Istruzioni per l'uso

Un buon modo per farsi un'idea dell'argomento trattato in questo blog è visionare il documentario "La Moneta come Debito". Per chi volesse approfondire ho stilato una breve lista di fonti sugli argomenti signoraggio/sovranità monetaria. La potete trovare nel post "Bibliografia Essenziale". L'elenco è in costante aggiornamento.

I commenti non sono moderati, siete liberi di esprimervi nel modo che ritenete più opportuno. Ognuno è responsabile del suo pensiero, io rispondo solo delle parole scritte di mio pugno.

Benvenuti,
(ersandro@autistici.org)

Prima di esprimere qualunque dubbio o giudizio vi consiglio di leggere i seguenti post. Potreste trovare le risposte alle vostre domande.

F.a.q.-Parte Prima (Le banche commerciali emettono moneta?)
F.a.q.-Parte Seconda (Da dove prende valore la moneta?)
F.a.q.-Parte Terza (Esiste una soluzione?)

venerdì 13 marzo 2009

Genius Seculi

Buona visione.











venerdì 6 marzo 2009

La Borsa

Non mi sono mai interessato nel dettaglio dei mercati finanziari. Ho sempre considerato poco etico l'arricchirsi impoverendo gli altri. Quello della borsa, come già detto in passato, non è un mercato produttivo, ma speculativo. Ciò vuol dire che ogni euro che guadagno non deriva dall'effettiva creazione di una ricchezza ma dal fatto che è stato perso da un'altra persona. 

Nelle ultime settimane sto utilizzando un computer su cui è stato installato un programmino che, con un ritardo di 20 minuti, mostra l'andamento dei principali indici di borsa. Da una piccola finestrella ho (in semi-tempo reale) il polso del mercato tramite le variazioni dell' S&P/MIB, del Nasdaq e di tutte quelle altre sigle impronunciabili che tanto spesso sentiamo snocciolare dallo schermo della TV.

Ultimamente le borse chiudono quasi sempre in rosso, e non di poco. Solo ieri Milano ha ricevuto un'altra botta da -5,85%. Dopo diversi giorni della solita pappa ho deciso di andare a vedere su internet qualche dato più approfondito e ciò che ho trovato mi ha lasciato a bocca aperta. Per carità niente che gli esperti del settore già non sappiano, ma comunque dati che la maggior parte delle persone non conosce. Ecco i risultati di pochi minuti di ricerca: nell'ultimo mese la borsa italiana ha perso il 25% del suo valore. La perdita diventa del 51% se prendiamo in considerazione un periodo di 6 mesi, del 59% considerando un anno e del 66% se guardiamo gli andamenti degli ultimi due anni.

Avete capito bene: in 24 mesi piazza affari ha "bruciato" due terzi del suo valore.

Al profano sorge spontanea una domanda : "dove sono finiti questi soldi"? 
Ed è a questo punto che il signoraggista risponde prontamente: "Semplice, non sono mai esistiti".

Oggi, lo sappiamo, il denaro è debito ed il debito è denaro e sono state proprio le promesse di pagamento (campate sul nulla) ad alimentare la crescita della borsa. Un immenso castello di carte (o bolla se preferite) la cui base, cioè i beni reali, è diventata talmente esigua rispetto alla costruzione da poter essere considerata irrilevante.

In un sistema basato su di una moneta debito l'unica cosa che dà valore al denaro è la promessa della persona a favore di cui è stato emesso di restituirne un quantitativo maggiore nel futuro. Il mio impegno a pagare 110€ domani si trasforma oggi in un valore di 100€. Forse sarò ripetitivo ma è importante sottolineare che si tratta di una promessa impossibile da mantenere. Il valore del denaro in circolazione, infatti, sarà sempre minore della quantità che ci si è impegnati a restituire.

Ecco quindi la grande incongruenza: in modo miope il creditore iniziale ritiene potenzialmente solvibile un soggetto che, per motivi strutturali, non può garantire la restituzione del debito. 

Perché, allora, il sistema non crolla subito e continua a gonfiarsi se non esistono le basi per sostenerlo?  La causa di questo fenomeno va ricercata nel fatto che il debito creato inizialmente attraverso questo processo viene considerato una "vera" ricchezza in grado di garantire indebitamenti futuri e, quindi, di successive emissioni di denaro. E' un sistema autoreferenziale talmente perverso da lasciare allibiti.

