Istruzioni per l'uso

Un buon modo per farsi un'idea dell'argomento trattato in questo blog è visionare il documentario "La Moneta come Debito". Per chi volesse approfondire ho stilato una breve lista di fonti sugli argomenti signoraggio/sovranità monetaria. La potete trovare nel post "Bibliografia Essenziale". L'elenco è in costante aggiornamento.

I commenti non sono moderati, siete liberi di esprimervi nel modo che ritenete più opportuno. Ognuno è responsabile del suo pensiero, io rispondo solo delle parole scritte di mio pugno.

Benvenuti,
(ersandro@gmail.com)

Prima di esprimere qualunque dubbio o giudizio vi consiglio di leggere i seguenti post. Potreste trovare le risposte alle vostre domande.

F.a.q.-Parte Prima (Le banche commerciali emettono moneta?)
F.a.q.-Parte Seconda (Da dove prende valore la moneta?)
F.a.q.-Parte Terza (Esiste una soluzione?)

domenica 28 dicembre 2008

Intermezzo II

In questo periodo natalizio e di feste vi propongo un altro testo tradotto. Tornerò al più presto a scrivere materiale originale. Per adesso spero che questi articoli siano spunto di riflessione per voi come lo sono stati per me.

Questo articolo ha catturato la mia attenzione dato che tratta di una formula di rifinanziamento dei debiti molto pubblicizzata anche nel nostro paese. Per la serie “nessuno ti regalerà mai niente” e “se una cosa sembra troppo bella per essere vera, probabilmente non lo è”.

Per i proprietari di casa disperati abbondano le truffe

CBS notizie della sera: come una compagnia che promette aiuto sta costando ad una donna il suo sogno ameriano

Dec. 27, 2008 | by Bill Whitaker

(CBS) La California è stata in testa alla nazione per pignoramenti il mese scorso e gli artisti della truffa sembrano essere usciti fuori dal legno (suppongo che ci sia un gioco di parole riferito alle tarme) per ingannare i proprietari di casa disperati, così riferisce il corrispondente della CBS Bill Whitaker.

La casa di Alexandria Craig è piena di memorie. Era la casa dei suoi genitori e la ereditò quando morirono. C'è una foto di suo nonno sulla mensola del caminetto.

Ora sta per perdere quella casa dopo aver contratto una serie di prestiti ad alto interesse che l'hanno lasciata in un debito senza speranza. Lei dice che i prestiti “aiutavano a bilanciare ciò che non era sufficiente” per i pagamenti.

Il suo salario da assistente legale per la contea di Los Angeles non era sufficiente. Disperata nel tentativo di mantenere la proprietà della casa rispose ad un annuncio che suonava astuto e che risultò troppo buono per essere vero.

Craig accettò di pagare 30.000$ e di condividere la proprietà di casa sua con una compagnia che si occupa di pignoramenti. La compagnia disse che avrebbe utilizzato la loro quota di casa sua per pagare i suoi debiti e che il suo credito sarebbe stato saldato. Lei pensava che dopo un anno avrebbe riavuto la sua casa indietro.

L'accordo della compagnia assicurava che i clienti avevano “una quota sufficiente della casa” per “pagare le passività”, “saldare il credito attuale”, e cosa più importante che “sarebbero rimasti nella casa senza altri problemi e preoccupazioni.”

Si tratta di una classica truffa finalizzata al pignoramento, dice l'avvocato Debra Zimmerman.

“Dovrebbe esserci un'enorme bandiera rossa per chiunque offra di fare una cosa del genere a pagamento, dato che non c'è motivo di pagare per un aiuto,” dice Zimmerman, dei servizi legali Bet Tzedek. “Le modifiche dei prestiti possono essere fatte gratuitamente.”

Nella tipica truffa il proprietario di casa cede la proprietà ad un terzo soggetto che promette di applicare un tasso di interesse più basso sul mutuo. Quello che spesso succede è che il soggetto terzo incassa la partecipazione nella casa, trasformando il proprietario in un affituario.

“Questo è il sogno americano, e lo stanno perdendo. Quacuno si presenta per venirgli in soccorso,” dice la Zimmerman. “Si tratta di una truffa molto, molto invitante.”

In California le vittime di questa truffa sono talmente tante che il Procuratore ha istituito un'allerta per i consumatori.

Ma l'avvertimento è arrivato troppo tardi per Alexandria Craig. Casa sua è in fase di pignoramento e la prossima settimana dovrà affrontare lo sfratto. Sia la compagnia di pignoramento che la banca pignorante negano qualunque malefatta.
“Ti senti come se stessi affogando e nessuno ti stia mandando una scialuppa di salvataggio,” dice la Craig sospirando.

In mancanza di un miracolo, la Craig dice che si trasferirà nella sua macchina la prossima settimana, perdendo le sue memorie di famiglia e il suo sogno americano.

Traduzione di ErSandro.

Articolo originale: http://www.cbsnews.com/stories/2008/12/27/eveningnews/main4687773.shtml?source=RSSattr=HOME_4687773

mercoledì 17 dicembre 2008

Intermezzo

Oggi ho deciso di riportare un articolo che ha catturato la mia attenzione. Si tratta di un monito a non dare nulla per scontato, anche quando parliamo di uno strumento che ad una prima occhiata può sembrare libero ed indipendente come internet. Fate attenzione a quello che leggete, mettete tutto in dubbio, soprattutto quando il vostro interlocutore sembra difendere il potere costituito. Buona lettura.

N.B= “Spin doctor” è un termine inglese che letteralmente vuol dire : “persona incaricata di presentare le scelte di un partito politico sotto una luce favorevole”. Una buona traduzione in Italiano potrebbe essere “manipolatore di immagine”, anche se non rende completamente l'idea. Non potendo essere più preciso ho deciso di mantenere il termine originale.


16/12/2008

Gli “internet spin doctors” della Cina

di Michael Bristow
BBC News, Beijing

La Cina sta utilizzando un numero crescente di commentatori su internet in un sofisticato tentativo di controllare l'opinione pubblica.

Questi commentatori sono utilizzati dai dipartimenti del governo per perlustrare Internet alla ricerca di cattive notizie e, quindi, negarle.

Postano su siti e forum commenti che rigirano le cattive notizie mostrandole come buone in un tentativo di formare l'opinione pubblica.

I leaders cinesi sembrano consapevoli che Internet – l'unico forum pubblico dove i punti di vista possono essere espressi liberamente – richiede grandi attenzioni.

E' da molto tempo che i leaders del Partito Comunista cinese cercano di influenzare l'opinione pubblica controllando ciò che i media possono riportare.

Questa politica è stata estesa ad Internet, e molti siti sono stati bloccati da un sistema che alcuni hanno soprannominato “il grande Firewall cinese”.

Voci ed opinioni

Ma il Cyberspazio – dove i punti di vista possono essere espressi istantaneamente ed in via anonima – non è facile da controllare come i mezzi di informazione tradizionali.

Commenti, voci ed opinioni possono diffondersi velocemente tra i gruppi di Internet in un modo che rende difficile la censura da parte del governo.

Così invece di cercare semplicemente di impedire alle persone di avere la libertà di parola, il governo sta anche cercando di cambiare il modo in cui pensano.

Per fare questo utilizzano dei commentatori su Internet ideologicamente solidi ed addestrati in modo speciale.

Sono stati soprannominati “il partito dei 50 centesimi” perché questo è quanto si ritiene siano pagati per ogni singolo post positivo (50 centesimi cinesi; $0.07; £0.05).

"Quasi tutti i dipartimenti del governo hanno a che fare con critiche che sono al di là del loro controllo,” dice Xiao Qiang, dell'Università della California a Berkeley.

“Non c'è molto che possano fare, oltre all'organizzare i propri spinning team per svolgere le loro pubbliche relazioni,” dice il professore di giornalismo, che sorveglia la Cina.

Spin machine (letteralmente centrifuga, vedi anche la nota iniziale)

In un documento rilasciato dall'ufficio di pubblica sicurezza nella città di Jiaozuo nella provincia di Henan ci si vanta del successo di questo tipo di approccio.

Il documento riporta la storia di un cittadino scontento che dopo essere stato punito per un'infrazione stradale aveva postato su di un sito un commento negativo sulla polizia.

Uno dei commentatori dell'ufficio riportò questo post alle autorità nell'arco di meno di 10 minuti dal momento in cui era apparso.

L'ufficio, quindi, cominciò a “rigirare” (spin), utilizzando più di 120 persone per postare i loro commenti che hanno modificato nettamente il dibattito.

“Dopo venti minuti, la maggior parte dei post supportava la polizia – in effetti molti degli utenti avevano iniziato a condannare il commentatore originale,” dice il documento.

Questi formatori di opinioni su internet devono, ovviamente, mostrare lealtà e supporto alle autorità.

Hanno anche bisogno di altre capacità, come chiarisce un documento proveniente dal dipartimento di igiene nella città di Nanning nella provincia di Guangxi.

“[Essi] hanno bisogno di possedere qualità politiche e professionali relativamente buone, e devono avere spirito pionieristico ed intraprendente,” dice il documento.

E' necessario che essi siano anche in grado di reagire rapidamente, prosegue.

“Decine di migliaia”

La pratica di assumere questi commentatori è partita un paio di anni fa da un governo locale che trovava difficile controllare l'opinione pubblica.

Non potevano fare affidamento su Beijing per monitorare e bloccare ogni singola notizia riguardante i dintorni, così se ne uscirono con la loro soluzione personale.

I commentatori di Internet si sono ormai diffusi, sostengono gli esperti. Alcuni stimano che oggi ce ne siano decine di migliaia.

Ci sono anche resoconti su centri speciali che sono stati predisposti per addestrare il nuovo esercito di “spin doctors” di internet.

Il loro lavoro è più importante di quanto potrebbe essere in qualunque altro posto del mondo.

“Politicamente, la rete è più importante in Cina di quanto sarebbe in altre società perché è l'unico spazio pubblico dove le persone si possono esprimere,” dice il professor Xiao.

Questo punto non è sfuggito al presidente cinese Hu Jintao.

Quando precedentemente quest'anno ha chattato online in un forum di internet disse che era importante dare il via ad “un nuovo percorso per l'indirizzamento dei media” su Internet.

Il team di commentatori sponsorizzati dallo stato ha molto lavoro di fronte.


Traduzione di ErSandro

Articolo originale:
http://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/7783640.stm

venerdì 28 novembre 2008

Inflazione - Parte Seconda

Un incendio distrugge la metà delle riserve di petrolio disponibili sul mercato, il prezzo della benzina sale. Cambiano le tendenze della moda, le collezioni dell'anno precedente vengono vendute con forti sconti. Un nuovo macchinario rende meno costosa la produzione dei microprocessori, i computer diventano più convenienti. Gli shock nella domanda o nell'offerta di un determinato bene comportano variazioni del suo prezzo, si tratta di un fenomeno logico e semplice da comprendere. Si chiamano fluttuazioni dei prezzi e, a seconda dei casi, possono essere al rialzo o al ribasso. 

