Istruzioni per l'uso

Un buon modo per farsi un'idea dell'argomento trattato in questo blog è visionare il documentario "La Moneta come Debito". Per chi volesse approfondire ho stilato una breve lista di fonti sugli argomenti signoraggio/sovranità monetaria. La potete trovare nel post "Bibliografia Essenziale". L'elenco è in costante aggiornamento.

I commenti non sono moderati, siete liberi di esprimervi nel modo che ritenete più opportuno. Ognuno è responsabile del suo pensiero, io rispondo solo delle parole scritte di mio pugno.

Benvenuti,
(ersandro@gmail.com)

Prima di esprimere qualunque dubbio o giudizio vi consiglio di leggere i seguenti post. Potreste trovare le risposte alle vostre domande.

F.a.q.-Parte Prima (Le banche commerciali emettono moneta?)
F.a.q.-Parte Seconda (Da dove prende valore la moneta?)
F.a.q.-Parte Terza (Esiste una soluzione?)

venerdì 29 maggio 2009

Comunicazione di Servizio (3)

Altro giro altro evento.

Questa volta in quel di Trieste con replica, il giorno successivo, a Udine.

Eccovi il ink ed il banner.







giovedì 28 maggio 2009

Autogol

(Oggi vi propongo la traduzione di un testo che mi è stato indicato da un lettore del blog. Ringrazio chicco per la segnalazione.)

Una delle testimonianze più franche riguardanti il funzionamento del sistema bancario è stata data da Graham F. Towers, Governatore della Banca Centrale del Canada (dal 1934 al 1955), di fronte alla Commissione del Governo Canadese sul Sistema Bancario e Commerciale, nel 1939. La trattazione si sviluppa in 850 pagine. (Standing Committee on Banking and Commerce, Minutes of Proceedings and Evidence Respecting the Bank of Canada, Ottawa, J.O. Patenaude, I.S.O., Printer to the King's Most Excellent Majesty, 1939.) La maggior parte della testimonianza citata è il risultato dell'interrogazione svolta da Mr. "Gerry" McGeer, K.C., ex sindaco di Vancouver, che aveva ben compreso gli elementi essenziali di un sistema basato su di una banca centrale. Qui di seguito sono riportati alcuni passaggi:

D: Non c'è nessun dubbio sul fatto che le banche creino il mezzo di scambio (n.d.t. intende il denaro)?

Mr. Towers: E' così. Quello è lo scopo per cui esistono...Quello è il compito dell'attività bancaria, come quello di una fabbrica d'acciaio è di fabbricare l'acciaio. (p.287)

Il "processo di fabbricazione" consiste nell'eseguire, con penna ed inchiostro o con una macchina da scrivere, una scrittura in un libro contabile. Questo è quanto. (pp. 76 e 238)

Ogni singola volta che la banca concede un prestito (o compra titoli), viene creato nuovo credito bancario - nuovi depositi - nuovo denaro (pp. 113 e 238)

Parlando in senso più ampio, tutto il nuovo denaro proviene da una banca sotto forma di prestito.

Poiché i prestiti sono debiti, nel presente sistema tutto il denaro è debito. (p.459)

D: Quando il Governo presenta alla banca un valore di $1.000.000 in obbligazioni, viene creato denaro per la somma equivalente?

Mr. Towers: Sì.

D: Di fatto viene creato un milione di dollari sotto forma di nuovo denaro?

Mr. Towers: Sì, è così.

D: Attualmente questo è vero anche quando a rivolgersi alla banca sono il comune o la provincia?

Mr. Towers: O il singolo cittadino beneficiario di un prestito.

D: Anche quando un privato cittadino si rivolge alla banca?

Mr. Towers: Sì. 

D: Quando chiedo in prestito $100 da una banca come privato cittadino, la banca esegue una scrittura contabile e c'è un incremento di $100 nei depositi di quella banca, nel totale dei depositi di quella banca?

Mr. Towers: Sì. (p. 238)

D: Mr. Towers, quando permette al sistema delle banche commerciali di emettere depositi bancari che, con la pratica di usare assegni che è in voga al giorno d'oggi, costituiscono il mezzo di scambio con il quale vengono effettuati, suppongo, circa il 95% delle transazioni per affari pubblici e privati, virtualmente sta permettendo alle banche di emettere un sostitutivo per il denaro, giusto?

Mr. Towers: In questo senso, sì, i depositi bancari sono effettivamente denaro.

D: In questo senso sono effettivamente denaro, ma, di fatto, non sono denaro ma credito, scritture contabili utilizzate come sostitutivo per il denaro?

Mr. Towers: Sì.

D: Quindi autorizziamo le banche ad emettere un sostitutivo per il denaro?

Mr. Towers: Sì, ritengo che questa sia un'affermazione corretta riguardo al sistema bancario. (p. 285)

D: il 12% del denaro utilizzato in Canada viene emesso dal Governo tramite la Zecca e la Banca del Canada, e l'88% viene emesso dalle banche commerciali canadesi basandosi sulle riserve emesse dalla Banca del Canada?

Mr. Towers: Sì.

D: Ma se l'emissione di liquidità e denaro è un'importante prerogativa del governo, allora quella prerogativa è stata trasferita per l'88% dal governo al sistema delle banche commerciali?

Mr. Towers: Sì. (p. 286)

D: Mi può dire perché un Governo con il potere di emettere denaro dovrebbe cedere tale potere ad un monopolio privato e, quindi, prendere in prestito ciò che il parlamento può creare da sé, fino al punto di arrivare ad una bancarotta nazionale?

