dei piccoli giochini interattivi in cui alla scelta di pagare con le banconote segue inevitabilmente il finale peggiore.

E' vero, l'utilizzo delle carte presenta dei vantaggi: sono poco ingombranti, evitano di riempirsi le tasche di spiccioli di euro (che sembra siano stati creati apposta per essere scomodi) e sono accettate praticamente ovunque, anche all'estero. Come se non bastasse ultimamente sono sempre più numerose le offerte che offrono sconti a coloro che pagano con carta. Insomma, pare proprio che chi si ostina a pagare con i contanti sia decisamente poco furbo.

Eppure...eppure...
Non sentite la pulce che vi rosicchia l'orecchio? E' come se l'eco lontana della voce della nonna ci stesse ripetendo che nessuno fa nulla per nulla e che se una cosa sembra troppo bella per essere vera probabilmente non lo è. Possibile che esista una formula che assicura solo vantaggi? Ma soprattutto, cosa ci guadagna la società che le carte di credito le gestisce? Cerchiamo di capirlo.

Prima le cose più scontate. Sappiamo tutti cosa voglia dire fare shopping con una carta al posto dei contanti. La ragazzina benestante che non ha il senso del denaro e si dà alle spese folli con la Visa del papi è ormai nell'immaginario collettivo. Effettivamente la carta di credito contribuisce pesantemente a far perdere la concezione del valore dei soldi, soprattutto nei più giovani. Come primo vantaggio per gli istituti finanziari, quindi, credo si possa dire tranquillamente che l'utilizzo di carte porta le persone a comprare per importi maggiori e, quindi, a chiedere in prestito soldi che, in condizioni normali, non avrebbe speso. Niente che un po' di oculatezza non possa evitare, ma la scarsità di spirito critico tipica nelle persone comuni lo rende comunque un elemento degno di considerazione. In fondo non farei troppo affidamento sulla saggezza del popolino, dato che si sta lasciando convincere a farsi prestare i soldi anche quando li ha.

Secondo elemento da valutare è il controllo. Ogni volta che paghiamo qualcosa con la carta il gestore lo viene a sapere. Non solo, saprà anche cosa abbiamo comprato e dove. Questi dati "sensibili" vengono in seguito venduti a società di marketing che, con la scusa di fare una pubblicità mirata, ci tartassano con le loro inutili reclame. Vi è mai capitato di ricevere sms, email, o classica posta a sfondo pubblicitario, magari proprio sul tipo di prodotto che comprate normalmente e di chiedervi: "Chi diavolo avrà dato i miei dati alle aziende?". Questa è una delle strade attraverso cui il vostro numero di telefono ed i vostri indirizzi (digitale e fisico) arrivano nelle mani di certi loschi figuri. Senza considerare che non capisco per quale motivo le mie spese e gli spostamenti che compio debbano essere costantemente tracciati. Attraverso i nostri acquisti gli esperti costruiscono dei profili psicologici e, in uno strano e curioso gioco degli specchi, finiamo per corrispondervi. Ma sto divagando, il mio desiderio era solo quello di farvi riflettere sul fatto che l'utilizzo costante e totale di questi mezzi di pagamento ci porta un passo più vicini alla struttura totalitario e onnipresente di orwelliana memoria.

Terzo, chip e moneta elettronica. Che lo scopo delle attuali istituzioni finanziarie sia di passare da una moneta fisica ad una ellettronica è palese, ma certi cambiamenti non possono essere imposti improvvisamente, bisogna applicarli gradualmente, facendo credere alle persone che, alla fine dei giochi, sono state loro a richiederli. Ecco il perché degli sconti per chi paga con carta. Nelle fasi finali della trasizione sarà la gente comune a chiedere a gran voce l'eliminazione della carta moneta, e lo farà smettendo semplicemente di utilizzarla. E' quello che sta succedendo anche con i famosi chip identificativi. Guardate questo video. Immaginate cosa succederebbe se tale meccanismo venisse adottato per, ad esempio, sbrigare le pratiche all'ufficio delle poste. Qualcosa del tipo "se hai il chip salti la fila". Pensate che la gente lo percepirebbe come un cambiamento imposto, quale effettivamente è? Unite il chip alla moneta elettronica ed il gioco è fatto.

Infine non posso esimermi dal parlare del signoraggio secondario. Chi segue questo blog ormai lo sa, ogni volta che un'istituzione finanziaria presta del denaro in realtà lo sta creando dal nulla. Prestarvi i cinquecento euro per lo shopping dei saldi alla Visa non costa nulla dato che precedentemente quel valore non esisteva. Alcune persone mi hanno scritto in passato chidendomi: "Quando pago con la carta e mi fanno lo sconto, chi ci guadagna? E quando mi propongono un finanziamento a tasso zero?". La risposta è semplice: se la società di credito mi presta 100 ed io restituisco solo 80, questa guadagna comunque 80, dato che i 100 inizialmente non esistevano. Concedermeli non le è costato nulla.

Vi lascio con una domanda. Sono d'accordo con lo slogan "La tua carta. Il vero vantaggio è usarla". Quello che vi chiedo è: vantaggio per chi?

ErSandro

P.s.= Ne approfitto per aggiungere alla bibliografia un testo che ho trovato moderno e stimolante nonostante sia stato scritto più di 100 anni fa. Si tratta del libro "Psicologia delle folle" e potete trovarlo qui. La versione in pdf, più semplice da consultare, può essere reperita tramite un qualunque programma di file sharing.