Istruzioni per l'uso

Un buon modo per farsi un'idea dell'argomento trattato in questo blog è visionare il documentario "La Moneta come Debito". Per chi volesse approfondire ho stilato una breve lista di fonti sugli argomenti signoraggio/sovranità monetaria. La potete trovare nel post "Bibliografia Essenziale". L'elenco è in costante aggiornamento.

I commenti non sono moderati, siete liberi di esprimervi nel modo che ritenete più opportuno. Ognuno è responsabile del suo pensiero, io rispondo solo delle parole scritte di mio pugno.

Benvenuti,
(ersandro@gmail.com)

Prima di esprimere qualunque dubbio o giudizio vi consiglio di leggere i seguenti post. Potreste trovare le risposte alle vostre domande.

F.a.q.-Parte Prima (Le banche commerciali emettono moneta?)
F.a.q.-Parte Seconda (Da dove prende valore la moneta?)
F.a.q.-Parte Terza (Esiste una soluzione?)

lunedì 6 aprile 2009

Un Cerchio Perfetto

Il denaro non è la ricchezza.

Un'affermazione lapidaria ma alquanto veritiera che mette a nudo una realtà su cui molti di noi si sono soffermati a riflettere, ahimè, in modo spesso fin troppo superficiale. I ragionamenti migliori sono quelli che costringono a farsi delle domande, a fare quindi chiarezza, prima che fuori, dentro di noi. Quanto affermato nell'apertura di questo post richiede di porsi un quesito sulla natura stessa del concetto di ricchezza.

Credo di poter parlare senza timore di smentita quando dico che la ricchezza risiede nell'utilità dei beni e dei servizi di cui si ha disponibilità e non nel denaro che ha permesso di acquistarli. Il denaro altro non è che un mezzo per acquisire la ricchezza, un suo simbolo legalmente riconosciuto che permette di avervi accesso.

Già in passato avevo avuto modo di sottolineare che troppo spesso la gente confonde il simbolo con la sostanza. In ambito religioso tale fenomeno appare evidente in modo lampante quando prendiamo in considerazione tutte quelle persone che ritengono di adempiere ai dettami di una vita religiosa (sostanza) limitandosi a presenziare alle funzioni ecclesiastiche e dicendo ogni tanto qualche preghiera (simbolo). Il denaro non è ricchezza come la chiesa non è religione.

Quando una banca emette denaro tramite il credito essa non crea nuova ricchezza. Quello che avviene è una redistribuzione dei mezzi che permettono di accedervi. Il concetto di redistribuzione implica che un aumento delle possibilità di un soggetto può avvenire solo a fronte della diminuzione di quelle di un altro. Nella pratica quando la banca acquisisce un credito c'è qualcuno che sta contraendo un debito. Si chiama partita doppia, ad ogni voce con segno meno ne deve corrispondere una con segno più. Quanto detto è vero in un gioco a somma zero, come sarebbe il sistema bancario senza l'applicazione di un tasso di interesse. La situazione è in realtà peggiore considerato che nella pratica, in quanto società, ci ritroviamo ad avere un saldo negativo dato che ad ogni nuovo credito corrisponde un debito dal valore più alto. 

L'aspetto perverso è riscontrabile nel fatto che alla banca non costa nulla segnare una passività. Se io presto del denaro a qualcuno vuol dire che l'ho in qualche modo guadagnato, l'operazione mi "costa" effettivamente qualcosa in termini di ricchezza reale (la fatica, il lavoro e l'impegno che mi sono serviti ad accumulare moneta). La banca, invece, ottiene il simbolo senza avere impegnato la sostanza, scrivere una negatività a bilancio non le "costa" nulla.

Mano a mano che nuovo denaro viene creato le possibilità da parte dei comuni cittadini di accedere alle ricchezze reali diminuiscono ed i debiti crescono con un ritmo maggiore rispetto al denaro necessario per coprirli.