Mr. Towers: Se il parlamento volesse modificare il modo in cui opera il sistema bancario, ciò sarebbe sicuramente in suo potere. (n.d.t. per i paesi aderenti all'unione europea, dopo l'adozione dell'euro e l'istituzione della BCE, ciò non è più vero.)

D: Dal momento che siamo preoccupati per la guerra, per difendere la nazione non ci saranno difficoltà nell'aumentare i mezzi di finanziamento, a prescindere dall'ammontare di cose che sarà necessario fare?

Mr. Towers: Il limite delle possibilità dipende dagli uomini e dalle materie prime.

D: E nel caso in cui avessimo abbondanza di uomini e materiali, non ci sarebbero difficoltà per il sistema bancario attuale nel mettere a disposizione il mezzo di scambio necessario a mettere gli uomini e le materie prime al lavoro per difendere il regno?

Mr. Towers: Sì, è così. (p. 649)

D: Converrebbe sul fatto che qualunque cosa fisicamente possibile e desiderabile può essere resa finanziariamente possibile?

Mr Towers: Certamente. (p. 771)


Ognuno tragga le sue conclusioni.

Saluti,
Alessandro Bono.

martedì 26 maggio 2009

Oblio

Pochi giorni fa ripensavo a un film che mi aveva colpito per la sua originalità. Si tratta di "Memento", un lungometraggio montato al contrario e che comincia dalla fine. Leonard Shelby (il protagonista della storia) soffre di un disturbo molto particolare: non ha la capacità di registrare la memoria a breve termine. Ricorda il suo nome, la sua infanzia e chi è il presidente degli Stati Uniti ma vive nell'impossibilità di accumulare nuovi ricordi. La pellicola mi trasmise molto bene la sensazione di sospensione onirica provata da Leonard mentre si muoveva per il mondo senza poter fare affidamento sulla sua mente e, quindi, senza avere punti di riferimento. 

Noi tutti , bene o male, ci comportiamo in questo modo. Accumuliamo informazioni per poi dimenticarle quasi subito e ricominciare a vivere la quotidianità come se nulla fosse successo. Sentiamo in continuazione notizie che, se davvero venissero incamerate stabilmente, dovrebbero cambiare completamente il nostro modo di intendere e vivere la vita. Invece di modificare la rotta della nostra esistenza rimuoviamo quanto appreso per riprendere le "normali" attività a cui siamo abituati.

Parole riguardanti guerre, morti e povertà ci attraversano orecchie e cervello e la rapidità con cui le riusciamo a scordare in un colpevole atto di "dimenticanza" è paragonabile solo alla velocità con cui i mezzi di informazione passano da argomenti così importanti alle più incredibili stupidaggini. 

Come i lotofagi dell'Odissea mangiamo di nostra spontanea volontà il fiore che ci porta l'oblio e andiamo alla deriva in questa vita mettendoci così alla mercé di chi, furbescamente, sa come approfittare delle nostre debolezze.

Non è un bene, non è un male, è la natura dell'uomo da svariate migliaia di anni a questa parte.

Ogni evoluzione nasce dalla constatazione delle proprie limitazioni. Solo osservandole senza pregiudizi e per ciò che sono è possibile prenderne atto e, quindi, agire nel modo corretto per superarle.

In "Memento" Leonard ha una missione. L'ultima cosa che ricorda è l'uccisione violenta della moglie ed il suo unico scopo nella vita è di vendicarsi. Non conosce il volto dell'assassino e la sua particolare condizione non gli permette di portare avanti un'indagine nel senso comune del termine. Come potrebbe, infatti, riuscire a fare progressi quando ogni scoperta è destinata ad essere dimenticata nel giro di poche ore? E' per questo motivo che il protagonista comincia a prendere appunti ed a fotografare tutto quello che può essere utile al suo scopo. Nell'impossibilità di ricordare Leonard cerca di avere costantemente accesso ad una serie di informazioni che gli permettano, ogni giorno, di ricostruire gli eventi accaduti fino a quel momento.

La cosa più interessante e che contraddistingue il film è che Leonard si tatua addosso le informazioni di maggiore importanza. Se la memoria non ricorda lo farà il corpo. Dove non giunge la mente arriva la volontà. 

Non penso di essere migliore degli altri. Anche io sono soggetto a queste meccaniche e ogni tanto dimentico il mio scopo perdendo di vista la voglia di divulgare e di non vivere in modo passivo. A volte lo scoramento si fa sentire e mi assale un senso di impotenza. La gente mi guarda con occhi vacui e mi ascolta per poi rimuovere tutto e tornare a fare la vita di prima. Non è facile accettarlo e mi capita di chiedermi se valga la pena di fare quel che faccio.

Come Leonard necessito di paletti. Ho bisogno di ricordare, di dissuadermi dal dimenticare. Il blog è stato uno dei modi per "tatuarmi" e mettere dei punti fermi in grado di aiutarmi a ricostruire regolarmente il punto a cui ero rimasto.

E poi ci siete voi, i miei lettori. 

Mi scrivete, mi fate i complimenti e mi indicate materiale sempre nuovo ed interessante. Siete un corroborante per la mia volontà e mi aiutate a non perdere la messa a fuoco. Mentre cammino per la mia strada la vostra presenza mi accompagna, mi dà forza e mi stimola a procedere negli studi e nelle riflessioni di modo da potervi sottoporre materiale sempre all'altezza delle vostre aspettative. Siete una spinta che mi porta a cercare di essere una persona migliore.