L'inflazione, però, è un'altra cosa. A prescindere dalle fluttuazioni e dagli shock il livello generale dei prezzi cresce costantemente nel tempo. Cosa spinge i prezzi ad aumentare anche in assenza di eventi che modificano la domanda o l'offerta dei beni sul mercato? Nel post precedente è stato sottolineato che, oltre agli elementi appena elencati, a causare inflazione può essere solo la presenza di un'eccessiva quantità di moneta. Se i prezzi salgono di anno in anno vuol dire che il valore nominale della massa monetaria cresce in ogni dato momento più velocemente di quello dei beni e dei servizi che vengono scambiati nell'economia. Come è possibile? Pensare che i responsabili dell'emissione di moneta siano così miopi da sbagliare le loro previsioni tutti gli anni non è credibile. Deve esserci un'altra ragione.

Prendiamo il caso di un'economia in crescita. Se da un anno all'altro la produzione cresce ed il fine del Governo è di mantenere la stabilità dei prezzi esso dovrà assicurare un aumento della moneta circolante. Nel caso in cui ciò non succedesse si verificherebbero fenomeni di deflazione (calo dei prezzi dovuto all'insufficienza di moneta) con tutte le conseguenze negative che ne deriverebbero.

Torniamo all'esempio. L'economia è cresciuta e si è resa necessaria l'emissione di nuova moneta. Ripassiamo come avviene questa procedura. Il Governo non ha la possibilità di stampare direttamente denaro, l'unica cosa che può fare è emettere titoli di debito e venderli all'asta agli operatori abilitati. Parte di questi titoli saranno poi venduti alla Banca Centrale attraverso operazioni di mercato. Il processo è stato descritto del dettaglio qui. Quello che è importante capire è che per ogni banconota presente sul mercato esiste un corrispondente titolo di debito. In pratica ogni volta che l'economia cresce e viene stampato nuovo denaro il Governo si indebita per un valore maggiore di quello appena creato. Per esempio se l'economia produce un nuovo bene dal valore di 100€ (è bene usare sempre cifre tonde per rendere più semplice la comprensione) per avere l'equivalente in moneta il Governo dovrà emettere un titolo di debito da 100€ più interesse. Ipotizziamo che il tasso di interesse sia fissato al 2% annuo e che il titolo vada rimborsato dopo dodici mesi, risulterà un debito di 102€.

E' bene riflettere un momento sull'assurdità della cosa. Per avere a disposizione il simbolo monetario che rappresenta il valore di un nuovo bene il Governo si deve indebitare per un ammontare maggiore del valore del bene stesso. Prendendo come riferimento i dati ipotizzati precedentemente, ogni volta che il mercato produce beni o servizi per un valore di 100€ per mantenere la stabilità dei prezzi ed evitare deflazione viene creato un debito da 102€. Il discorso resta il medesimo anche nel caso in cui la nuova moneta non è emessa dalla Banca Centrale, ma da un istituto di credito attraverso la concessione di un prestito. Anche in questo caso, infatti, viene applicato un interesse al capitale. 

Se la massa monetaria crescesse esattamente nello stesso modo in cui cresce il valore dei beni e servizi prodotti, nell'attuale sistema della Banca Centrale, il fallimento avverrebbe nel giro di pochissimi anni. Gli interessi, infatti, non verrebbero mai rimborsati e, come visto nel post precedente, il debito aumenterebbe talmente velocemente da fagocitare tutto il prodotto in tempi molto brevi. 

Il mercato ha solo un mezzo per rimandare l'inevitabile: estendere la rete del debito in modo da poter produrre un quantitativo maggiore di moneta e rimborsare, almeno in parte, gli interessi sul debito. Nell'esempio riportato in questo post le banche avrebbero potuto rimandare il loro fallimento acquisendo nuovi clienti ed estendendo, quindi, il debito ad un maggior numero di soggetti. Ovviamente si tratta di una soluzione per il breve periodo. Il debito totale continua a crescere a causa dell'applicazione di un interesse ed il problema è solo rimandato. I soldi utilizzati per coprire gli interessi, infatti, sono a loro volta bilanciati da un altro debito. Ricordate sempre, nel sistema attuale non esiste ricchezza senza che gli corrisponda un debito del medesimo valore più gli interessi.

Torniamo alla domanda iniziale: come è possibile che venga emessa sempre più moneta del necessario? A questo punto la risposta è scontata: oltre al denaro necessario a misurare il valore dei nuovi prodotti bisogna creare quello che serve a coprire gli interessi sul debito che, nella pratica, non corrispondono a nessun bene materiale. Ecco perché i movimenti della massa monetaria generano costantemente e necessariamente inflazione.

Questa constatazione è valida per quanto riguarda il livello generale dei prezzi, ma ovviamente non ci dice nulla sull'andamento del prezzo di un singolo bene. E' come al casinò. Tutti sappiamo che il banco vince sempre e che alla chiusura le vincite totali dei clienti saranno sempre minori delle loro perdite, ciò non toglie che alcuni giocatori concluderanno in positivo. Un discorso simile è applicabile anche ai mercati finanziari ed alle borse, il fatto che qualcuno guadagni non compensa le perdite della collettività.

Abbiamo visto con che ritmo crescono i prezzi, il loro andamento è esponenziale perché l'economia è costretta ad inseguire un debito che aumenta con lo stesso andamento.

In questi giorni si parla molto di recessione e di conseguente abbassamento del livello dei prezzi. Anche se può sembrare una buona notizia non lo è. Nei periodi di deflazione la differenza tra debito e valore della produzione cresce ancora più rapidamente che nel caso di inflazione. In nessuno dei due casi le condizioni migliorano, semplicemente peggiorano a ritmi differenti. In un sistema di regole fallimentari non esiste soluzione. Il primo passo per risolvere un problema strutturale è comprenderlo attraverso lo spirito critico. La cosa peggiore che possiamo fare è affidarci ad una delle opzioni che ci vengono proposte dallo stesso sistema che ci ha portato al collasso.

Nel 1600 Giordano Bruno diceva: "Che mortificazione...chiedere a chi ha il potere di riformare il potere! Che ingenuità!".

Come non essere d'accordo?

ErSandro 

mercoledì 19 novembre 2008

Inflazione - Parte Prima

Con inflazione viene identificato il continuo aumento del livello generale dei prezzi. Si tratta di un fenomeno a cui siamo abituati, ne sentiamo parlare tutti i giorni al telegiornale e lo vediamo costantemente in atto sui cartellini dei centri commerciali. Il fatto che il costo della vita debba aumentare è un concetto ormai profondamente radicato nella nostra idea di società e mercato. Proprio perché è considerata una cosa "normale" in pochi si interrogano sulle cause e sulla natura dell'inflazione. Cerchiamo di fare un po' di chiarezza su di un concetto che influenza in modo tanto determinante la nostra quotidianità. Innanzitutto è bene definire le cause dell'inflazione. Se non avvengono eventi imprevisti che diminuiscono la disponibilità di una certa tipologia di bene (es. una ghiacciata distrugge parte del raccolto di grano) sarebbe lecito attendersi un livello costante dei prezzi. Eppure sappiamo che l'inflazione non è un evento sporadico dettato da particolari congiunture del mercato, ma una costante, al punto che la stessa BCE, pur sostenendo che il suo compito consiste nel preservare il potere d'acquisto dell'euro e perseguire la stabilità dei prezzi, ha deciso che i prezzi sono da considerare stabili quando l'inflazione è inferiore, ma vicina, al 2% annuo (chi volesse approfondire può farlo guardando questo video). Cosa genera questo fenomeno?

In realtà se la quantità di beni e servizi presenti sul mercato e la massa monetaria si muovessero di pari passo non ci sarebbe inflazione. Si tratta di un concetto semplice, espresso in modo chiaro dal prof. Auriti in un video che avevo riportato in un mio vecchio post. Avere un'inflazione costante vuol dire che, costantemente, viene creata moneta in eccesso rispetto all'incremento della produzione.

Come si traduce nella realtà un'inflazione fissa al 2%? In molti hanno difficoltà a figurarsi una crescita basata su di una percentuale fissa. Quasi tutti, infatti, si immaginano un trend lineare, in cui i prezzi aumentano sempre nella stessa misura.





La realtà, però, è ben diversa. Se ho un bene che oggi vale 100€ e l'inflazione è del 2% dopo due anni il suo prezzo non sarà 104€, ma qualcosa di più, per essere precisi 104,04€. L'incremento per il secondo anno non è più di due euro, ma di 2,04. Questo accade perché il 2% viene ricalcolato sul prezzo dopo il primo anno di aumento, quindi su 102€ e non più su 100€. Se ipotizziamo che l'inflazione resti fissa il terzo anno l'aumento sarà ancora più alto, nel caso specifico il 2% di 104,04 è 2,0808. Ogni anno l'incremento sarà maggiore rispetto a quello del periodo precedente.

In effetti la crescita secondo una percentuale fissa si configura come una vera e propria funzione esponenziale. Cercherò di spiegare quanto detto con qualche passaggio matematico. Secondo il modello della BCE, sappiamo che il prezzo di domani (P1) è uguale al prezzo di oggi (P0) più il 2% circa. Possiamo quindi dire che:

P1 = P0 + (P0 x 2/100)

Facendo le dovute semplificazioni si ottiene:

P1 = 1,02 x P0

Analogamente il prezzo del periodo successivo (P2) sarà:

P2 = 1,02 x P1

Vediamo cosa succede se sostituiamo P1 nell'ultima equazione:

P2 = (1,02 x 1,02) x P0

Quindi;

P2 = (1,02)^2 x P0

Secondo lo stesso principio si può dire che:

P3 = (1,02)^3 x P0

E via dicendo. Sintetizziamo quanto detto elaborando una funzione:

Pt = (1+ r)^t x P0

Il prezzo al passaggio t (Pt) è uguale ad 1 più il tasso di interesse r (nel caso specifico 2%, quindi 0,02) elevato al numero di passaggi t, il tutto moltiplicato per il prezzo iniziale (P0). Sapendo il prezzo di partenza ed il tasso di interesse possiamo tranquillamente affermare che si tratta di una funzione esponenziale del tipo y=e^x. Vediamo allora come si comporta una funzione di questo genere.







Le implicazioni di questo modello sono inquietanti, i prezzi infatti crescono ad un ritmo sempre più serrato accelerando verso l'infinito. Cerchiamo di farci un'idea della velocità a cui si svalutano gli euro. Se i prezzi crescono del 2% annuo nel giro di 35 anni raddoppieranno per cui ci vorranno 200€ per comprare quello che oggi costa 100. In 55 anni i prezzi saranno il triplo, in 70 il quadruplo, in 81 il quintuplo e via così. Tutto a partire da un misero 2% fisso.

Quanto detto fino adesso parte dal presupposto che la BCE riesca nel suo intento, cioè mantenere l'inflazione prossima al 2%, ma sappiamo che spesso questa quota viene sforata, soprattutto in Italia. Le conseguenza sono molto più grandi di quanto si possa immaginare. Se l'inflazione fosse, per esempio del 2,5% la quintuplicazione dei prezzi avverrebbe in 65 anni, in 54 se fosse del 3%. La magagna sta nel fatto che il processo, non essendo lineare, è difficile da individuare nei primi tempi e si presenta con tutta la sua forza solo negli ultimi anni.