I 100 euro dell'esempio creati in questa maniera saranno utilizzati in altre transazioni, diventeranno la base per l'ottenimento di ulteriori prestiti e via dicendo, tutto sulla base della fiducia (mal riposta) nel fatto che, prima o poi, la  cambiale iniziale verrà saldata. Peccato che questo non succederà mai. Il gioco andrà avanti fino a quando tale fiducia comincerà a scarseggiare. Prima o poi arriverà il momento in cui questa montagna di promesse di pagamento raggiungerà un livello critico giunti al quale il creditore iniziale non sarà più disposto ad esporsi al rischio (certezza) di insolvenza e vorrà, quindi, far valere i propri diritti. Quando ciò avviene vuol dire che sta cadendo la prima tessera del domino che darà il via alla reazione a catena conosciuta come "scoppio delle bolle speculative". Ed ecco quindi che la borsa non "brucia" il 66% in due anni ma più semplicemente si riporta al livello che realmente le corrisponde: zero. Questo è il vero valore dei debiti che non possono, per loro natura, essere restituiti e che sono alla base di tutto.

Ecco perché la borsa ciclicamente crolla ed ogni volta è peggiore della precedente. Con questo ragionamento voglio dire che forse riusciremo ad uscire fuori dall'attuale crisi, ma se non cambieremo il modo in cui il valore viene creato avremo un'altra crisi, ancora peggiore, nel futuro. Ormai viviamo in un mercato fortemente globalizzato in cui le diverse borse sono talmente legate da poter essere considerate come un'unica entità. In questo sistema che richiede il fallimento di qualcuno per poter crescere dove pensiamo di poter andare ora che l'intero pianeta è stato saturato dal debito?

Per evolversi bisogna imparare dagli errori. Quante volte dovremo ripeterli prima di capire?

ErSandro.
 

martedì 3 marzo 2009

Out of Topic

Oggi vi chiedo di permettermi una digressione.

Pochi giorni fa mi ritrovavo tra un gruppo di colleghi in cui, ridendo e scherzando, si commentava la notizia appena uscita dell'accordo Italia/Francia sul nucleare. La frase che mi ha fatto riflettere suonava più o meno così: "Io sono d'accordo, in fondo le centrali le hanno tutti, anche i paesi che confinano con l'Italia, per cui se ci deve essere un'incidente non saremmo comunque al sicuro. Nella situazione attuale ci accolliamo tutti i rischi di questa forma di energia senza averne i vantaggi".

Non so se per voi è lo stesso, ma personalmente ho trovato questo modo di ragionare (che mi pare di capire essere parecchio diffuso) molto superficiale. Pensare che l'unico lato negativo delle centrali sia il possibile rischio di incidenti alla "Chernobyl" è riduttivo. Non bisogna dimenticare, infatti, che il pericolo maggiore proveniente dall'utilizzo di fonti energetiche basate sulla fissione nucleare non deriva dai malfunzionamenti delle centrali ma dalla produzione di materiale di scarto meglio conosciuto come "scorie radioattive". Non prendere in considerazione un elemento di questo tipo sarebbe paragonabile al credere che le automobili causano morti solo negli incidenti stradali dimenticandosi completamente dell'inquinamento ambientale.

Sappiamo che le scorie impiegano, a seconda del materiale utilizzato, svariate centinaia (se non migliaia) di anni per smaltire il loro potenziale velenoso. Nell'attesa che ciò accada è necessario trovare un luogo sicuro in cui "stoccarle" (spesso questo vuol dire scavare una buca sotto terra e chiudercele dentro), incrociando le dita nella speranza che non avvengano imprevisti. Una falla nel sistema di contenimento, infatti, potrebbe causare conseguenze disastrose (dall'inquinamento del terreno a quello delle falde acquifere) che renderebbero di fatto invivibili ampie zone di territorio.

Per capire la scala di grandezza del problema immaginiamo che il nucleare fosse già disponibile mille anni fa, ciò vorrebbe dire che ancora oggi avremmo a che fare con le scorie stoccate da Carlo Magno. C'è da chiedersi se siamo in grado di costruire sistemi in grado di garantire la sicurezza per periodi così lunghi di tempo. Qualunque risposta che si allontanasse anche solo minimamente da una certezza assoluta, per me, sarebbe sufficiente a bocciare questo tipo di soluzione. Personalmente ritengo che il gioco non varrebbe la candela. Tale ragionamento si rafforza se considerariamo il materiale radioattivo già esistente e quello che ancora oggi stiamo producendo (in quanto umanità) in giro per il mondo.

Attenzione, il mio non è un discorso contro il nucleare in assoluto. Si parla di recente di centrali di quarta generazione in grado di funzionare riciclando le scorie. Questo tipo di centrale avrebbe come scarto del materiale inerte, non radioattivo in quanto completamente consumato. Si tratta, per adesso, di soluzioni in fase di studio e non ancora realizzabili, ma nel momento in cui diventeranno disponibili non avrò nulla in contrario alla loro messa in opera. 