Per questo vi ringrazio e, per quanto possibile, spero possiate trovare in me un aiuto nella costante lotta che, in quanto esseri umani, dobbiamo combattere per ricordarci di ricordare.

A tutti voi un saluto,
Alessandro Bono.   

mercoledì 20 maggio 2009

Potere

(Riassunto delle puntate precedenti: tutto il denaro viene emesso a debito dal sistema bancario, per ottenerlo il richiedente deve portare delle garanzie, le garanzie vengono accuratamente vagliate dalle banche che decideranno se considerare o meno il richiedente un potenziale "buon pagatore".)

Se decidiamo di chiedere un prestito per comprare la macchina nuova o un mutuo per acquistare casa, un posto di lavoro fisso ed una buona busta paga sono considerati, di norma, elementi sufficienti per giustificare l'erogazione del credito. Cosa succede, però, quando a presentare la domanda per un finanziamento è qualcuno che ha bisogno di centinaia di migliaia di euro per mettere in piedi una nuova società? E se a farlo fosse una grande azienda che necessita di decine di milioni di euro per espandersi verso nuovi mercati?

In casi di questo genere parte una sorta di contrattazione durante la quale il cliente cerca di convincere l'istituto di credito della validità del progetto che vuole realizzare e della sua futura capacità di onorare il debito contratto. Il denaro nasce di proprietà della banca ed è questa a decidere se fidarsi o meno. Essa può, in modo arbitrario, decidere di non concedere finanziamenti a chi non ritiene in grado di pagare. O a chi non è utile ai suoi scopi.

Una delle caratteristiche del credito è la discrezionalità. Nessuno mi costringe a prestare qualcosa ad un'altra persona se non voglio. Quante volte abbiamo visto nei film americani personaggi che cercano di convincere le banche ad investire su di una loro idea "vincente"? Per avere denaro bisogna in qualche modo guadagnarsi la fiducia del banchiere.

Le conseguenze che questo meccanismo comporta sono enormi: non solo le banche decidono quanto denaro circola, ma anche chi lo detiene. E' chiaro che finché parliamo di "piccoli" prestiti elargiti a singoli cittadini la cosa non ha grandi ripercussioni, ma quando la propensione al finanziamento può fare la differenza tra la vita e la morte di interi settori dell'economia è facile capire che le banche dispongono di un potere smisurato. Grazie al meccanismo con cui viene emesso il denaro esse possono esercitare enormi influenze sulla direzione intrapresa dallo sviluppo economico mondiale.

Quando qualcuno si ritrova ad avere un potere è naturale che lo utilizzi per i suoi scopi personali. Ricordiamo sempre che le banche commerciali (che emettono circa il 90% del denaro in circolazione) sono costituite da gruppi di privati che hanno degli specifici interessi. Questi, a meno di un inaspettato colpo di fortuna, non coincidono mai con quelli della collettività. I signori in questione hanno (come la maggior parte dei privati cittadini) lo scopo principale di massimizzare i loro profitti e, quindi, di promuovere le iniziative che assicurano maggiori ritorni economici. 

Purtroppo ciò è quasi sempre in contrasto con i bisogni della comunità. Già in passato ho avuto modo di sottolineare come l'attuale sistema economico promuova sempre le soluzioni più redditizie a scapito di quelle maggiormente efficienti. In un sistema così strutturato è naturale che ciò avvenga.

Vi pongo una domanda: se venissero presentati due brevetti nel campo della produzione di energia, uno che si basa su risorse abbondanti e che permette di rifornire gratuitamente il paese ed uno che utilizza fonti scarse (e quindi preziose) garantendo la possibilità di vendere il servizio a caro prezzo, secondo voi le banche quale promuoverebbero? Si fermerebbero a riflettere sulle conseguenze dei progetti a livello di impatto ambientale o sulla loro sostenibilità?

Come può un Governo impostare una politica economica quando non ha voce in capitolo sulla creazione e distribuzione della moneta? E' vero che può incentivare alcuni comportamenti virtuosi tramite il ricorso a sgravi fiscali (sobbarcandosi un costo) o tassare i comportamenti da scoraggiare (scaricando quindi il costo sul privato), ma l'ultima parola su chi avrà il denaro in mano sarà sempre e solo della banca.

E' così che nascono le multinazionali (vero e proprio braccio armato delle banche) che, non importa quanti soprusi possano perpetrare, riescono sempre ad avere accesso ai finanziamenti di cui hanno bisogno. Un po' come i gangster di Al Capone: il boss si premura di fargli avere accesso ai mezzi ed al denaro di cui hanno bisogno e, all'occorrenza, non si fa scrupoli a corrompere qualche giudice. Finché continuano ad agire nell'interesse del capo gli scagnozzi non hanno nulla da temere. Il vertice della piramide non si sporca le mani, non ne ha bisogno. Per ottenere ciò che vuole si limita a tirare i fili del potere di cui dispone.

Il più grande problema che l'economia in quanto "scienza" si propone di risolvere è quello della distribuzione dei redditi. In particolare essa dovrebbe essere equa e basata su principi meritocratici. Ma come si può ottenere questo risultato se la proprietà del denaro è squilibrata a partire dal momento stesso della sua emissione e se, di conseguenza, la sua distribuzione è affidata alla discrezionalità di privati cittadini?

Non è possibile vivere in un mondo equo e, allo stesso tempo, utilizzare una moneta la cui quantità e destinazione sono decise da lobbies costituite da persone provenienti da una ristretta elite finanziaria. Non si può ottenere un risultato comune attribuendo un potere a pochi. 