L'unico strumento con cui le banche fronteggiano la perdita del potere d'acquisto della moneta è l'emissione di nuova moneta. Ovviamente questo non fa altro che velocizzare un processo già di per sé distruttivo.

Con questo post ho cercato di spiegare l'andamento di una funzione che cresce secondo una percentuale fissa. Nel prossimo articolo cercherò di capire perché viene costantemente stampato più denaro di quello necessario a misurare il valore dei nuovi beni prodotti in un'economia in crescita e quale sia il ruolo del signoraggio bancario in tutta questa faccenda.

Nel frattempo un consiglio: la prossima volta rifletteteci bene prima di chiedere un prestito al 6%.

ErSandro

venerdì 7 novembre 2008

Libero Arbitrio

Negli ultimi tempi studio moltissimo, più di quanto non abbia mai fatto in venti anni di scuola e università. Leggo, guardo video, faccio ricerche. La testa è talmente piena che, a volte, perdo il filo dei miei pensieri, al punto che certe notti mi è difficile dormire. Le idee si inseguono, si scontrano, in alcuni casi si fortificano l'una con l'altra nella perenne ricerca della verità che, in varie misure, caratterizza la mia vita come quella di ognuno di noi.

Stranamente il subbuglio e la confusione che sento dentro non si traducono in irrequietezza. All'atto pratico sono molto più tranquillo e sereno oggi di quanto non fossi qualche anno fa, quando l'ignoranza mi permetteva di sorvolare su molte questioni. La mia condizione è dovuta al fatto che oggi mi sento libero quando faccio le mie scelte. Non che ragioni in modo differente, fondamentalmente io sono sempre lo stesso. Ho solo cambiato punto di vista.

Oggi sono libero dal dover accettare le alternative che mi vengono poste davanti limitando il mio spettro decisionale. Se mi chiedono di scegliere tra bianco e nero risponderò che voglio vedere i colori mentre creo una nuova strada che sia allo stesso tempo solo mia e comune a tutta l'umanità. Posso ascoltare un fascista, un comunista, un prete ed un ateo dando ragione a tutti ed a nessuno mentre faccio tesoro di ciò che apprendo. Ogni più piccolo dettaglio, che sia d'accordo o meno, diventa parte di me e mi arricchisce offrendomi la possibilità di riflettere, di capire, di decidere in autonomia.

In molti si relazionano alla vita in modo acritico, decidono da che parte stare in un dibattito basandosi su di una scelta casuale limitandosi a mantenere il punto. Non si pongono mai problemi ma attendono solo le risposte. Per queste persone ogni confronto diventa una limitazione di libertà. Ogni volta che a parlare è qualcuno del loro schieramento sono d'accordo, quando viene espressa un'idea differente automaticamente si oppongono. Se viviamo secondo questo criterio, cioè decidendo a priori cosa è giusto e cosa è sbagliato, ogni nuova opinione diventa un ulteriore paletto al nostro libero arbitrio.

In molti scelgono la schiavitù, spesso crogiolandosi nell'illusione auto-imposta di essere liberi, perché la ritengono una condizione più comoda, in cui lo stress della responsabilità è scaricato su di un altro soggetto. Ritengono che discernere tra giusto e sbagliato sia un compito difficile, qualcosa che solo in pochi possono fare. Ne consegue che, in un impeto di egoismo, preferiscono passare questo onere ad un altro. E', paradossalmente, proprio il loro egoismo a trasformarli in una massa spersonalizzata. Ne nasce un senso di impotenza e frustrazione. Il modo prescelto per combattere lo stress ne diventa, a sua volta, la causa.

L'uomo libero ha realizzato che tutte le voci sono importanti ma, allo stesso tempo, nessuna è indispensabile. Al contrario di quanto accade per lo schiavo ogni nuova opinione è per lui la base di una crescita. Non si tratta di un processo automatico, richiede uno sforzo intellettuale che, per motivi sociali e culturali, non siamo abituati a fare. Al contrario di quanto si possa credere si tratta di un'attività benefica che asseconda la natura dell'animo e della ragione umana il cui compito è proprio quello di riflettere, ponderare, decidere.

Un'automobile lasciata ferma in un garage è destinata a perdere la funzionalità per cui era stata creata. Dopo alcuni anni sarà ridotta ad un rottame e non sarà più in grado di muoversi. La stessa cosa accade con il nostro potere decisionale, se lo lasciamo sopito per troppo tempo finirà con l'intorpidirsi e diventerà sempre più difficile rimetterlo in moto.

Qualcuno più saggio di me diceva che la verità ci avrebbe reso liberi. Se è vero che ogni relazione può essere letta in ambo i versi allora mi sento di dire che la libertà ci renderà veri, rispondenti alla nostra più intima natura.

ErSandro

martedì 28 ottobre 2008

Dolore

Esistono poche cose al mondo in grado di spaventare e paralizzare l'essere umano come la somministrazione o la minaccia del dolore fisico. Quando prova questo tipo di sensazione in quantità eccessiva il corpo prende il sopravvento spodestando la mente dal controllo della volontà.

A tutti è capitato almeno una volta di poggiare la mano su di una superficie tanto calda da bruciare. Quando succede una cosa del genere l'istinto naturale è di allontanarsi dalla fonte del dolore. E' stato scientificamente provato che tale istinto non nasce dalla mente ma dallo stesso corpo. Nel caso della bruciatura i recettori della mano inviano, sotto forma di impulso elettrico che corre lungo i nervi, uno stimolo termico alla colonna vertebrale. Da qui il segnale viene smistato alla corretta zona del cervello nella quale sarà analizzato ed infine rimandato al punto di origine (la mano) dove prenderà forma il fenomeno che comunemente chiamiamo sensazione. Se lo stimolo è molto forte (dolore) nel momento in cui arriva al midollo spinale si sdoppia. Mentre da un lato prosegue il suo normale iter, dall'altro parte un segnale speculare che è quello che ci fa ritirare la mano. Si chiama agire di riflesso, prima ancora che la mente abbia capito cosa stia succedendo. Nel caso della bruciatura non è raro che la mano venga ritirata quando ancora non abbiamo sentito il dolore, mentre questo continua ad aumentare anche dopo che è finito il contatto con la superficie ustionante. Si tratta di un meccanismo di difesa, serve ad impedire che un prolungato contatto con la fonte del dolore possa causare danni eccessivi.

Si potrebbe affermare che il dolore che tanto spesso è utilizzato come arma di offesa è anche il nostro migliore strumento di difesa. Proprio per questo motivo si tratta di una sensazione che va evitata, e non annullata. Se ci facciamo male ad un ginocchio prima di andare in settimana bianca ci si pone una doppia possibilità: evitare gli sforzi ed attendere che l'infiammazione si plachi o assumere degli antidolorifici che ci permettano di sciare senza provare fastidi. Sebbene la seconda opzione sia più invitante è chiaramente la meno saggia. L'antidolorifico, infatti, non fa guarire l'articolazione, ma si limita ad eliminare un sintomo spiacevole. Sono molte le probabilità che proseguire con l'attività fisica comporti il superamento del limite di sopportazione del ginocchio e quindi un danno superiore a quello iniziale.

Il dolore, in quanto campanella d'allarme, deve essere ascoltato, non temuto.

Un ragionamento analogo può essere fatto per un grandissimo numero di malattie. Il raffreddore non è forse il modo in cui il nostro corpo ci avverte che abbiamo preso troppo freddo? E quante volte il mal di testa è semplicemente il modo in cui ci dice che sopportiamo uno stress eccessivo? Dobbiamo capire che il dolore è utile. In sua assenza subiremmo conseguenza ben peggiori.

Le banche sono malate. Il sintomo di questa malattia è l'insolvenza. Nel post precedente ho cercato di sottolineare che si tratta di una malattia "genetica", causata dalle stesse regole che danno vita al sistema. E' un male particolarmente pericoloso dato che, finché continua a crescere, i sintomi sono poco visibili. L'antidolorifico per l'insolvenza è l'aumento del debito. Nell'esempio riportato nell'articolo precedente almeno una banca fallisce. Nella pratica ciò non avviene subito. La sopravvivenza è garantita finché esiste altra gente che si indebita aumentando la liquidità circolante. Il risultato finale, però, non è la guarigione, ma un'espansione virale della patologia.

I mutui subprime, cioè prestiti concessi a soggetti che non fornivano le sufficienti garanzie, sono stati additati come causa principale dell'attuale crisi finanziaria. Vero, ma allo stesso tempo si trattava di uno strumento che ha, nella pratica, allungato la vita del sistema bancario. Il crollo del mercato è voluto ed è stato deliberatamente causato. Ma non oggi. E neanche ieri. E' stato deciso da diversi secoli nel momento in cui il mondo ha scelto di basare la propria economia su di una moneta debito.

Negli ultimi giorni il dolore si è affacciato prepotentemente. Il livello di indebitamento è talmente alto da essere insopportabile. Nella nostra cecità non ci siamo interessati alla natura del male ma, gonfi di spocchia ed ignoranza, abbiamo chiesto a gran voce una nuova dose di antidolorifico che è puntualmente arrivata sotto forma di un intervento statale. Se ho un tumore al cervello e prendo una pillola per il mal di testa forse mi sentirò sollevato nell'immediato ma se non indago sulla natura del male ed intervengo per arginarlo non farò altro che peggiorare.

Lo stato si fa garante dei prestiti interbancari? Decide di togliere i titoli spazzatura dal mercato comprandoli? Bene, le persone avranno modo di contrarre ancora più debiti di quelli che già sopportano e che stavano per soffocarli.

Siamo come un malato terminale che imbottito di morfina non comprende di essere in fin di vita. Poco male. Da sempre sappiamo che la fenice deve morire per poter risorgere.

ErSandro

giovedì 23 ottobre 2008

Perché le banche falliscono

Durante la crisi finanziaria che stiamo vivendo abbiamo avuto modo di assistere al fallimento di diverse banche, fenomeno che si ripeterà sicuramente entro la fine dell'anno. Si tratta di qualcosa a cui non siamo abituati, un evento che mostra tutta la fragilità del sistema economico che abbiamo costruito. Come è possibile che, nonostante tutti i privilegi derivanti dalla possibilità di emettere moneta, un istituto creditizio possa crollare? Questa eventualità pare così remota che l'unica spiegazione che riusciamo a dare consiste nell'attribuire la responsabilità dell'accaduto ad una cattiva gestione, all'eccesso di avidità dimostrato da chi ha avuto il potere ed ha dimostrato di non saperlo gestire.

Non è così.

Il collasso del sistema bancario è una conseguenza logica ed inevitabile delle regole che sono alla base del mercato. Certo, anche la cattiva gestione ha contribuito, ma ha solo reso più rapido il raggiungimento di un punto di arrivo già stabilito. Vediamo di spiegare perché.