Come in una lotteria si tratta di un gioco a perdere. Tutti paghiamo una quota per far sì che uno vinca. Il denaro messo come posta viene ridistribuito dai tanti al singolo, ma non completamente. Una parte viene trattenuta da chi ha organizzato l'evento e possiamo quindi dire che dopo l'estrazione del vincitore la collettività dei giocatori è nel complesso più povera. La differenza col sistema bancario è presto detta: mentre nella lotteria dopo la giocata il banco chiude e non chiede nient'altro ai partecipanti, nella banca gli interessi si auto alimentano facendo sì che l'insolvenza si cronicizzi.

Gli individui creano ricchezza con il lavoro. La banca, tramite l'emissione di denaro, crea il simbolo che la rappresenta ridistribuendolo a suo favore. L'applicazione di un interesse fa sì che che il valore della ricchezza creata non sia sufficiente a coprire il valore del debito quantificato in simboli (moneta). E' necessario produrre altra ricchezza, ed il ciclo riprende.

Più che un cerchio pare una spirale, un circolo vizioso da cui è impossibile affrancarsi finché ci si presta al gioco. Ogni giro è peggiore del precedente ed il raggiungimento di un limite fisico di sopportazione è solo una questione di tempo. 

Regolamentare i mercati, omologare le valute e ridisegnare l'impianto finanziario sono interventi che, da soli, non hanno la forza per risolvere i problemi di un mercato mosso e dominato dall'esistenza di un concetto perverso di ricchezza e di denaro. L'unica possibilità di scampo è emanciparsi dal debito, il grande cancro sociale che ci tiene legati allo strozzino.

Alessandro Bono.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

bello davvero questo articolo.Adesso me lo stampo e poi lo faccio leggere ai miei amici.

ErSandro ha detto...

Grazie, l'apprezzamento fa sempre piacere.

A presto,
Alessandro.

coldrept23 ha detto...

Una banca ha chiesto ad un terremotato dell'abruzzo se poteva continuare a pagare il mutuo anche se la sua casa era stata completamente demolita dal sisma.

Non è facile emanciparsi dal sisema debito, ma temo che un giorno i banchieri si intrufoleranno ancora di più nelle nostre vite e ci costringeranno con le cattive ad alimentare il loro gioco perverso.

ErSandro ha detto...

Hai ragione, non è facile.

Anche il discorso sull'ingerenza del banchiere è più che corretto.

Se prima si sistemava nella camera degli ospiti con mutui sulla casa per il 20/30% del valore dell'immobile, oggi si è piazzato in salone e ci ha relegati nello sgabuzzino grazie al necessità per il comune cittadino di chiedere mutui che coprano il 70/100% (a volte anche di più) della spesa.

Praticamente casa nostra non è nostra.

Alessandro

Anonimo ha detto...

Dall'estate 2008 cerco quotidianamente di
informarmi sul signoraggio. Sono a conoscenza della teoria del valore
indotto della moneta di Giacinto Auriti, delle proposte
relative al reddito di cittadinanza e alla proprietà popolare
della moneta, sono a conoscenza delle proposte di Nicolò Bellia relative
alla moneta elettronica, alla tassazione monetaria
e anche qui al reddito di cittadinanza, delle proposte di Domenico
De Simome.
Regolarmente seguo vari blog e canali youtube
che trattano questi argomenti.

Dopo mesi di ricerca ho trovato anche i tuoi video
e questo sito. Sono sincero nel dire che i tuoi contributi
sono molto preziosi.

In questo post hai parlato del denaro,
e della confusione che si fa tra simbolo e
sostanza. Mi è subito venuta in mente una lettura fatta poche
settimane fa. E' capitato che, stanco di leggere solo di argomenti
di economia monetaria, avevo deciso di cambiare lettura e riprendere
un vecchio libro(*), uno di quei libri comprati con interesse ma poi
letto con fretta quà e là.

Controllo l'indice e mi accorgo subito che un intero paragrafo
è dedicato alla moneta descritta nei vangeli.
Volevo cambiare lettura e invece niente.
Incuriosito, non ho potuto fare a meno
di leggere. Quello che riporto è ciò che ho letto
a proposito della confusione tra simbolo e sostanza.