Come diceva Orwell: "Il potere è un fine, non un mezzo". 

Un saluto,
Alessandro Bono.

venerdì 15 maggio 2009

Quest'onda che viene che va...

Siamo abituati a vedere il sistema economico procedere alternando "boom" e "crack" in quelli che, ormai, sono noti come i cicli del mercato. Si tratta di un fenomeno che gli ambienti accadamici hanno accettato come strutturale senza mai, però, evidenziarne veramente le cause. Questo muoversi "a balzi" è ritenuto alla stregua di un fenomeno naturale, tanto che di fronte all'attuale congiuntura negativa la gente reagisce esattamente come farebbe di fronte ad un acquazzone che rovina la gita domenicale. L'unica differenza consiste nel fatto che la rassegnata scrollata di spalle è accompagnata dalla frase "Che ci vuoi fare, c'è la crisi..." invece che dal canonico "Piove, governo ladro!".

Ragionando in questo modo, però, non consideriamo che lo stesso sistema economico non è qualcosa di esistente come entità autonoma. In realtà si tratta di un costrutto che le persone e le istituzioni hanno creato e che mette le sue radici nelle regole che gli stessi individui hanno formulato. Se esso si muove secondo degli schemi ciclici, quindi, la ragione deve per forza di cose essere individuabile nei meccanismi che sono alla sua base.

Ed infatti, una volta compreso il modo in cui viene creata e messa in circolazione la moneta (il sangue di qualunque sistema economico), appare chiaro che i cicli del mercato sono un fenomeno tutt'altro che naturale. Si tratta, in realtà, della logica conseguenza di un'emissione di denaro possibile solo tramite l'indebitamento caricato di interessi.

Il nodo fondamentale sta nel fatto che un credito, per essere concesso, deve essere garantito dal debitore tramite l'impegno di beni presenti o futuri. Non è possibile, quindi, caricarsi di debiti (e quindi ottenere nuovo denaro) se non si è in possesso di una richezza tangibile o della possibilità certificata di crearne nell'immediato avvenire. Il problema sta nel fatto che, poiché le banche che emettono i prestiti richiedono sempre cifre maggiori di quelle che concedono, il raggiungimento di un limite oltre il quale diventa impossibile indebitarsi ulteriormente è solo una questione di tempo.

Cerchiamo di fare chiarezza con un esempio semplificato.

Immaginiamo un sistema economico appena nato in cui non esistono ancora industrie ed un'unica banca emette denaro in regime di monopolio. Un cittadino (imprenditore) vuole aprire una panetteria e dare così cibo e lavoro al resto della popolazione. 

All'inizio del ciclo economico l'imprenditore/panettiere non incontra difficoltà nell'ottenere i primi finanziamenti che gli permetteranno di dare il via alla produzione di pane. Il progetto della panetteria e la presenza di una domanda di pane nel mercato sono per la banca elementi sufficienti per considerare il futuro panettiere un potenziale buon pagatore.

Supponiamo che la banca applichi un tasso di interesse del 2% annuo. Per ottenere i primi 1.000€ l'imprenditore si impegna a restituirne 1.020 dopo un anno. A garanzia del prestito il potenziale panettiere mette una parte del pane che produrrà.

Il debito, come sappiamo, è per sua natura inestinguibile. Come può il panettiere restituire 1.020 euro quando ne circolano solo 1.000? L'unico modo che ha per andare avanti è di impegnare progressivamente frazioni sempre maggiori della sua produzione. Arriverà il momento in cui l'intero quantitativo di pane prodotto nell'arco dell'anno non basterà più a coprire i nuovi finanziamenti e l'imprenditore sarà costretto ad impegnare la stessa panetteria. Quanto detto è naturale ed inevitabile: è strutturalmente impossibile restituire qualcosa che non esiste.

Prima o poi il panettiere non sarà più considerato un buon pagatore. Ciò accadrà perché non avrà più beni per garantire ulteriori prestiti. A quel punto i rubinetti del credito verranno per lui chiusi. Questo comporterà automaticamente una fase di declino per l'economia dato che lo stop dei prestiti comporterà un'interruzione nell'immissione di nuovo denaro nel mercato. Non dimentichiamo, infatti, che la banca emette moneta in regime di monopolio. L'unico modo possibile per abbassare il livello di indebitamento (e quindi ridare il via all'immisione di denaro) in una situazione simile è tramite il sequestro coatto della panetteria.  

Sebbene si tratti di un esempio estremamente semplificato  la realtà in cui ci troviamo a vivere non è molto differente. A livello di aggregato il sistema economico si muove esattamente come la panetteria: ad una prima fase di crescita in cui è semplice ottenere i finanziamenti segue, necessariamente, un periodo di depressione dovuto all'eccesso di debiti rispetto ai beni reali. La situazione torna sotto controllo quando le banche (i creditori originali) iniziano ad eseguire pignoramenti riportando il debito a livelli accettabili. A quel punto la giostra può ripartire e si ricomincia a crescere.

Lo stesso James Garfield (ventesimo presidente degli Stati uniti) disse:

"Chiunque controlli l'ammontare del denaro circolante in un paese è il padrone assoluto della sua industria e del suo commercio. E quando capisci che l'intero sistema e' facilmente controllato, in un modo o nell'altro, da una ristrettissima elite, non avrai bisogno che qualcuno ti spieghi come nascono i periodi di inflazione e deflazione."