Supponiamo di trovarci in un'economia dove non esiste ancora denaro ed in cui sono presenti due banche (per comodità banca A e banca B). Tre cittadini hanno bisogno di liquidità, due si recheno alla banca A mentre il terzo va alla banca B. Tutti e tre gli individui richiedono 100€ da restituire nell'arco di un anno. Le banche concedono prestiti al medesimo tasso di interesse, supponiamo il 20%.

Contabilmente la banca A, avendo concesso due prestiti, è più ricca. I crediti che può vantare sono per lei delle attività sulla base delle quali può effettuare altre transazioni impegnandosi per il futuro. Quello che non viene considerato è che il debito contratto dai tre cittadini è inestinguibile nella sua totalità. A fronte di una circolazione di 100€ a testa, infatti, c'è da saldare un debito di 120€. La truffa risiede nel fatto che i 20€ di interesse non sono mai stati creati ma vengono ugualmente richiesti.

Nell'arco di un anno i tre cittadini hanno lavorato per guadagnare qualcosa ed essere in grado di saldare il debito contratto alla sua scadenza. Il meccanismo richiede che se qualcuno riesce a pagare lo potrà fare solo attingendo alla liquidità derivante dai prestiti contratti dagli altri. E' quindi impossibile che tutti restituiscano il dovuto. Guardatela da questo punto di vista, il debito totale è di 360€ mentre l'ammontare del denaro circolante è 300€. E' chiaro che c'è un problema.

Mettiamo che il cittadino che si era rivolto alla banca B sia stato più bravo e sia riuscito a far fruttare i 100€ che gli erano stati prestati. Supponiamo che alla fine dell'anno, grazie a degli investimenti oculati, sia riuscito a raggiungere la cifra di 120€. Alla restituzione del debito non avrà guadagnato nulla, ma la sua situazione è comunque più rosea di quella dei due clienti della banca A. Per amore di semplicità immaginiamo una distribuzione equa delle perdite. Per far sì che il cliente della banca B ottenga i 20€ di interessi devono aver entrambe perso 10€ del prestito originale. Questo è dovuto al fatto che solo le banche hanno la possibilità di immettere nuovo denaro in circolazione. Non esiste altro modo.

Torniamo all'esempio. Finito l'anno la situazione è la seguente: la banca B ha ottenuto la restituzione del prestito, mentre la banca A si ritrova con due clienti che a fronte di un debito di 120€ oggi ne hanno solo 90 e che quindi sono insolventi. Se, come era stato ipotizzato, la banca A aveva stretto altri patti sulla base dei prestiti stipulati, l'insolvenza dei clienti diventa quella dell'istituto.

Ecco come fallisce una banca. Non è stata colpa di una cattiva gestione. Era l'unico risultato possibile. Nella migliore delle ipotesi, supponendo che tutti e tre i clienti siano riusciti a difendere il loro capitale, nessuno sarebbe riuscito a ripagare gli interessi e l'insolvenza sarebbe stata un problema di entrambe gli istituti. Il risultato finale è la centralizzazione (attraverso fusioni o nazionalizzazioni) del sistema bancario.

Ci hanno detto che una delle cause della crisi in Italia è il fatto che si è bloccato il credito interbancario, cioè le banche non prendono più soldi in prestito da altri istituti bancari. Questo avviene perché non ritengono che tali enti possano onorare il debito.

Non si fidano più. Ora sapete perché.

La soluzione è stata trovata nell'intervento dello Stato che si è fatto garante di questo tipo di debito, assumendosene il rischio. Mi sorge una domanda: è lecito parlare di rischio insolvenza o sarebbe più adeguato constatare che di certezza si tratta?

Nei prossimi post darò la mia opinione sulle conseguenze che scaturiranno dalla scelta di intervento pubblico che tutti i paesi occidentali hanno deciso di adottare.

ErSandro

mercoledì 22 ottobre 2008

Bibliografia essenziale

In molti mi hanno scritto chiedendomi dove potessero trovare materiale riguardante il signoraggio. Vorrei utilizzare questo post per riunire in un unico luogo i link ed i riferimenti per raccogliere una piccola bibliografia sul tema. Nella quasi totalità dei casi si tratta di materiale gratuito e liberamente consultabile via internet.

Il paese dell'utopia - si tratta di quello che considero il testo di base per comprendere qualunque questione monetaria.

La Crisi Mondiale dei Giorni Nostri - articolo del premio Nobel per l'economia Maurice Allais

Bibliografia del Sito www.signoraggio.com - molte fonti le ho già citate ma altre non le avevo ancora segnalate. Tanta bella roba.

The Money Masters - breve storia della FED.

Giustizia sociale - testo del 1944 ancora decisamente attuale.

€uroschiavi- testo non disponibile online che potete acquistare qui.

L'isola dei naufraghi e Bankenstein - due fumetti molto chiari che spiegano come è nato il moderno sistema economico.

Psicologia delle folle - Si tratta di un testo fondamentale per comprendere le reazioni delle masse. Incredibilmente moderno se pensiamo che è stato scritto nel 1895. Lo potete comprare, consultare on-line, o procurarvi il pdf tramite un qualunque programma di file sharing.

Webbe Grillo
- Quello che tutti dovrebbero sapere prima di affidarsi al comico genovese.

Oltre ai testi segnalati (che comunque rappresentano solo una piccola parte del materiale disponibile su internet) esiste anche un grande quantitativo di video interessanti. Eccone alcuni.

Money as Debt - Completo, chiaro ed interessante. Cosa volete di più?

The Money Masters - Il Video - Dalla visione di questo documentario si capiscono molte cose. Si tratta della storia (quasi) completa del moderno sistema monetario.

Zeitgeist - documentario che, tra le altre cose, ha un capitolo dedicato alla FED.

Zeitgeist Addendum - seguito di zeitgeist che tratta la questione della creazione della moneta nel dettaglio. Sia Zeitgeist che Zeitgeist Addendum possono essere scaricati gratuitamente dal sito ufficiale.

Genius Seculi - adattamento di Zeitgeist Addendum alla realtà italo/europea. In italiano.

El Concursante - film spagnolo disponibile su youtube.

La Grande Truffa - documentario in tre parti che analizza i meccanismi alla base del signoraggio primario e secondario.

Endgame - Alex Jones ci spiega un paio di cose sul Gruppo Bilderberg.

Per concludere vorrei anche segnalare alcune fonti che sostengono l'infodatezza di quanto affermato dai "signoraggisti".

Le frottole sul signoraggio - si tratta di un pdf che risponde alle varie questioni riguardanti il signoraggio.

Politicaweb video1 e video2 - un paio di video che sostengono la validità della definizione dottrinale del signoraggio.

E basta con il signoraggio...
- articolo in cui si parla del reddito da signoraggio primario secondo la definizione ortodossa e quindi come equivalente ai soli interessi maturati sui titoli di debito.

Questa lista è, ovviamente, limitata ed incompleta, però ritengo che possa rappresentare un buon punto di partenza. Buono studio.

ErSandro

p.s.= un grazie al sito www.signoraggio.com che rende disponibile gratuitamente buona parte del materiale citato.

martedì 21 ottobre 2008

L'emissione di moneta

La finalità di questo articolo è quella di mostrare come avviene contabilmente l'emissione di nuova moneta in un sistema economico basato sul modello della banca centrale e della riserva frazionaria.

Durante lo studio del signoraggio ho sentito dire diverse inesattezze che, seppure non influiscono sulla validità dell'argomento, fanno sì che chi le dice possa essere facilmente contrastato da persone che, anche se non hanno compreso il problema, hanno una maggiore conoscenza della parte tecnico/legale del sistema economico.

Quando si parla di questioni di questo calibro, per essere convincenti, bisogna essere inattaccabili. L'unico modo per ottenere tale risultato è di attenersi ai fatti. Spesso leggiamo che la Banca Centrale compra i titoli di nuova emissione in cambio del denaro appena creato. Questa è una semplificazione della realtà che, nonostante sia facile da capire e rappresenti in modo abbastanza preciso l'effetto finale della procedura attuale, non corrisponde a verità. Qualunque economista potrebbe smontare un'affermazione di questo tipo con poche battute. Per essere credibili bisogna essere precisi.

La Banca Centrale Nazionale (da ora in poi BCN) svolge la funzione di banca delle banche in un determinato paese. Nel nostro caso tutte le banche commerciali italiane hanno un conto corrente aperto presso la Banca d'Italia. Questi conti rappresentano la riserva obbligatoria che le banche devono tenere in funzione dei loro depositi.

La BCN agisce solo tramite le banche commerciali e non interviene mai direttamente nel mercato. Quando lo Stato ha bisogno di nuova liquidità ed emette titoli del debito pubblico la BCN non può, per legge, acquistarli alle aste. A comprare saranno quindi gli operatori privati abilitati. Avvenuta tale transazione il nuovo denaro non è ancora stato creato, ma si è verificata solo una ridistribuzione di parte della liquidità preesistente.

Mettiamo che lo Stato, avendo bisogno di 100€ di nuova liquidità, emetta un bot dal valore corrispondete e che questo titolo venga comprato da un privato. Vediamo come, partendo da questa situazione, avviene la creazione di nuova moneta.

Il primo passo è illustrato nella fig.1. Il privato, tramite la banca commerciale, nell'esempio chiamata banca A, vende il suo bot alla BCN (nel caso specifico nulla vieta che il privato sia un'altra banca o una società di investimenti). La BCN, quindi, segnerà una attività corrispondente al nuovo titolo.

Fig. 1


La BCN equilibrerà questa attività tramite la creazione di una passività equivalente aumentando di 100€ i depositi della banca A. Questo è il momento in cui la nuova moneta viene creata. La liquidità accreditata alla banca A, infatti, non esisteva precedentemente. La moneta di nuova emissione, quindi, nasce contabilmente come una passività. Da qui l'espressione moneta-debito tanto cara al prof. Auriti. Le banconote, infatti, sono la rappresentazione fisica di un debito contabile.

Fig. 2


La banca A registra questo procedimento tramite una scrittura nelle attività che rispecchia l'aumento del denaro depositato nel suo conto presso la BCN.

Fig. 3


L'ultimo passo consiste nel versamento che la banca A effettua a favore del cliente che ha venduto il titolo. Ovviamente per la banca questo rappresenta una passività.

Fig. 4


A questo punto il procedimento è concluso e la nuova moneta è stata messa in circolazione. La BCN percepirà gli interessi generati dal suo nuovo bot, la banca A si è vista aumentare il valore della riserva e potrà quindi emettere nuova moneta creditizia mentre il privato ha incassato i 100€.

Vi propongo un paio di video per farvi capire quali siano le conseguenze di quanto descritto.
Il primo video mostra come la BCN rastrelli ricchezza tramite il tasso di interesse costringendo la comunità ad uno stato di insolvenza cronica.



Il secondo video invece analizza il meccanismo attraverso cui la banca A moltiplica i 100€ dell'esempio grazie al concetto di riserva frazionaria.




L'idea per questo articolo mi è venuta visionando le prime parti del film "Zeitgeist Addendum" reperibile su youtube. Anche se non condivido per intero quello che viene detto in questo lungometraggio ne consiglio a tutti la visione. Mi sono procurato una copia del documento "Modern Money Mechanics" citato nei video (e reperibile qui) e l'ho utilizzato come base per i miei ragionamenti. Si tratta di un documento ufficiale della FED, la banca centrale americana.