Quella che ho sentito dai miei colleghi è una modalità di pensiero tipica dell'essere umano che spesso ragiona in un modo che definirei "utilitaristicamente miope". Di fronte alla possibilità di ottenere un vantaggio immediato si perde la capacità di proiettarsi nel futuro e si trovano mille giustificazioni fittizie per un comportamento eticamente poco corretto. Questo effetto è amplificato se il comportamento è già stato adottato da altre persone ed esse ne traggono un momentaneo benficio.

Mi sembra assurdo che invece di lottare per smantellare le centrali esistenti (che, vi ricordo, stanno producendo dei veleni che graveranno sulle spalle nostre, dei nostri figli, dei loro figli e via per decine di generazioni) ci battiamo per poterne realizzarne di nostre. Per rimanere nell'ambito del nucleare questa situazione è paragonabile a quella delle nazioni che rivendicano il diritto di avere la bomba atomica. Esistono "esperti" di politiche internazionali che arrivano a quello che io considero un ragionamento paradossale e cioè che la massima sicurezza si otterrà quando il maggior numero di paesi possibile riuscirà ad avere accesso a questo tipo di armamento.

A volte ci dimentichiamo della fallibilità dell'uomo e del fatto che, come ci dimostra la storia, è facilmente preda di fanatismi e colpi di testa. Non c'è dubbio sul fatto che una città dove nessuno porta una pistola conterà sempre meno morti di una in cui tutti hanno un'arma.

Un piccolo inciso per ricollegarmi alle tematiche più classiche del blog e per dimostrare che questo OT non è completamente campato in aria: il modo di ragionare sopra descritto lo ritroviamo anche nel pensiero finanziario/economico. Quando il cittadino comune vede l'imprenditore/banchiere diventare sempre più ricco grazie ai suoi investimenti in borsa non si chiede come siano stati generati tali introiti e dove porterà quel modo di fare affari, la sua mente sarà offuscata dall'invidia e dalla possibilità di fare soldi facilmente che anche lui vorrà sfruttare. L'intera società costruirà giustificazioni per quel tipo di comportamento dimenticandosi del lato morale al punto che chi non prende parte al gioco verrà considerato poco intelligente. Le conseguenze di tutto ciò le abbiamo oggi sotto gli occhi. 

Forse sono un utopista, mi rendo conto che gli ideali si scontrano con la dura realtà e non vengono mai realizzati in pieno. E' proprio per questo motivo, però, che devono rimanere puri ed incorruttibili. Abbassare il tiro sul piano morale vuol dire avere risultati ancora peggiori in quello pratico. E' l'incontro tra la perfezione dell'idea e l'incompletezza del mondo empirico a darci l'equilibrio in cui vivere.

I Romani lo sapevano già che "In medio stat virtus". Per quanto possibile cerchiamo di non dimenticare le conoscenze che abbiamo già acquisito.

ErSandro.

mercoledì 25 febbraio 2009

The Crisis of Credit Visualized

Ok, è tutto in Inglese, ma si tratta lo stesso di un bel video, ben realizzato ed accattivante.

Se avete a disposizione una buona connessione vi consiglio vivamente di cliccare il link e vederlo in HD.

Buona visione.

P.S. = ho sostituito il video con una versione sottotitolata in Italiano. Rinnovo il consiglio di cliccare sul link per migliorarne la leggibilità.


La Crisi Del Credito - con sottotitoli in italiano from Oreste Attanasio on Vimeo.

martedì 24 febbraio 2009

La Funzione della Moneta

Che la moneta sia stata una delle più grandi invenzioni del genere umano è cosa certa. Essa ha permesso lo sviluppo della società in un modo e ad un ritmo che sarebbero stati impensabili nell'era del baratto. Questa forma di scambio, in effetti, presentava numerose limitazioni di varia natura. Faccio un paio di esempi.

Un allevatore vuole scambiare una mucca (bene dall'alto valore) con diverse merci meno preziose (frutta, verdura, utensili, ecc.). L'indivisibilità del capo di bestiame, però, lo costringerà ad effettuare diversi scambi intermedi prima di poter ottenere tutto ciò di cui l'uomo ha bisogno (ex. in un primo scambio baratterà la mucca con diversi quintali di pere, parte delle pere andrà scambiata con zucchine, un'altra parte con del legname, e via dicendo) e non c'è garanzia del fatto di riuscire a portarli tutti a termine con successo.