Questo fenomeno prende il nome di flusso e riflusso bancario.

Sappiamo che il sistema bancario crea denaro a costo praticamente zero prestandolo ad interesse. In virtù del suo diritto esclusivo a farlo otterrà, prima o poi, la proprità dei mezzi di produzione.

Non c'è nulla di naturale. Si tratta di fenomeni deliberatamente causati da un impianto di regole scritte e decise da persone che hanno costruito il sistema appositamente per fare i propri interessi. In questo modo, infatti, mantengono il controllo in modo non troppo palese facendo apparire come complessi (e quindi incomprensibili ai più) meccanismi in realtà semplici e lineari.

Il famoso economista John K. Galbraith nel suo libro "Soldi" scrive:

"Non c'è nulla che riguardi la moneta che non possa essere alla portata di una persona mediamente curiosa, diligente e intelligente. [..] Lo studio della moneta, più di ogni altro settore dell'economia, è quello in cui ci si serve della complessità per travestire la verità o per sfuggirle, non certo per rivelarla."

Fa sorridere che, di fronte a ciò, la maggior parte della gente continui ad individuare nella cattiva politica la causa dell'attuale recessione... 

A tutti un saluto,
Alessandro Bono. 

giovedì 7 maggio 2009

Chapeau

Denuncia del professor Auriti, docente universitario di diritto, della truffa dell'emissione monetaria ai danni del popolo. Si tratta di una registrazione (con rock in sottofondo) di un'intervista concessa da Auriti a Radio Radicale nel 2000, che non ha avuto nessun seguito nei mass media nonostante la gravità delle dichiarazioini rilasciate dal professore.

"Guardi, io ho presentato un disegno di legge al Senato, alla dodicesima, e ripetuta, alla tredicesima legislatura, per la proprietà popolare della moneta. Questo disegno di legge è fatto di cinquanta parole. Sono due articoli. Primo articolo, venti parole: "All'atto dell'emissione, la moneta nasce di proprietà dei Cittadini italiani, e va accreditata dalla banca Centrale allo Stato". La parola più importante è la parola "accreditata", che sostituisce la parola "addebitata".

Oggi, quando nasce un bambino, appena è nato, ci sono quaranta milioni di debito. Perché? Perché è una truffa all'origine. Io ho denunciato per truffa, falso in bilancio, associazione a delinquere, usura e istigazione al suicidio, Ciampi e Fazio. E allora sono stato invitato a fare una conferenza all'"Hotel delle quattro stagioni" a Rieti, ed è venuto il direttore della banca d'Italia locale… è venuto al microfono. Dico i testimoni, per esempio: il senatore Natali di Ascoli, e il senatore Belloni di Rieti.

Duecento persone in sala. Viene al microfono il direttore della banca d'Italia e dice: "Professor Auriti, le devo fare un rimprovero, perché lei ha insinuato che noi della banca d'Italia siamo dei delinquenti". Gli ho detto: "Guardi che è assolutamente falso. Io non ho insinuato. Io ho affermato che voi siete dei delinquenti. E se lei si ritiene offeso, lei mi deve denunciare per calunnia. Perché se lei non lo fa, vuol dire che quello che ho detto è vero. Qui la lotta è mortale.

O devo andare in galera io per calunnia, o deve andare lei in galera per truffa. Se no, è inutile che parliamo dello Stato di diritto". Prendiamo atto che ci troviamo in un regime di usura. Perché il Governatore della banca Centrale batte moneta con un costo del denaro del duecento per cento. Perché ci presta il dovuto, quindi distrugge il cento per cento di un credito, e carica dell'altrettanto cento per cento di debito.

Questo non è solamente usura. È truffa. E io gliel'ho dimostrato. E quando sono stato chiamato dal procuratore della repubblica di Roma Ettore Torri, mi ha chiamato e mi ha detto: "Professor Auriti, lei ha dimostrato l'elemento materiale del reato. Manca il dolo perché… è stato sempre così". E allora ho detto: "Scusi - e ho detto "Eccellenza" - prima di tutto faccio notare che la continuazione del reato è un aggravante, non è un esimente... e lei mi dice: È stato sempre così.

Poi, secondo punto: io ammetto la buona fede, per carità! Però dobbiamo chiarire: fino a quando non ti ho fatto la denuncia! Dopo che ti ho fatto la denuncia, come la mettiamo?" Qui, il reato seguita. Ed io ho fatto la denuncia l'8 marzo del '93, insieme a un pugno di miei studenti. Siamo andati alla Procura della Repubblica e abbiamo firmato. Perché io penso che la migliore lezione che possa dare un professore ai suoi studenti è l'esempio. E quando uno da' questi esempi, esercita la sua dignità. E la dignità gratuita non esiste.

Quando io ho fatto la causa contro la banca d'Italia per avere l'accertamento di chi è la proprietà della moneta, mi hanno dato torto, e mi hanno condannato a dieci milioni di spesa, che è stata trattenuta su iniziativa della banca d'Italia - le spese di causa - sul mio stipendio. Io presi il foglio con cui mi notificavano il pignoramento dello stipendio, e l'ho messo nella bacheca dell'Università, perché ho detto agli studenti: "Ecco, io pago, perché voglio la proprietà popolare della moneta".

È chiaro? La dignità gratuita non esiste. Io mi sento fuori di questo tempo. Ecco perché ho bisogno di cominciare a lanciare dei messaggi che finalmente possono costituire un'alternativa per le nuove generazioni. Oramai le nuove generazioni... se noi seguitiamo così, non avranno altra scelta che quella tra il suicidio e la disperazione.