Spero che questo materiale possa servire a qualcuno di voi al fine di dare forza alle tesi dei "signoraggisti" nel confronto con coloro che negano l'esistenza di tale fenomeno.

ErSandro

mercoledì 15 ottobre 2008

Manie di protagonismo

Una volta apparsi in video non se ne può proprio più fare a meno.

Buona visione.

Di chi è la banca d'Italia - Parte Prima



Di chi è la banca d'Italia - Parte Seconda

martedì 2 settembre 2008

L'ignoranza intelligente

"Nessuno nasce imparato". Questo detto romano me lo sono sentito ripetere più volte da bambino, come probabilmente molti di voi. Si tratta in realtà di uno stimolo all'auto-miglioramento, un modo per spronare i più piccoli ad impegnarsi e a non lasciarsi scoraggiare dalle prime sconfitte a cui li sottopone la vita. L'atteggiamento dell'amichetto o del genitore che si avvicina pronunciando questa frase è quello di chi vuole consolare qualcuno ma, allo stesso tempo, non vuole che demorda.

Ognuno di noi vive mille difficoltà nell'arco della propria esistenza, l'atteggiamento con cui verranno affrontate dipende dai singoli individui. E' facile lasciarsi andare allo scoramento soprattutto quando il superamento degli ostacoli richiede un cambiamento. Nella maggior parte dei casi le persone preferiscono chiudersi mentalmente a certi argomenti solo perché, inizialmente, non riescono a comprenderli.

Quante persone sopra i cinquanta (anche se ce ne sono di decisamente più giovani) conoscete che non toccano i computer barricandosi dietro la classica frase: "Io con queste cose sono negato"? Anche loro sanno che non si tratta di nulla di impossibile, semplicemente temono il periodo di apprendimento che sarà, inevitabilmente, costellato di tanti fallimenti. La paura di cadere di fronte all'ostacolo è un blocco molto forte. Quello che non comprendiamo è che si tratta di un limite che ci diamo da soli.

Cadere vuol dire perdere solo se decidiamo di restare a terra. E' nel rialzarsi che mette le radici il miglioramento.

Quanto detto è vero sia per le discipline fisiche che per quelle mentali, in entrambi i casi lo studioso/atleta si impegna in un lavoro metodico di auto-perfezionamento che gli permetterà di superare, di volta in volta, ostacoli sempre più alti. Questo stato mentale è caratterizzato da una particolare forma di intelligenza, grezza e senza strumenti, ma allo stesso tempo smaniosa di apprendere e fare propria la novità. Si tratta della capacità di rimanere in movimento, di non restare paralizzati di fronte a un muro ma di prenderlo come incentivo ad allenarsi per scavalcarlo.

Non tutti presentano questa caratteristica nelle stesse modalità. Dato che è applicabile alla quasi-totalità delle materie può apparire sotto diversi aspetti e nomi. E' importante mantenere viva questa parte di noi, ricordare che è quello che ci fa evolvere. Molti vivono nella convinzione che il raggiungimento del benessere sia lo scopo ultimo delle loro esistenze, ma nel tentativo disperato di difendere i pochi privilegi ottenuti evitano le strade che gli appaiono troppo difficili precludendosi la possibilità di evolvere. Non vuol dire che si tratta di cattiva gente. In realtà non me la sento di giudicare nessuno e sono sicuro che ognuno abbia diritto di pensarla come vuole.

Lo stato di "ignorante intelligente" l'ho sperimentato per la prima volta in modo trascinante affrontando il tema signoraggio. E' stato un piacere riconoscerlo negli occhi di alcune delle persone con cui ho parlato dell'argomento. A volte è successo con persone insospettabili, altre è mancato da parte di coloro su cui facevo maggiormente affidamento. Adesso comincio ad affinare i sensi e mi è sempre più facile riconoscere coloro con cui è possibile avere un momento di empatia, persone che mi porranno questioni nuove, che mi faranno osservare da angoli differenti i soliti panorami, ostacoli che mi permetteranno di salire un altro giro nella spirale evolutiva della mia vita.

La cosa interessante è che il rapporto è reciproco, non è possibile insegnare qualcosa senza conoscerlo sotto un nuovo aspetto. In questo modo io allievo, mi trasformo in maestro, fino a quando questa distinzione cessa di esistere.

Non abbiate paura, non siate pessimisti. La vita è troppo bella per essere vissuta stagnando.

giovedì 17 luglio 2008

Nicolò Bellia



Oggi vi propongo questo filmato preso direttamente da youtube. Si tratta dello stralcio di un'intervista rivolta a Nicolò Bellia, uno dei pochi personaggi che ha affrontato la questione del signoraggio con un taglio accademico. Sebbene non aggiunga niente di nuovo e si limiti a schierarsi implicitamente con la dottrina auritiana, quello che mi ha colpito di questa persona è l'atteggiamento ottimista.

Nel video postato Bellia riesce addirittura a vedere un lato positivo nel signoraggio bancario che, nel corso dei secoli, è stato una leva d'incentivazione allo sviluppo ed alla crescita della società umana. Allo stesso tempo, però, sottolinea come un tale modello sia destinato a fallire nel lungo periodo e debba, quindi, essere sostituito al più presto.

Sebbene questo ragionamento possa far storcere il naso a molti io trovo che abbia un suo fondamento. Il problema è che in un sistema economico malato le innovazioni tecnologiche vengono utilizzate in modo spesso nocivo. Una volta che ti ho dato la polvere da sparo sei tu che deciderai se impiegarla per i fuochi d'artificio o per le pistole. Se ti faccio vivere in uno stato di guerra costante la scelta ricadrà automaticamente sulle armi.

Da quando sono tornato ho iniziato ad usare facebook. Si tratta del classico esempio di tecnologia che viene traviata dagli interessi economici. Quello che era nato come un mezzo per comunicare con gli amici è diventato un bieco strumento di marketing grazie al quale non c'è più bisogno di intervistare le persone, dato che saranno loro direttamente a fornire le informazioni necessarie. La cosa non mi stupisce, vivendo in una società che incentiva il profitto è ovvio che strumenti così "forti" vengano piegati all'ottenimento di risultati economici.

Eppure facebook resta una piattaforma incredibile. E' possibile rimanere in contatto con persone sparse per il globo grazie a pochi semplici click. Qualche anno fa questa sarebbe stata fantascienza. E' lecito chiedersi se avremmo inventato i computer in un mondo senza signoraggio. E' inutile domandarsi se l'informatica è un bene o un male, ormai ce l'abbiamo, vediamo di farne un buon uso. Ad Hollywood direbbero che da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Noi ci stiamo comportando da grandi irresponsabili.

Quello che mi piace di Bellia è che il suo pensiero non è distruttivo, ma propositivo. E' inutile demonizzare ed abbattere tutto quello che è stato costruito fino ad oggi. La cosa più saggia da fare è chiedersi a che punto siamo e, capito questo, dove vogliamo andare.

Per voltare pagina non è necessario strappare le precedenti. Facciamo tesoro di quello che abbiamo imparato, anche per non scordare gli errori che abbiamo commesso, ed andiamo avanti.

Sempre ottimista,
ErSandro

giovedì 10 luglio 2008

A volte ritornano

Dopo più di una settimana da quando sono tornato mi accingo a scrivere qualcosa su queste pagine nella speranza che qualcuno di voi continui a visitarmi nonostante il lungo periodo di "assenza". Durante il mio viaggio ho avuto modo di riflettere su molte cose e sono riuscito raggiungere un certo grado di serenità che, spero, mi sarà utile nelle fasi future della mia vita. Avrò bisogno di una grande dose di positività, dato che, udite udite, ho intenzione di tornare in Australia. Stavolta, però, non per vacanza, ma con l'idea di stabilirmi da quelle parti per i prossimi anni.

La scelta è stata dura e frutto di lunghe riflessioni. Si tratta di qualcosa che sento di dover fare. Poche volte in vita mia ho sentito così forte la sensazione di intraprendere una strada che porterà qualcosa di buono nella mia vita.

Ovviamente continuerò a scrivere di signoraggio e del senso della vita (secondo me), soprattutto perché quello che è cominciato come un imperativo morale volto a diffondere un po' di consapevolezza è diventato, col tempo, un piacere ed una passione. Queste pagine sono state più volte il pretesto per mettere a nudo pezzi di me, non solo ai vostri occhi, ma anche ai miei. Attraverso il tentativo di far conoscere il mio pensiero lo comprendo meglio.

Per il momento vi lascio, ma sono pronto a riprendere la pubblicazione di post a pieno regime. Ho tante cose da dire.

A presto,
ErSandro

P.S.= ho visto che il post sulle monete complementari ha ricevuto molte attenzioni nel periodo in cui non ci sono stato. Come prima cosa ringrazio tutti gli autori dei commenti, sia quelli più cortesi che coloro che lo sono stati un po' meno, e colgo l'occasione per invitare chi mi vuole dire qualcosa a proposito dei miei post più vecchi a mandarmi un email. E' raro che vada a controllare ciò che ho scritto in passato, è più probabile che vi risponda se utilizzate l'indirizzo presente nel mio profilo completo.

venerdì 9 maggio 2008

Down Under

E' nato il nuovo blog.
Passate a trovarmi, se vi va. O se non avete nulla da fare. O se, nei prossimi giorni, volete farvi quattro risate guardando le foto di un pazzo dall'altra parte del mondo. Al limite solo per farmi un saluto.

Nel frattempo io saluto voi. Ci sentiamo presto on-line.

ErSandro

martedì 6 maggio 2008

Nuove Frontiere

La mia vita da studente è terminata da meno di un mese e le incertezze si moltiplicano. La testa è piena di mille pensieri e le decisioni cominciano ad avere un peso decisamente rilevante. Sono finiti i giorni in cui ci pensavano mamma e papà. Con la sua stretta di mano il presidente della commissione mi ha consegnato non solo una laurea magistrale, ma anche la responsabilità della mio avvenire.

Certo, il panorama non appare roseo. Guardo al futuro e quello che vedo sono crolli del mercato, sconvolgimenti politici, perdita delle libertà personali e conflitti a livello planetario.

Più volte ho detto che è importante essere ottimisti, che non bisogna perdere la speranza. Come rimanere coerente con il mio stesso pensiero? Come fare a non lasciarsi andare? E, soprattutto, come fare a non scendere a compromessi con una realtà così distante dal mio sentire?

In pochi mesi ho conosciuto tante persone, o meglio, tante "menti", con cui sento di condividere un'irrequietezza che non mi permette di stare a guardare passivamente, che mi costringe a cercare di fare qualcosa, per quanto piccolo possa essere. Come scrivere su un blog.

Credo che nulla accada per caso. Sono convinto che tutto ciò che succede ha un senso in un disegno che la mente umana non riesce a comprendere, un piano di cui cogliamo solo occasionalmente l'esistenza. Sono questi sprazzi di "consapevolezza" (una parola che ultimamente ricorre nelle mie riflessioni) che mi fanno stare sereno, che mi aiutano ad accettare tutto ciò che di negativo mi circonda.