Un agricoltore specializzato nella coltivazione di mele desidera scambiare i suoi frutti con delle fragole. Queste però maturano in un periodo differente dell'anno ed è per lui impossibile attendere svariati mesi senza che le sue mele marciscano e, quindi, che la sua ricchezza deperisca.

In questi due semplici esempi ho sottolineato limitazioni di natura numeraria (quantificazione e suddivisione) e temporale degli scambi in un regime di baratto. In questa sede vorrei concentrarmi in modo particolare sul secondo aspetto.

Una moneta che svolge bene il suo lavoro deve assolvere la funzione di cristallizzare la ricchezza nel tempo, deve cioè permettere di fermare il valore di ciò che è stato prodotto oggi in un simbolo in modo da dare la possibilità a chi il valore lo ha creato di spenderlo in un secondo momento. Ecco perché l'oro ha, in passato, svolto la funzione di moneta di scambio in modo così efficace. Questo metallo possiede delle caratteristiche fisico-chimiche che gli evitano di subire deterioramenti eccessivi anche prendendo in considerazione periodi di tempo molto lunghi (diversi secoli). Se dovessimo avere la fortuna di ritrovare un antico forziere dei pirati potremmo recuperare un quantitativo di oro pressoché identico a  quello originariamente sepolto. Solo una minima parte si sarebbe ossidata. Tale è la natura di questo metallo tanto amato dalle culture occidentali.

Basterebbe riflettere su questo punto per rendersi conto del fatto che le moderne banconote svolgono malissimo il compito che gli è stato affidato. La carta moneta, infatti, non riesce a fermare il valore nel tempo e deperisce ad un tasso detto di "inflazione". Ciò avviene perché a garanzia della moneta non c'è nulla di reale ma solo una promessa di restituzione impossibile da mantenere (ricordiamoci sempre dell'applicazione degli interessi).

Nonostante ciò continuiamo a credere che il valore (e quindi la ricchezza) risieda nel denaro. E' tipico dell'essere umano confondere la forma con la sostanza e sovrapporre il simbolo all'oggetto. Basta guardare come tanti cristiani continuino a scambiare la croce con Gesù e la chiesa con la religione.

Ciò non vuol dire che i due aspetti non siano collegati, anzi. Il rapporto tra forma e sostanza è stretto ed indivisibile. Un simbolo monetario che deperisce per la sua stessa intrinseca natura non può fare altro che renderci costantemente più poveri dato che, ormai, lo preferiamo ai beni reali. Ed ecco che, come per magia, non importa più quanto fatichiamo e riusciamo a produrre come collettività, a livello globale siamo e saremo sempre poveri. Se facessimo un calcolo del livello di benessere economico pro-capite di cui gode l'umanità potremmo notare in un batter d'occhio che il bilancio è negativo. Se ogni tanto ce ne scordiamo è solo perché siamo nati in quella minoranza sociale che alza la media. Una media che, è bene ricordarlo, è destinata a calare con il passare del tempo e tale processo è già da anni sotto gli occhi di tutti. Si tratta solo di prenderne atto.

Abbiamo bisogno di una moneta la cui emissione sia subordinata alla creazione di un bene reale, e non alla promessa di ripagarla con la moneta stessa. Una moneta-credito, e non debito. Viviamo in un sistema autoreferenziale in cui il metro per misurare il valore del denaro è il denaro stesso.

Pensate a questo: se possedete una banconota l'unica tutela che la legge garantisce è la possibilità di cambiarla con un'altra banconota dello stesso taglio. Non esiste nessun vincolo per cui, nel momento in cui gliela riportate, chi l'ha emessa (una banca) debba corrispondervi un bene reale. Se oggi questa può sembrare un'inutile sottigliezza legale ricordatevi i crack del passato (anche recente). Le formule giuridiche che oggi non hanno alcun peso possono diventare macigni quando il contesto cambia. Le circostanze (mai come oggi) sono mutevoli, basta un minimo di capacità di vedere le cose per quello che sono (chiaroveggenza o visione chiara) per capire dove stiamo andando a parare.

E' il momento di agire, di fare qualcosa, se non altro per non avere rimpianti domani.

Con ottimismo,
ErSandro. 

martedì 17 febbraio 2009

La Buona Fede

Vai in banca ed allo sportello sei accolto da un ragazzo elegante ed educato che ti propone di investire parte dei depositi in un fondo sicuro. Sei in un centro commerciale ed un simpatico commesso ammiccante ti mette al corrente della possibilità di pagare il tuo nuovo televisore ultra piatto con una comoda rateizzazione. Un personaggio noto della TV ti rincuora sorridente facendoti sapere che è possibile avere un finanziamento fino a 30.000€ anche se sei pensionato ed hai avuto qualche "problemino".