Questa avverrà se noi non sostituiremo alla moneta debito, la moneta proprietà. Ecco perché noi abbiamo fatto la scuola di Aquila, che si contrappone a Maastricht. Maastricht è moneta debito. Noi siamo moneta proprietà. È una nuova scuola che è nata".

Audio dell'intervista in mp3

lunedì 4 maggio 2009

F.a.q. - Parte Seconda

Subito dopo la riserva frazionaria e l'emissione della moneta da parte delle banche commerciali l'argomento su cui ricevo più domande è la questione della banca centrale e della carta moneta. I dubbi nascono dal fatto che molte persone indicano lo scambio tra banconote di nuova emissione e titoli del debito pubblico come "condicio sine qua non" affinché le stesse banconote possano avere un valore. Costoro proseguono sostenendo che, se l'immissione di denaro non avvenisse tramite l'acquisto dei suddetti titoli, le banconote sarebbero equiparabili alla carta straccia e perderebbero completamente il loro valore.

Tali ragionamenti sono privi di qualunque fondamento. Pensare che debba esistere qualcosa al di fuori del denaro stesso per dargli valore è contrario a qualunque teoria economica. Vediamo cosa dice al riguardo il Modern Money Mechanics. Il paragrafo "What Makes Money Valuable" ("Cosa dà Valore al Denaro") recita così:

"In the United States neither paper currency nor deposits have value as commodities. Intrinsically, a dollar bill is just a piece of paper, deposits merely book entries. Coins do have some intrinsic value as metal, but generally far less than their face value.

What, then, makes these instruments - checks, paper money, and coins - acceptable at face value in payment of all debts and for other monetary uses? Mainly, it is the confidence people have that they will be able to exchange such money for other financial assets and for real goods and services whenever they choose to do so."

Traduzione:

"Negli Stati Uniti (come in ogni economia che utilizza moneta a corso legale - n.d.t.) né la carta moneta né i depositi hanno valore presi come beni. Intrinsecamente una banconota è solo un pezzo di carta, i depositi sono semplici scritture contabili. Le monete hanno un qualche valore intrinseco come materiale metallico, ma generalmente si tratta di molto meno del loro valore di facciata.

Cosa, dunque, rende questi strumenti - assegni, carta moneta e monete metalliche - accettabili per il valore di facciata come pagamento per tutti i debiti e per gli altri impieghi monetari? Principalmente è la fiducia che la gente ha nel fatto che sarà in grado di scambiare quel denaro per altre attività finanziarie e per beni e servizi reali in qualunque momento decidano di farlo."

Ecco perché si dice che nelle economie moderne utilizziamo moneta fiduciaria. La fiducia nel denaro può essere dovuta a diversi fattori, nella maggior parte dei casi si ricorre alla tutela legale.

Facciamo un paio di esempi.

Pochi sanno che una delle forme più longeve che il denaro ha assunto nel corso della storia consisteva in semplici bastoncini di legno. I Tally sticks, questo il loro nome, erano ottenibili a costo praticamente nullo e si affiancavano alle normali monete metalliche. Sono rimasti in vigore per oltre 700 anni. Il motivo per cui acquisivano valore era da ricercare nel fatto che si trattava dell'unica valuta accettata per il pagamento delle tasse. Per questo motivo in molti casi la gente preferiva detenere tally sticks al posto delle monete d'oro. La tutela legale valeva più del valore intrinseco.

Anche in Italia il valore dell'euro (e della lira prima di lui) non è certo dovuto al fatto che le banconote sono coperte dai titoli, ma dalla legge che obbliga i creditori ad accettare i pagamenti fatti in denaro. Aggiungo anche che, allo stesso modo dell'Inghilterra medioevale, anche in Italia è obbligatorio utilizzare il denaro per pagare tasse ed imposte. Per capirci 2.000€ euro di tasse possono essere pagati solo con un ammontare equivalente di denaro e non, per esempio, con 2.000€ di frutta, verdura o un qualunque altro bene.

Il denaro, quindi, possiede un valore in virtù della fiducia della gente, non grazie al fatto che è entrato nel mercato tramite l'acquisto di un titolo. Si tratta del valore indotto teorizzato da Auriti.

A tale proposito vorrei fare una precisazione: spesso i difensori del sistema economico attuale accusano chi si occupa di signoraggio e moneta-debito di considerare il denaro come inutile carta straccia. E' esattamente il contrario, semmai sono gli stessi accusatori a pensarla in questo modo. Ne "Il Paese dell'Utopia" possiamo leggere che, essendo stato accettato come misura del valore, il denaro possiede anche il valore della misura. Detto in parole semplici: il solo fatto di aver accettato una banconota da 100€ come misura di un equivalente valore fa sì che quella stessa banconota possieda 100€ di valore. Questo è valido per tutti gli strumenti di misurazione, una riga da un metro può misurare una lunghezza equivalente solo in virtù del fatto che possiede essa stessa tale lunghezza.

Si può arrivare alla medesima conclusione anche ragionando con il buon senso. In fondo le banconote in circolazione possiedono un valore anche se la maggior parte delle persone che le utilizza non ha la minima idea del modo in cui sono state emesse e se esiste o meno un titolo a loro garanzia.

La banconota, quindi, possiede il suo valore per il semplice fatto che la gente vi ripone fiducia. Sono, semmai, gli stessi economisti ortodossi a sostenere che si tratta di carta straccia e che è necessario stampare un titolo di debito (n.b. altra carta) per dargli valore.