Tutto ha senso, il bene, il male ed il conflitto che ne scaturisce. Ha senso il testimone di Geova, il cultista di Scientology, la suora di clausura, il terrorista islamico, Bush, Ratzinger, la massoneria, la famiglia Rothschild, il fascista, il comunista e lo studente di economia disilluso. Quale sia questo senso non lo saprei dire. E' come quando avete qualcuno alle spalle: non lo avete ancora visto ma "sentite" la sua presenza.

E' inutile cercare di scervellarsi per coglierlo a appieno, ciò che muove il mondo e la storia non risiede nel piano umano e le nostre menti (che qualcuno dice essere limitate geneticamente) non sono in grado di concepirlo nella sua interezza. A me basta sapere che una direzione esiste. I piccoli frammenti che ne riesco a cogliere mi dicono, anche, che si tratta di un movimento positivo, che porta ad un innalzamento dell'essere umano.

Da bravo economista mi hanno insegnato che le parole "prezioso" e "raro" sono praticamente sinonimi. Per apprezzare ad alti livelli la bontà bisogna essere circondati dalla malvagità. E' difficile da accettare, ed anche io preferirei che non fosse così, ma si tratta di una mera constatazione dei fatti. La rarità dei gesti dettati dall'amore, e quindi la loro preziosità, è l'elemento che ci porterà a rialzare la testa, a compiere quel passo evolutivo che sentiamo nell'aria ma che ancora non riusciamo a fare.

Ben vengano il signoraggio, le scie chimiche, i microchip, i falsi profeti e tutte le aberrazioni che la nostra mente riesce ad immaginare. Le prenderò di petto, denunciandole per quello che sono e cercando di farlo capire alle persone che mi vorranno ascoltare. Questa è la mia natura, questo è il motivo per cui esisto, questo è quello che la mia anima sente di fare.

Quante volte ci hanno posto retoricamente la domanda se sia preferibile essere o apparire? Quante volte abbiamo risposto, sicuri di fare "la scelta giusta", che è meglio essere? E' arrivato il momento di rendersi conto che si tratta di una domanda priva di ogni senso a cui rispondo che nella mia vita io voglio apparire ciò che sono. Basta giochetti, basta compromessi.

Capire la propria natura è la parte più difficile. Ritengo che un buon modo per farlo sia quello di fare esperienze nel mondo materiale e lavorare per analogia. E' un viaggio che dura tutta la vita e, nella mia modesta opinione, continua anche dopo la morte.

E' il momento di cambiare un po' l'aria. Il 15 maggio partirò per l'Australia, un viaggio che desideravo fare da tempo e che segnerà la conclusione di una fase della mia vita. Vado da solo, non ho voluto nessuno accanto.

Spero che possa essere l'occasione per marcare un punto sulla cartina della mia esistenza. Per costruire un percorso non basta sapere dove si vuole andare, è necessario capire anche da dove si parte.

Per adesso vi saluto, probabilmente aprirò un altro blog dedicato al viaggio dove chi vorrà potrà seguire le mie farneticazioni anche dall'altra parte del mondo. Pubblicherò l'indirizzo nei prossimi post.

Vi abbraccio tutti, e vi auguro, come auguro a me stesso, di capire chi siete in modo da poter diventare ciò che volete essere.

ErSandro

sabato 26 aprile 2008

Per chiarirsi le idee

A volte bisogna fermarsi a guardare i fatti, altrimenti la mente rischia di perdersi.
Non c'è lotta al banchiere che tenga, dobbiamo ricordarci che l'obiettivo finale è sempre l'essere umano.

mercoledì 23 aprile 2008

Le monete complementari e quelle sostitutive

Forse qualcuno di voi già conosce questi strumenti, nel caso in cui non ne abbiate mai sentito parlare cercherò di spiegare brevemente di cosa si tratta.

Ormai da diversi anni in Europa, e di recente anche in Italia, la perdita del potere d'acquisto dell'euro ha fatto sì che, all'interno di realtà locali, le persone abbiano iniziato a correre ai ripari. Il metodo per proteggersi dall'inflazione che ha riscosso più successo consiste nella creazione di distretti in cui circoli, insieme all'euro, un altra valuta valida solo per coloro che aderiscono all'iniziativa. In Italia la moneta complementare più famosa e diffusa è, indubbiamente, lo SCEC di Napoli e provincia e per questo motivo lo utilizzerò per i seguenti esempi.

Il meccanismo funziona in questo modo: una volta iscritti all'Associazione Masaniello, si ottiene il diritto a ritirare una quota in SCEC (per adesso 100). Questi "buoni" o "sconti" (come amano chiamarli gli stessi che li hanno ideati) possono essere utilizzati, presso gli esercizi aderenti al circuito, per pagare il 20% degli acquisti con un cambio pari a uno SCEC per un euro.

Facciamo un esempio: io socio cerco, nell'elenco presente su internet, un alimentari che faccia parte dell'Associazione Masaniello, vado a fare la spesa e mi viene presentato uno scontrino da 100€. Invece di pagare tutta la cifra, mi viene data la possibilità di dare all'esercente 20 SCEC, e di pagare, quindi solo 80€. Dato che gli SCEC vengono messi in circolazione gratuitamente vuol dire che ottengo uno sconto netto dl 20%. Anche il negoziante ha un vantaggio poiché, oltre a fidelizzare il cliente, ha la possibilità di rispendere gli SCEC presso un qualunque altro esercizio, o privato, aderente.

Fin qui tutto molto bello, ed anche conveniente. Ma come si configura questo strumento se lo inquadriamo nell'ambito del signoraggio?

A ben vedere, l'unico effetto delle monete complementari è quello di aumentare il potere d'acquisto degli euro. Nell'esempio precedente abbiamo visto che 80€ possono acquistare 100€ di merce. Allo stesso modo, ammesso e non concesso di avere la disponibilità di SCEC, 800€ comprano per 1000, e via dicendo.

Il risultato finale, vista la situazione di difficoltà che sta passando il sistema economico, non è una minore circolazione di euro, ma una maggiore circolazione di merci e servizi. Per tornare all'esempio precedente, i 20€ risparmiati non fanno differenza per il banchiere, dato che alla fine del mese li avrò spesi presso qualche altro esercizio. Io percepirò un miglioramento della mia condizione, dato che avrò accesso ad un maggior quantitativo di beni, ma nell'ottica della guerra all'attuale sistema bancario quest'ultimo non viene minimamente scalfito.

Spesso ho citato il prof. Auriti e l'esperimento del SIMEC. Paragonando gli effetti di una moneta complementare con quelli di una sostitutiva (quale era il SIMEC) si possono notare subito le differenze. L'unico limite all'utilizzo del SIMEC era la fiducia che vi veniva riposta, e quindi il valore che la comunità vi induceva. Per avere i SIMEC bisognava rinunciare alle Lire. Chi utilizzava quella valuta aveva deciso di non fare più affidamento ad una moneta-debito, liberandosi effettivamente dal giogo del sistema bancario creando una nuova moneta-proprietà. Chi utilizza lo SCEC non smette di usare le banconote indebitate, e non vi rinuncia, anzi, aumentandone il potere d'acquisto dimostra di considerarle come portatrici di valore.

C'è un altro elemento che mi insospettisce: come mai, sebbene il fatto di avere creato le monete complementari dimostri inconfutabilmente che conoscono bene l'argomento, gli ideatori di queste iniziative si guardano bene dal parlare di signoraggio? Come mai, nonostante le varie interviste che sono state fatte, anche a livello televisivo, ai fondatori dell'Associazione Masaniello, non è mai venuta fuori la questione del debito pubblico? E come mai l'esperimento del SIMEC, seguito anche a livello internazionale, si è concluso con un intervento della Guardia di Finanza ed un processo al prof. Auriti, mentre nessun "potere forte" si preoccupa delle monete complementari? Infine, perché continuano a chiamarli sconti quando sono vere e proprie monete? Forse cercano di non far capire alle persone i veri termini del problema?

Ho parlato con persone che, entusiaste di questi progetti, mi hanno detto che secondo loro questa è solo una strategia per ampliare la base di persone che utilizza tali strumenti per poi dare il colpo di grazia al sistema bancario. Ma allora mi chiedo il motivo per cui le regole imposte dai loro creatori sembrano indirizzate a far rimanere l'utilizzo degli SCEC un fenomeno limitato (pagamento al 20% effettuabile solo tra gli associati). Il SIMEC non aveva limiti di sorta alla sua circolazione.

Lo SCEC, o chi per lui, non è la soluzione al problema. Può essere un buon palliativo, ma non aiuterà ad evitare la crisi.

Non me ne vogliano i sostenitori delle monete complementari, restano comunque uno strumento utile e che può aiutare sensibilmente a sbarcare il lunario, ma se non vengono utilizzate per aumentare la consapevolezza del "popolino" sulle questioni veramente importanti resteranno delle iniziative isolate.

Il nostro sistema economico ha un tumore al cervello, non possiamo sperare di guarirlo con le pillole per il mal di testa.

lunedì 21 aprile 2008

Una vita contro

Sono un pacifista anche se non di quelli che mettono la bandiera alla finestra. Appartengo alla schiera di persone che evita direttamente il contrasto. Non mi piace discutere, figuriamoci litigare.

Gradisco il confronto in quanto tale, non quando la finalità è quella di convincere della validità della mia opinione l'interlocutore, ma quando mi aiuta a conoscere nuovi punti di vista, anche se non ho intenzione di aderirvi. In realtà è molto difficile che qualcuno riesca a farmi cambiare idea solo discutendo. E' molto più probabile che il cambiamento avvenga in seguito, quando ho ben riflettuto su quello che mi è stato detto ed ho avuto modo di interiorizzare il messaggio.

Rispetto le singole individualità e per questo motivo non cercherò mai di imporre il mio pensiero. Nel bene e nel male l'omologazione mi ripugna.

Cerco sempre di capire il mio interlocutore. Come è possibile comprendere un pensiero o un'affermazione se non ci si sforza di comprendere il percorso che ha seguito la mente che li ha elaborati? Ritengo che non sia possibile giudicare un'affermazione se non viene prima contestualizzata.

Facciamo un esempio. E' pensiero comune che colpire qualcuno sia un'azione cattiva. Posso essere d'accordo se il gesto viene compiuto con una finalità dettata dalla volontà di prevaricazione, e quindi lo scopo sia quello di ottenere un beneficio che non si riesce ad avere in altro modo. Ma se una ragazza venisse molestata di fronte a me, che sono un ragazzone grande e grosso e che pratico arti marziali fin da quando ero bambino, sarei cattivo o ingiusto nel momento in cui dovessi intervenire colpendo l'aggressore?

E' chiaro che voglio essere provocatorio, ma l'esempio serve solo a far capire che è impossibile catalogare le azioni ed i pensieri etichettandoli come giusti o sbagliati se li estrapoliamo dal contesto che gli ha dato vita.

