Tutti ne parlano. Esperti (?), politici, giornalisti, vallette, anche l'amico che di norma tratta solo di calcio. Pare che sia uno di quegli argomenti su cui ci si sente in dovere di dire la propria. Non importa che la maggior parte di quelli che sproloquiano sulla crisi non sappiano neanche di cosa stiano parlando. E' come con il debito pubblico: a forza di sentirne parlare al tg molti sono sicuri di aver capito di cosa si tratti e all'occorrenza si trasformano in economisti improvvisati pronti a dare la loro "personale" (le virgolette sono d'obbligo dato che spesso si limitano a ripetere a pappagallo ciò che è stato detto dal santone/politico/giornalista/comico di turno) soluzione al problema.
E' tipico dell'essere umano agire da pecora e fare qualcosa solo perché la si è vista fare agli altri. Ed ecco che per magia il lunedì l'Italia si riempie di provetti allenatori di calcio e di meccanici di formula uno pronti a sputare sentenze su questioni di cui, realmente, non capiscono nulla. E che liti nascono da argomenti così futili! Per difendere opinioni campate in aria, in certe occasioni, si arriva quasi alle mani.
Purtroppo l'economia non è il derby e la questione, di conseguenza, diventa decisamente più delicata. Prima di parlare bisognerebbe ponderare attentamente il proprio livello di comprensione del problema.
La domanda che a questo punto sorge spontanea è: cos'è, dunque, la crisi?
In economia, si sa, regolarmente dei settori vanno in crisi. Abbiamo sentito parlare della crisi dell'automobile, della crisi dell'industria siderurgica, della crisi dei trasporti pubblici e chi più ne ha più ne metta. Ogni volta queste espressioni indicano il fatto che in determinati settori del mercato non girano soldi a sufficienza. Questo comporta fallimenti, chiusure ed acquisizioni. Non è niente di scandaloso, in fondo nulla dura per sempre e a causare tali crisi possono contribuire molti fattori. Pensiamo, per esempio, all'inserimento nel sistema di un'innovazione tecnologica che rende obsoleto un prodotto od un servizio regolarmente in vendita. Il nuovo settore drenerà risorse dal vecchio mandandolo, per l'appunto, in crisi.
Possiamo dunque desumere dal ragionamento due semplici equazioni:
1) Segmento del mercato in cui girano soldi = Settore in salute
2) Segmento del mercato in cui non girano più soldi a sufficienza = Settore in crisi
Oggi sentiamo parlare di una crisi diffusa e globale quindi possiamo dire che è l'intero sistema a non avere abbastanza soldi. Ma come è possibile ciò? Come può il sistema essere insufficiente rispetto a se stesso? Chi sta drenando le sue risorse?
Rispondere a queste domande è possibile solo se consideriamo che il denaro viene creato tramite il debito. La quantità di circolante è, infatti, sistematicamente insufficiente a ripagare i debiti presenti nel mercato. Chi di voi si è documentato sulla questione signoraggio già saprà che nel malaugurato caso in cui tutti decidessero di pagare i loro debiti non rimarrebbe più nessuna banconota in circolazione e, nonostante ciò, resterebbero da saldare gli interessi. Si tratta del concetto di "anemia monetaria" di cui spesso parla il prof. Auriti.
Ecco perché il mondo, in realtà, preso nel suo complesso è sempre in crisi. Questa rappresenta, in effetti, lo stato naturale del mercato. In alcuni momenti si fa sentire di più per il semplice motivo che i rubinetti del credito, ciclicamente, vengono chiusi da chi ha il potere di farlo. Possiamo quindi estrapolare una terza equazione:
3) Crisi economica globale = Crisi del credito
La crisi di cui sentiamo parlare in tv e sui giornali non è altro che una parte del processo, nello specifico quella in cui chi detiene i crediti si rifà su coloro che hanno acquisito debiti. Visto che non esiste altro modo di avere denaro se non attraverso l'indebitamento ecco che possiamo vedere la chiusura del cerchio.
Cosa fanno i politici per risolvere il problema? E soprattutto, cosa possono fare? Prima di esprimere giudizi sul loro operato dobbiamo realizzare che hanno le mani legate. Gli unici strumenti su cui possono fare affidamento, infatti, sono quelli che ricorrono ad un ulteriore indebitamento, non importa se privato o pubblico. Anzi, possiamo notare che, in un curioso gioco speculare, chi ha un alto debito pubblico affronta la crisi incentivando l'indebitamento dei privati (vedi l'Italia e le campagne per l'utilizzo delle carte di credito/debito) e chi si trova nella situazione opposta (tipo l'Inghilterra) cerca di superare la congiuntura negativa con le iniezioni di liquidità e l'acquisizione delle banche da parte dello Stato e cioè con l'emissione di nuovi titoli di debito.
Ovviamente non si tratta di vere soluzioni ma solo di un tentativo di spalmare il problema sui soggetti che ne sono meno colpiti per renderlo più sopportabile. Unico risultato? Aumento del debito totale.
Finché non verrà proposta una discussione seria sul tema della sovranità monetaria non si potrà fare niente se non perpetrare il modello della crisi. Nessun politico lo farà mai, avrebbe troppo da perdere dato il suo ruolo di cane da guardia dello "status quo". Per avviare il cambiamento bisogna partire dal basso, ma per farlo è necessario comprendere i meccanismi del sistema.
Prima di parlare studiamo, cerchiamo di capire ed in seguito divulghiamo. La vera rivoluzione parte dalla consapevolezza.
ErSandro.