La domanda può sembrare lapalissiana, ma è della massima importanza: se il valore della moneta nasce dalla fiducia delle persone, perché può essere da loro ottenuta solo tramite prestito? A chi emette denaro non è riconosciuta solo la proprietà del mezzo fisico (la banconota) che ha prodotto, ma anche quella del valore da esso rappresentato ed indotto dalla collettività. Non è infatti possibile prestare, scambiare o cedere qualcosa che non si possiede.

Che quanto detto fino ad ora sia vero lo si può comprendere meglio con il classico esempio del banchiere sull'isola deserta: questi può stampare tutto il denaro che vuole, ma le banconote così emesse non varranno mai nulla poiché non c'è gente che vi riponga fiducia.

Poichè si basa sul debito l'emissione di moneta ridistribuisce la ricchezza. Attualmente a godere di questa ridistribuzione sono le banche centrali e quelle commerciali, di certo non lo Stato o i suoi cittadini che si ritrovano a bilanciare l'arricchimento del sistema bancario con le loro passività. Chi crea il denaro si appropria in via esclusiva di un valore generato collettivamente.

Riassumendo: il denaro non è carta straccia, possiede un valore indotto per il solo fatto che le persone lo accettano come mezzo di scambio; tale valore, quindi, è generato dalla stessa collettività che accetta la moneta; emettendo a debito il mezzo fisico che lo rappresenta la banca centrale se ne appropria.

L'emissione tramite debito non serve a dare valore al denaro, ma a consegnare nelle mani del sistema bancario, che lo emette in via esclusiva, la proprietà del valore che esso già possiede.

Spero di essere stato utile,

Alessandro Bono.

sabato 2 maggio 2009

F.a.q. - Parte Prima

Questo articolo è stato modificato e ripubblicato dall'autore sul sito www.monetaproprieta.it.


Ricevo spesso e.mail e commenti che richiedono chiarificazioni e spiegazioni su come le banche commerciali creino denaro. In particolare c'è chi nega che ciò accada, chi è più possibilista e inizia le proprie domande scrivendo "Se fosse come dici tu..." e chi, spaesato dal gran numero di fonti disponibili, mi sottopone articoli in contraddizione con quanto scrivo chiedendomi un'opinione in merito.

In molti pensano che l'emissione di moneta da parte degli istituti di credito privati sia una teoria di una ristretta cerchia di "cospirazionisti", un'opinione basata su una cattiva interpretazione dei testi o dovuta ad una scarsa preparazione in materia. E' curioso constatare che, il più delle volte, a sostenere tale linea di pensiero siano persone che non hanno mai aperto un libro di economia.

Ho deciso di scrivere questo post per raccogliere in un'unica sede alcune delle fonti e dei dati che dimostrano come l'esistenza di una sua richiesta sia l'unica giustificazione necessaria alle banche commerciali per creare denaro. Quello che voglio dimostrare è che non si tratta di una supposizione, ma di un dato di fatto che qualunque economista può confermare come vero.

Prima di tutto bisogna capire cosa intendiamo per denaro. Se non c'è chiarezza sui termini fondamentali è impossibile costruire un ragionamento. In molti parlando di denaro pensano subito ad un pezzo di carta colorata con un numero sopra, ma nella realtà questa è solo una delle forme che esso può assumere.

Vediamo cosa dice in proposito il "Modern Money Mechanics". Per chi non lo sapesse si tratta di un testo edito dal stessa Federal Reserve (e che quindi non può essere tacciato di scarsa credibilità). Al suo interno sono analizzati i principi di base di un'economia fondata sull'esistenza di una Banca Centrale di emissione e sul ricorso alla pratica della riserva frazionaria. Si tratta di un testo fondamentale di cui consiglio la lettura a tutti coloro che non hanno problemi con l'Inglese.

Dopo l'introduzione troviamo il paragrafo intitolato "What is Money" ("Cos'è il Denaro?"). Al suo interno possiamo leggere:

"Today, in the United States, money used in transactions is mainly of three kinds - currency (paper money and coins in the pockets and purses of the public); demand deposits (non-interest bearing checking accounts in banks); and other checkable deposits, such as negotiable order of withdrawal (NOW) accounts, at all depository institutions, including commercial and savings banks, savings and loan associations, and credit unions. Travelers checks also are included in the definition of transactions money."

Traduzione:

"Oggi, negli Stati Uniti (come nel resto del mondo - n.d.t.), il denaro utilizzato nelle transazioni è principalemente di tre tipi: Valuta liquida (denaro di carta e monete nel portafogli e nei risparmi statali); conti di deposito a vista (conti presso le banche che non generano interessi); e le altre forme di deposito verificabile, in quanto ordini di prelievo negoziabili, esistenti presso tutti gli istituti di deposito, incluse le banche commerciali, di risparmio e le unioni di credito. Anche i travelers check sono inclusi nella definizione di denaro."

Un' altra fonte facilmente verificabile (oltre ad un qualunque testo universitario di macroeconomia) è il dizionario economico online della casa editrice Simone. Alla voce "Moneta" è scritto:

"La mancanza di una definizione univoca di moneta pone seri problemi per ciò che riguarda la regolazione dell'offerta di moneta (v.) e la politica monetaria in genere: la consapevolezza che nell'aggregato moneta possono essere inclusi strumenti finanziari diversi (quali i conti corrente o i titoli di Stato) ha perciò spinto le autorità monetarie a definire aggregati monetari (v.) sempre più ampi; in essi, la funzione di intermediario degli scambi perde via via importanza a favore di attività finanziarie che, pur essendo meno liquide, meglio rispondono alla funzione di fondo di valore."