E' questo il motivo per cui non giudico mai nessuno, o almeno ci provo. Farlo richiederebbe la capacità di comprendere nel profondo i processi mentali di un altro individuo, e dato che sono convinto che ogni essere umano è unico ed insostituibile, non penso di poterlo fare. Certo, la convivenza civile richiede di punire gli atteggiamenti più estremi per salvaguardare la comunità, ma spesso vedo la gente che troppo facilmente etichetta il prossimo credendo di poterlo giudicare secondo i propri parametri.

E' quello che capita spesso alle persone come me. La società in cui viviamo prevede solo un possibile esito per il confronto tra due persone: la vittoria di uno e la sconfitta dell'altro. Per questo motivo quando parlo con qualcuno di signoraggio o della mia visione della vita, chi ho di fronte pensa subito che la mia sia una critica indiretta nei suoi confronti e che il mio fine sia di convincerlo dell'infondatezza dei suoi valori per fargli abbracciare i miei. E' rarissimo che qualcuno cerchi di capire il mio punto di vista o il perché io dica certe cose. Se lo facesse comprenderebbe che io non desidero convincere nessuno, voglio solo condividere il mio pensiero.

Ecco perché, nonostante io non voglia mettermi contro nessuno, spesso le persone si mettono contro di me. Vivendo i miei discorsi come un attacco, coloro con cui parlo cercano di difendersi nell'unico modo che conoscono, cioè attaccandomi a loro volta. Ma cosa potrei ottenere dal diverbio? Nulla, convincere qualcuno dei miei argomenti con la forza è, per me, una sconfitta.

Sono sicuro delle mie opinioni, non ho bisogno degli apprezzamenti degli altri per sentirmi a mio agio, e per questo sono immune agli attacchi. Sorrido pensando che in fondo "la ragione è dei fessi".

E' questo il motivo per cui accetto con il sorriso la mia "vita contro".

domenica 13 aprile 2008

Vot'Antonio

Aggiornamento dell'ultimo minuto.

Ho constato che il modo migliore per attuare l'astensionismo attivo consiste nel fare riferimento alla circolare interna numero 43 per quanto riguarda il rifiuto delle schede, e all'art. 104 della legge elettorale per la verbalizzazione della procedura.

Per farsi verbalizzare il rifiuto bisogna strutturarlo in questi termini:

"non voglio votare per (motivo x), ma allo stesso tempo non voglio che la mia scheda rientri nel premio di maggioranza".

E' richiesta la forma scritta.

In questo modo il rifiuto ha la forma di una lamentela nei riguardi dell'attuale sistema elettorale.

Le schede rifiutate devono essere firmate da tutti gli scrutatori (almeno da me hanno fatto così).

Alla faccia di chi diceva che non era possibile.

sabato 12 aprile 2008

Il momento è catartico

Un noto comico di Zelig iniziava ogni suo pezzo con questa frase. Ma cosa vuol dire catarsi?

Dice il dizionario: dal greco Katarsis, è un termine utilizzato per indicare la cerimonia di purificazione che si ritrova in diverse concezioni religiose ed in rituali magici che prescrivevano di solito il sacrificio di un capro espiatorio.

Gli ambiti in cui questa parola era, ed è tuttora, utilizzata non riguardano solo la sfera religiosa, ma, curiosamente anche quella medica e teatrale. Se, infatti, un medico può utilizzare questo termine per definire il processo di evacuazione che segue un lungo periodo di costipazione, allo stesso tempo leggiamo nei libri di letteratura che i tragediografi dell'antichità ponevano la catarsi dello spettatore come il fine principe della rappresentazione.

Assistendo agli eventi narrati lo spettatore vive una specie di "transfer" nei riguardi dei personaggi e riesce, così, a sfogare le sue emozioni più profonde. Nel caso della tragedia il protagonista interpreta la parte del capro espiatorio, pecca e viene punito al posto di chi assiste alla rappresentazione.

E' lo stesso concetto espresso dai Vangeli quando affermano che Gesù è morto per espiare i nostri peccati.

Il processo catartico richiede una definizione netta dei ruoli. La purificazione del soggetto avviene proprio perché non è lui a vivere direttamente il dramma, ma lo sperimenta attraverso l'attore. Usciti dal teatro si è liberi di riprendere la propria vita più leggeri, svuotati, se non della totalità, almeno di una parte della negatività accumulata.

E' proprio questa separazione che viene meno nel "teatrino" della politica. I mass media fanno di tutto perché il cittadino si senta continuamente non solo partecipe, ma anche responsabile di ciò che succede al Governo. Ed ecco che la catarsi si interrompe. Il politico non si assume le responsabilità dei votanti, in modo da alleggerirli dal peso delle decisioni, ma cerca di coinvolgere gli individui in modo da poter scaricare il biasimo su di loro.

Ormai il ragionamento è questo: se un politico decide a vanvera non gli si può dire nulla. In fondo se è stato eletto è perché la maggioranza dei cittadini lo ha votato.

Non fatevi abbindolare. Non appassionatevi ai conflitti creati a tavolino. E' solo un modo per derubarvi delle delle vostre energie, per attirare l'attenzione su questioni che vi degradano in quanto esseri umani.

L'unico modo per vivere felici è dedicarsi alle attività che ci rendono sereni. La prossima volta che vi trovate di fronte ad un dibattito politico trasmesso in tv, staccate la spina e dedicatevi un po' di tempo. Nessun politico conta per il vostro benessere più di voi stessi.

mercoledì 2 aprile 2008

Laurea!

Signore e Signori,
il giorno 10 di Aprile, presso la facoltà di Economia "Federico Caffè" dell'Università degli Sudi di Roma Tre sita in via Silvio D'Amico, alle ore 9:30, il sottoscritto discuterà la sua tesi all'interno dell'aula 3.

Una volta dottore specialista nessuno potrà dire che parlo di signoraggio senza cognizione di causa.

Ovviamente le porte sono aperte e siete tutti invitati.

martedì 1 aprile 2008

Intervallo

Scusate se in questo periodo non mi sto facendo vivo. La tesi si avvicina e gli impegni si accavallano. Ci si sente presto con un bel post su Auriti e l'esperimento del Simec.

Saluti.

venerdì 14 marzo 2008

Signoraggio: guida alla sopravvivenza

Puntualizzo subito due cose.

Primo: questo non è un intervento con finalità divulgative o didattiche. Se non sapete nulla di signoraggio primario e secondario vi consiglio di andarvi ad informare. Esistono molti siti e video al riguardo, basta inserire la parola signoraggio come chiave per una ricerca su google o youtube ed avrete, a portata di clic, tutto il materiale che vi serve per farvi un'idea del problema. Oggi parlo direttamente con gli "addetti ai lavori".

Secondo: queste parole potranno essere udite su youtube e lette, in forma di trascrizione integrale, nel mio blog. Vorrei, infatti, cercare di raggiungere il maggior numero possibile di persone informate.

Chi ha studiato seriamente il signoraggio si è, per forza di cose, imbattuto nella figura del prof. Auriti. Per chi non lo sapesse si tratta dell'unico italiano nella storia che abbia provato a mettere in pratica la soluzione per ripristinare la sovranità monetaria. Con la creazione e distribuzione del Simec, infatti, era riuscito, in una piccola realtà locale, a sostituire la moneta-debito con una nuova moneta-proprietà.

Ragionandoci sopra è facile capire che, per risolvere una situazione di usurocrazia come quella in cui ci troviamo, la soluzione deve essere integrale e non è possibile scendere a compromessi. Gli esperimenti con le monete complementari, tipo scec, possono essere interessanti ad una prima occhiata, ma perdono velocemente credibilità nel momento in cui mostrano il loro fianco debole. Non abbiamo bisogno di valute che si affianchino all'euro, ma di monete sostitutive.

Siate sereni quindi, perché l'alternativa all'attuale sistema della banca centrale esiste, con tutte le implicazioni riguardanti il credito ed il reddito da cittadinanza che questa possibilità comporta.

Purtroppo, però, la storia insegna che esiste il momento giusto per ogni cosa, e il prof. Auriti era in anticipo sui tempi. Era lecito aspettarsi che il sistema avrebbe usato la forza per tutelarsi e, con un intervento della Guardia di Finanza, i Simec vennero pignorati e ritirati.

Il fatto è che l'essere umano, e quello italiano in particolare, è un po' come la persona con il mal di denti che rimanda la visita dal dentista. Finché il dolore non è insopportabile si tiene la carie non rendendosi conto che, in questo modo, un piccolo male che poteva essere risolto facilmente degenera fino a richiedere l'estrazione del dente.

Neanche a me piace questo modo di ragionare, ma devo prendere atto che è il meccanismo mentale che guida la stragrande maggioranza della comunità.

Può sembrare assurdo, ma quello che consiglio è di incentivare un rapido decorso della malattia. Dobbiamo contribuire a rendere il male insopportabile. Già siamo al limite, basta poco per dare l'ultima spallata ad un sistema che si sta dimostrando sempre più inadeguato a garantire le condizioni di vita minime per tutti.

Sono due i consigli che mi sento di dare alle persone di buona volontà che non hanno intenzione di rimanere passivi e vogliono fare qualcosa. In primo luogo rinunciate al debito in tutte le sue forme, dal mutuo al prestito fino all'utilizzo della carta di credito. In secondo luogo, se avete una cifra da investire, preferite sempre gli investimenti produttivi (terreni, infrastrutture, generatori di energia rinnovabile, ecc.) a quelli speculativi. L'unico scopo della speculazione, infatti, è quello di appropriarsi degli investimenti altrui. Quello finanziario non è un mercato creativo, ma una specie di casinò in cui ci si contende la posta in gioco. La sua crescita non è dovuta ad un effettiva produzione, ma da un ulteriore indebitamento.

Dobbiamo arrivare al punto in cui il finanziere si rifiuterà di sequestrare la nuova moneta sostitutiva perché si renderà conto che è l'unico mezzo per riconquistare la proprietà della propria via.

A noi è richiesta solo una cosa: crederci.

La soluzione è a portata di mano, sembra incredibile essere costretti a passare tempi più duri di questi per poterla adottare, ma se è l'unica strada io sono disposto a percorrerla a testa alta.

Con queste mie parole non voglio convincere nessuno. Se siete arroccati nelle vostre posizioni e credete che io abbia snocciolato una serie di stupidaggini, dimostrate di essere coerenti con il vostro pensiero ed ignoratemi. Non ho interesse a parlare con chi mi aggredisce.

Per tutti gli altri metto a disposizione il mio account youtube, il mio blog ed il mio indirizzo e-mail. Nei limiti delle mie possibilità cerco sempre di rispondere a chi si pone in modo corretto, anche se non è d'accordo con me.

Un noto adagio orientale dice "Se il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito".

E' arrivato il momento di distogliere lo sguardo dal "dito" signoraggio e di concentrarci sulla "luna", cioè il mondo migliore che desideriamo per il futuro.

Link al video

martedì 11 marzo 2008

La posta di ErSandro

Riporto il testo di un e-mail che mi è arrivata oggi.

Ciao ho lasciato un commento sul tuo blog (che probabilemnete non hai letto visto che è relativo ad un tuo messaggio di qualche giorno fa).