San Matteo fu strappato a un banco di cambiavalute.
...
Era abituato a meditare sull'oro e sull'argento che scambiano
tutti i beni, come (diceva Eraclito) il fuoco scambia tutte le cose.
...
Un banchiere sa che il valore aureo o argento non è il metallo ben
saggiato e soppesato; ... Il metallo materiale non è che l'apparenza,
il simbolo del valore.
...
Il valore era non il metallo, ma il nome o titolo: questo il fuoco
che tutto poteva scambiare e trasformare, da non confondere con i suoi
simulacri tangibili di cui è l'anima nascosta. Non si confonda il fuoco
con le sue esche, per carità.


Il paragrafo prosegue con una descrizione di alcune allegorie
(tra queste ... l'oca dalle penne d'oro), che
pur con diverse varianti, hanno una matrice comune. E a proposito
di tali allegorie si legge:

Allegorie abbastanza trasparenti della banca,
che vive nella misura in cui non ci si affolli a ritirare i depositi.
Non si creda che la banca abbia, sia, il valore: essa lo produce
pretendendo di averlo. Vive di fede. Guai a toccar i soldi della banca,
del tempio.
...
A un Matteo non suonò oscura né semplice l'arguzia del Cristo:
guardare chi sia impresso sulla moneta, qual dio o divo Cesare,
restituirgliela. E' sua.
...
Chi emette moneta, soltanto commisurandola in proporzione
inferiore al bisogno la rende preziosa.
...
Riconsegnare a Cesare il suo idolo metallico(**) era distruggere la
fede in lui, paralizzarne la magia monetaria.
...
Restituire a Cesare la moneta, perché è sua. E' un gesto sacramentale
che disfa il sortilegio, dichiara solennemente che la moneta è di chi
la conia, è sempre e soltanto un suo atto di forza. Misurandola in meno
del bisogno, costui ne ha creato il valore dal niente.

Poi l'autore parla di Nicola Oresme, del
"Tractatus de origine Jure mutationibus monetarum".
Non ne parla bene; appena approfondisco scrivo qualcosa in merito.
Saluti.


Roberto



(*) - "Le meraviglie della natura" di Elémire Zolla.

(**) - Denaro d'argento che recava l'immagine dell'imperatore.

ErSandro ha detto...

Roberto, grazie per le tue citazioni decisamente calzanti. Le ho trovate molto interessanti e credo proprio che mi procurerò il libro di Zolla.

Quante cose da leggere e quanto poco tempo...

Un saluto e a presto,
Alessandro

Alessandro Pivetti ha detto...

Nel 1969 ci fu una causa nel tribunale del Minnesota...
http://peppecarpentieri.wordpress.com/2009/02/27/svegliamoci-leconomia-e-solo-uninvenzione/

Anonimo ha detto...

Ricordo di aver letto (ma ora non
mi viene in mente la fonte ...
forse dal libro "Giustizia sociale" di Giacomo Barnes ... ma non ne sono sicuro) che era ritenuto importante (al fine di portare avanti la truffa) che ad una o più persone, tra quelle
che avevano richiesto un mutuo ad una banca e che non erano state in grado di ripagarlo, venisse tolta la casa: la casa che era stata portata come garanzia del prestito.
La paura di perdere la casa o un terreno, in caso di mancato pagamento doveva
diventare una convenzione sociale.
Tale fatto, appoggiato dalla legge avrà avuto come scopo anche quello di convincere della parità dello scambio tra prestito bancario e casa. Oggi, come siamo messi? Nel richiedere un prestito bancario, tutti hanno paura di mettere a garanzia, un bene reale come la casa. Questa paura è diventata una convenzione sociale? vi sembra?
Pochi sanno che lo scambio non è equo. E tra questi pochi, nessuno protesta insieme alle malcapitate persone che devono addirittura vergognarsi della loro incapacità: generalmente li chiamiamo falliti, persone fallite.
Un saluto
Roberto

Paolo ha detto...

Come ti trovo su Facebook ? Siete in tanti con lo stesso nome .Troviamoci su FB gruppo " cancelliamo il debito pubblico "
Saluti Paolo

ErSandro ha detto...

su facebook cercami con l'indirizzo email (ersandro@gmail.com).

Saluti.