E' quindi universalmente riconosciuto che nella definizione di denaro non rientrano solo le banconote, ma anche i depositi a cui, come sappiamo, non corrispondono necessariamente quantità fisiche di moneta. Non si può andare avanti con il ragionamento se non constatiamo che anche i numeri digitali presenti nei database delle banche commerciali sono denaro a tutti gli effetti.

Se ad emettere le banconote è la Banca Centrale, resta da chiarire chi emette questa ulteriore forma di denaro. Proseguendo nella lettura del MMM e leggiamo il paragrafo intitolato "Who creates Money" ("Chi crea il Denaro"):

"Changes in the quantity of money may originate with actions of the Federal Reserve System (the central bank), depository institutions (principally commercial banks), or the public. The major control, however, rests with the central bank.

The actual process of money creation takes place primarily in banks.(1) As noted earlier, checkable liabilities of banks are money. These liabilities are customers' accounts. They increase when customers deposit currency and checks and when the proceeds of loans made by the banks are credited to borrowers' accounts."

Traduzione:

"Le variazioni della quantità di moneta possono essere originate da azioni del Federal Reserve System (la banca centrale), degli istituti di deposito (principalemente le banche commerciali), o dallo stato. Il controllo principale, comunque, è esercitato dalla banca centrale.

L'attuale processo di creazione del denaro avviene principalmente presso le banche. Come notato precedentemente, le passività delle banche sono denaro. Tali passività sono i conti dei clienti. Questi conti aumentano quando i clienti depositano valuta e assegni e quando i prestiti effettuati dalle banche vengono accreditati sui conti dei beneficiari."

Visionando su youtube il mio video "Il libro di Economia ed il Signoraggio" potrete constatare che la creazione del denaro da parte delle banche tramite il credito è un dato accertato e confermato anche dalle fonti accademiche. Non si tratta di un teoria ma della realtà dei fatti.

Tale processo può avere luogo grazie al ricorso da parte delle banche al meccanismo legalmente regolamentato della "riserva frazionaria". Cercando su wikipedia questo termine e saltando direttamente al paragrafo "L'espansione del credito" possiamo leggere quanto segue:

"La riserva frazionaria è un moltiplicatore che consente l'espansione del credito. In un sistema a riserva frazionaria diversa dal 100% la banca può accreditare del denaro in quantità superiori ai depositi che ha."

Se confrontiamo quanto riportato con ciò che possiamo leggere in un qualunque testo sull'argomento (come lo stesso MMM nei capitoli successivi) non faremo che trovare conferme.

Tirando le somme: le banche commerciali possono incrementare i conti correnti dei clienti pur non possedendo fisicamente il denaro corrispondente; poiché anche i conti correnti sono una forma di denaro, facendo ciò, la banca ne sta creando di nuovo.

Sempre sul sito della casa editrice Simone (una delle più accreditate in ambito accademico) alla voce "Moltiplicatore dei depositi" (un altro modo per chiamare la riserva frazionaria) è scritto :

"Capacità delle banche di favorire, nel momento in cui concedono prestiti, l'aumento dei depositi e creare in questo modo nuova moneta bancaria (v.). "

Quanto detto è riscontrabile anche nei dati empirici. Sul sito del CNEL (Centro Nazionale dell'Economia e del Lavoro) sono presenti i rilevamenti riguardanti l'ammontare dei conti correnti depositati in Italia nell'anno 2001. Nel caso specifico stiamo parlando di oltre 550 miliardi di euro.

Confrontando questa cifra con il bilancio della Banca d'Italia del medesimo anno, a pag.31 possiamo leggere che, a fronte di quei depositi, esistevano 64,6 miliardi di euro in banconote e 7,5 miliardi nei conti di riserva obbligatoria (depositi immediatamente monetizzabili) degli istituti di credito.

Nel 2001 circolavano più di 450 miliardi di euro creati dalle banche commerciali a cui non corrispondevano banconote e che, nella pratica, non erano convertibili in denaro fisico. Passatemi l'espressione, ma si tratta di vero e proprio denaro creato dal nulla. Purtroppo non sono stato in grado di trovare dati più aggiornati sul volume dei depositi bancari in Italia.

Per dirla tutta è anche possibile che le banche possiedano riserve sotto altre forme (tipo valuta estera), ma dubito fortemente che queste bastino a coprire la differenza sopra esposta. Ed allo stesso modo è vero che altri paesi (come gli Stati Uniti) potrebbero possedere parte degli euro emessi che, quindi, non farebbero più parte delle riserve della banche italiane. Nel complesso i fenomeni dovrebbero tendere a compensarsi.

Concludo qui la mia analisi. Chiedo perdono se sono stato eccessivamente prolisso, ma ritenevo fondamentale chiarire questo punto. Che le banche creino denaro è un dato di fatto, non è possibile discutere delle conseguenze che questa pratica provoca nell'economia reale con un interlocutore che la mette in dubbio. Se ancora non vi fidate, provate a chiedere all'amico che lavora allo sportello della banca e riceverete solo conferme.

Spero che questo articolo vi possa essere utile, magari quando avrete a che fare (come spesso mi capita) con persone che si ostinano a sostenere che il bianco sia nero.

Sempre a disposizione,
Alessandro Bono.