Rinnovo la domanda, al massimo una replica anche in privato, ma avrebbe poco senso ;)). Pur interessandomi, cmq da poco, al signoraggio non riesco a venire a capo di ciò che possa succedere da qui a "poco". Vorrei capire cosa ci/mi aspetta (leggo di introduzione di successive nuove monete al fine di posticipare l'inevitabile).

Praticamente ho capito il primo "STEP" ma non capisco cosa possa servire a portare il sistema al "collasso".

E poi, "egoisticamente", cosa fare per tutelare i miei, e dei miei conoscenti, pochi risparmi?!?

ancora ciao



La risposta alla tua domanda non è né scontata né immediata. Cercherò di essere il più chiaro possibile.

Premetto che da quando sono piccolo pratico arti marziali. Lo studio di queste discipline mi ha portato a chiedermi quale fosse il loro vero scopo. La prima risposta è, chiaramente, quello di vincere nei contrasti fisici. Ma come definiamo "vittoria"?

Molti pensano che vincere voglia dire sottomettere l'avversario. Io, però, la penso diversamente. Ritengo che la vittoria sia raggiunta quando non ho riportato danni. Quindi il vero scopo delle arti marziali non è quello di abbattere chi abbiamo di fronte, ma di non essere abbattuti a nostra volta. Ciò può essere ottenuto solo in un modo, rendendosi immuni agli attacchi degli oppositori. Il modo migliore per non essere colpiti è evitare lo scontro.

In fondo, se la finalità fosse quella di sconfiggere il nemico ad ogni costo, vorrebbe dire che il vero artista marziale sarebbe il kamikaze.

Questa visione è molto diffusa in oriente, ed infatti il gran maestro è quello che non ricorre alle mani. La sua consapevolezza è talmente alta che riesce ad essere immune all'attacco psicologico prima che a quello fisico. Riesce, cioè, ad evitare sul nascere l'insorgere della violenza fisica.

Ritengo che questo modo di vedere possa essere esteso a tutte le tipologie di conflitto, compreso quello che vede le banche opposte al popolino, cioè noi.

Se "arriviamo alle mani", cioè se tentiamo di vincere con lo stesso metodo utilizzato dal nemico (investimenti, speculazioni, ecc.), non vinceremo mai. Abbiamo di fronte un avversario troppo rapido e veloce che, un po' come gli agenti di Matrix, può piegare e modificare l'ambiente della lotta sfruttando le regole dentro cui esso si svolge.

Se sottostiamo alle leggi che il nostro stesso nemico crea, siamo destinati a soccombere.

L'unica alternativa è tirarsi fuori, non accettare di scontrarsi quando le regole sono truccate. Lo stesso Neo, pur essendo l'Eletto, non riesce a vincere finché non si rende conto che accettare le leggi imposte dal nemico le rende solo più reali.

Per questo dico di rifiutare il concetto stesso di debito, anche se servirsene sembra una strada facile per ottenere ricchezze. E' bene ricordare che, durante la crisi del '29, furono i "ricchi" a suicidarsi. Al contadino che non aveva investito, poco importava del crollo dei mercati.

Il mio consiglio, quindi, è quello di investire in beni produttivi, evitando quelli speculativi. Un esempio può essere quello di non comprare casa con la speranza di rivenderla ad un prezzo più alto, ma di acquistare un bel terreno agricolo. Se dovesse arrivare la crisi, infatti, nessuno avrebbe abbastanza soldi per ricomprare un bene speculativo (tipo l'appartamento), mentre il terreno continuerebbe comunque a darci i pomodori, le patate e via dicendo.

In questo modo, non solo potremmo velocizzare il processo di implosione del mercato, ma, nel momento in cui avverrà, ci saremo anche resi immuni.

Grazie a tutti per i complimenti.

Sempre a vostra disposizione,

ErSandro

lunedì 10 marzo 2008

La Banca d'Italia

Quando ho cominciato a studiare il signoraggio, una delle cose che più mi ha colpito è stata la mia ignoranza riguardo certi argomenti. Nella maggior parte dei siti e dei video divulgativi vengono poste delle domande dalla risposta apparentemente scontata. E' lecito, ad esempio, credere che la Banca d'Italia sia un ente pubblico e che le banconote siano di proprietà dello stato. In realtà arriviamo a queste conclusioni solo perché manca un qualunque tipo di informazione a riguardo. In fondo se si chiama Banca "d'Italia" vorrà dire che la sua proprietà è statale. Anche io, pur essendo uno studioso di economia, la pensavo così. E' stato peggio che ricevere uno schiaffo quando ho avuto modo di vedere con i miei occhi chi è il vero proprietario della nostra banca centrale. Affinché anche voi possiate farvene un idea vi consiglio di dare un'occhiata a questo documento. A scanso di equivoci vi dico subito che la fonte è la stessa Banca d'Italia.

Come è possibile che la proprietà di questo ente, che viene definito di diritto pubblico, sia per il 95% di privati?

Quella che vi propongo è la breve storia di questa lista di partecipanti al capitale e di come sia venuta alla luce.

La Banca d'Italia viene alla luce nel 1893 con la sua fondazione. Il vero motivo della nascita di questo ente era la volonta di annettere le banche del Sud a quelle del Nord. Queste ultime, al contrario delle banche meridionali, non avevano grandi riserve auree, e di conseguenza, dato che all'epoca la creazione di moneta era ancora condizionata dal possesso dell'oro, gli istituti di credito del Settentrione non avevano la possibilità di stampare grandi quantitativi di banconote.

Da quel momento il potere della monarchia, ed in seguito quello politico, non hanno fatto altro che concedere a questo ente poteri sempre maggiori. Il passo più importante in questo senso è stato il concedere alla Banca d'Italia l'esclusiva sull'emissione della moneta. E' bene sottolineare che all'epoca, cioè nel 1926, la BdI era ancora una S.p.a.

Incredibile, ma vero, l'Italia regalava ad una società privata, sia nella struttura che nella composizione, la sua sovranità monetaria.

Nel 1936 la BdI cambia il suo assetto societario e si trasforma in un Istituto di diritto pubblico. E' importante sottolineare la differenza tra un ente di questo tipo ed un ente pubblico "puro". Nonostante la definizione possa apparire simile, mentre un ente pubblico deve essere di proprietà completa dello Stato, un ente di diritto pubblico può avere partecipazioni anche da parte di privati. Tra i nuovi poteri che vengono delegati alla BdI c'è anche quello di vigilare sulle banche italiane. Ciò ha comportato un piccolo conflitto di interessi, di fronte al quale quello berlusconiano impallidisce. Come si può attribuire alla banca centrale il compito di vigilare sulle banche commerciali quando parte delle sue quote sono possedute da queste ultime?

Nel 1948 al Governatore della Banca d'Italia viene attribuito il compito di decidere il tasso di sconto con il fine di regolare l'offerta di moneta. Il neonato parlamento, cioè, delega ad un ente che di pubblico ha solo il nome, la competenza di decidere le politiche monetarie. Mi spiego meglio. Sappiamo che quando lo stato prende le banconote dalla banca centrale dà in cambio titoli del debito pubblico. Questi titoli generano un tasso di interesse meglio noto come tasso ufficiale di sconto, detto anche TUS o costo del denaro. Praticamente il prestatore decide arbitrariamente il tasso di interesse a cui dovrà sottostare chi si è indebitato. Questa pratica ha un nome preciso nel nostro ordinamento, si chiama usura.

Il procedimento avviato nel '48 raggiunge il suo completamento nel 1992, quando Guido Carli, alla guida del Ministero del Tesoro, stabilisce che la definizione del TUS è competenza esclusiva del Governatore della Banca d'Italia, e non deve più essere concordata con il Ministro del Tesoro.

Eppure qualcosa che non quadra c'era. L'articolo 3 dello statuto della BdI stabiliva che la proprietà delle sue quote dovesse essere in maggioranza del Tesoro o di enti pubblici. Vista la sua funzione, però, il disegno di legge n. 4083 del Senato della Repubblica proponeva che la proprietà della totalità delle quote venisse attribuita allo Stato. Chiaramente non venne mai approvato.

Quello che è scandaloso è che fino al 2005 la BdI, pur essendo a tutti gli effetti un ente di diritto pubblico, non pubblicò l'elenco dei partecipanti al capitale. Perché decise, di punto in bianco, di pubblicare il documento che ho linkato all'inizio del post? La risposta a questa domanda è quasi paradossale. Nel 2004 Famiglia Cristiana (avete letto bene), basandosi su di uno studio del ricercatore Fulvio Coltorti, pubblicò l'elenco in questione. Curioso che per portare a termine questo studio Coltorti sia stato costretto a indagare a ritroso sui bilanci delle banche, delle assicurazioni e di altri enti, ricostruendo mano a mano la situazione del capitale sociale della Banca d'Italia.

L'anno successivo la BdI pubblicò l'elenco in questione.

La situazione che venne a profilarsi era in netto contrasto con lo stesso statuto dell'ente. Come ho già avuto modo di dire, questo imponeva che la maggioranza delle quote fosse di proprietà pubblica, mentre lo studio pubblicato riportava che il 95% del capitale era di proprietà privata.

Quello era il periodo in cui Antonio Fazio veniva invitato a dimettersi e acquisiva la carica di Governatore Mario Draghi.

Il 28 dicembre 2005, l'allora governo Berlusconi, varò la legge 262. Questa norma aveva come scopo quello di ritrasferire in un arco di tempo di 3 anni le quote della Banca d'Italia in mano a privati allo Stato e agli enti pubblici.

Ma non gioite, con un colpo di mano degno del migliore golpista, Romano Prodi, con il benestare di Napolitano e Padoa Schioppa (quello che ama pagare le tasse), il 16 dicembre 2006 cambia lo statuto della Banca d'Italia, eliminando di fatto l'obbligo della maggioranza delle quote di proprietà pubblica.

E siamo ai giorni nostri. La morale della favola è che su certi argomenti non esiste destra o sinistra, e che i poteri "forti" non sono certo rappresentati dai politici.

Non è un segreto che la Banca d'Italia ci truffi quitidianamente segnando a bilancio il valore nominale delle banconote invece che il costo che ha sostenuto per produrle. Secondo questo schema, l'unico profitto che risulta è quello derivante dagli interessi, che sono pesantemente tassati. Il risultato è che il profitto nominale della BdI è prossimo allo zero, mentre quello reale è alle stelle.

Riflettete un attimo, se davvero la BdI non facesse profitti, che interesse avrebbero le banche commerciali a possederne delle quote? Se il loro compito fosse solo quello di amministrare il TUS e di vedersi pesantemente tassati e quasi totalmente rigirati allo Stato i pochi guadagni che ne deriverebbero, perché non dovrebbero desiderare di lasciare questo compito ingrato agli enti pubblici?

I Romani ce lo dicevano già molti secoli or sono, per scoprire il responsabile di un raggiro basta individuare chi ne trae vantaggio. "Cui prodest?", ci si chiedeva.

Non so voi, ma io qualche sospetto ce l'ho.


P.S.=le fonti per questo articolo le ho prese dai siti www.wikipedia.it, www.bancaditalia.it e www.signoraggio.com