Scene normali, eventi a cui ormai siamo abituati e dietro ai quali è difficile vedere la cattiva fede. Come può la cattiveria nascondersi dietro a volti tanto puliti e genuini? Il mondo che si profila agli occhi di chi ha compreso le meccaniche monetarie è popolato di mostri, esseri abominevoli pronti a fagocitare il prossimo per il proprio tornaconto personale. Questo scenario, però, viene quotidianamente smentito dalle nostre esperienze. O forse no...?

Più volte ho citato Orwell. Si tratta senza ombra di dubbio del mio autore preferito, ho perso il conto delle volte che ho riletto "1984" e sono sicuro che lo riprenderò in mano ancora e ancora nel futuro a venire. Sorvolando sull'abilità dello scrittore ogni volta resto colpito dalla profonda comprensione che egli aveva raggiunto dei meccanismi alla base della psicologia umana. Questo è, in effetti, l'elemento che gli ha permesso di ricostruire uno scenario così fantastico ed allo stesso tempo verosimile. L'accuratezza dei risultati di un'analisi è condizionata da quella dei suoi presupposti. Per costruire un'immagine attendibile di una sovrastruttura sociale bisogna conoscere bene il modo in cui ragiona il suo mattone fondamentale: l'individuo.

Molti credono che l'elemento più importante di "1984" sia l'idea dell'esistenza di un "Grande Fratello" in seguito distorta da una televisione generalista e ottusa che fa spettacolo di uno dei peggiori incubi che la letteratura abbia mai partorito. Esiste però un secondo elemento, più pervasivo e permeante, assolutamente necessario affinché lo stato totalitario ipotizzato nel romanzo possa reggersi in piedi: il bipensiero.

Nonostante sia un'invenzione letteraria si tratta di un'idea talmente complessa ed affascinante da meritarsi una voce autonoma all'interno di Wikipedia. Dalle parole dello stesso Orwell:

«La mente gli scivolò nel mondo labirintico del bipensiero. Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullavano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tuttavia credendo in entrambe; fare uso della logica contro la logica; rinnegare la morale proprio nell'atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l'unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all'occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Soprattuto saper applicare il procedimento al procedimento stesso. Era questa, la sottigliezza estrema: essere pienamente consapevoli nell'indurre l'inconsapevolezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto. Anche la sola comprensione della parola "bipensiero" ne implicava l'utilizzazione».

Ed ecco che l'orco perde l'aspetto spaventoso. Nel momento in cui mangia il bambino egli crede veramente di essere una fata. Ancora più abominevole, anche noi prendiamo parte al gioco e smettiamo di vedere il mostro.

E' sotto gli occhi di tutti, i media sono pieni di situazioni e personaggi che non esito a definire come "veramente finti". Non c'è neanche più bisogno di una regia occulta, sono gli stessi protagonisti a muoversi come burattini e, dopo essersi dimenticati di averlo fatto, si crogiolano nella convinzione di essere autentici.

Il bipensiero è allo stesso tempo la più grande attenuante e la peggiore aggravante per chi, in un modo o nell'altro, perpetra il sistema. E' vero, non è possibile condannare completamente chi agisce in buona fede, ma non si può sorvolare sul fatto che l'attuazione di questo processo è un'azione conscia e deliberata (almeno nelle prime fasi).

Siamo nelle mani di poche persone orribili e disumane che agiscono senza nessun tipo di coscienza. Nella nostra inconsapevolezza autoimposta diventiamo veri e propri complici di questi loschi individui e, quindi, colpevoli del medesimo reato. Come è possibile sostenere che l'attuale sistema sia soddisfacente quando i suoi prodotti abominevoli sono sotto gli occhi di tutti? E' proprio nel negare l'evidenza che il bipensiero ha terreno fertile per la sua applicazione.

La nostra colpa più grande è di non voler vedere la realtà dei fatti. Prima di combattere il male esterno è necessario sconfiggere quello che ci portiamo dentro. Solo questo processo catartico e purificante è in grado di fornirci la chiara visione necessaria ad agire in modo retto.

"Non odiare il tuo nemico ma ciò che, dentro di te, ti rende simile a lui".

ErSandro.

giovedì 12 febbraio 2009

Comunicazione di Servizio

Diciannovesima Fiera delle Verità

Io ci sarò. Può essere un buon modo per conoscersi, imparare qualcosa, porre domande e fare quattro chiacchiere.

Vi aspetto numerosi.

ErSandro.